Madonna che Scappa, la corsa simbolo che racconta la Pasqua a Sulmona
Il giorno di Pasqua la città di Sulmona trattiene il respiro per assistere all’emozionante e tradizionale corsa della Madonna che Scappa
A Sulmona c’è un evento che racconta sacralità, tradizione e partecipazione: la Madonna che Scappa. Un appuntamento che, ogni anno, richiama migliaia di cittadini e turisti e trasforma la città in uno dei luoghi più suggestivi della tradizione pasquale abruzzese
Il teatro della manifestazione della Madonna che Scappa è Piazza Garibaldi, che la mattina di Pasqua si riempie in ogni angolo: balconi, terrazze, finestre e scalinate diventano punti di osservazione privilegiati. L’unico spazio lasciato libero è quello destinato alla corsa della Madonna.
A curare l’intera rappresentazione è la Confraternita di Santa Maria di Loreto, i cui membri, riconoscibili dalla mazzetta verde su camice bianco, custodiscono e tramandano una tradizione secolare. Il rito si inserisce nel più ampio ciclo pasquale cittadino, che prende avvio il Giovedì Santo e prosegue il Venerdì con la Processione del Cristo Morto, organizzata dall’Arciconfraternita della Santissima Trinità.
Il momento centrale prende forma a partire dalla Chiesa di San Filippo, dove la statua della Vergine, vestita a lutto, è custodita nel raccoglimento. In piazza giungono le statue di San Giovanni e San Pietro, con il compito di annunciare la Resurrezione. Secondo la tradizione, sono necessari tre tentativi: i primi due falliscono, mentre al terzo, ancora affidato a San Giovanni, il portone si apre. La Madonna esce e attraversa la piazza con passo lento, ancora segnata dal dolore per la perdita del figlio. Solo quando giunge all’altezza del Fontanone e scorge il Cristo risorto sotto gli archi dell’Acquedotto Svevo, la scena cambia improvvisamente: la Vergine inizia la corsa verso Gesù. In quell’istante il manto nero cade, lasciando spazio all’abito verde; il fazzoletto diventa una rosa e dodici colombe bianche si alzano in volo. La corsa, attentamente controllata dai portatori, per il 2026 Augusto Bevilacqua, Salvatore Vanore, Giampaolo Luongo e Guido Cirstensiense, guidati da Andrea Rapone, è anche un momento carico di significati simbolici.
La tradizione popolare vuole che un percorso senza imprevisti sia di buon auspicio per l’anno nuovo. Allo stesso modo, il volo alto delle colombe, che negli ultimi e la perfetta caduta del velo della Madonna sono considerati segnali favorevoli. Per l’edizione 2026, tuttavia, il rito si svolgerà senza i tradizionali mortaretti : la Questura dell’Aquila non ne ha autorizzato l’utilizzo per motivi di sicurezza.







