L’Aquila 1927, genesi di una stagione deludente
L’Aquila 1927, investimenti e aspettative tradite: dove si è inceppato il progetto. Dopo l’ennesimo ko, gli allenamenti all’alba. Come ripartire?
L’Aquila 1927, la storia di una stagione deludente
L’AQUILA 1927 – Ha fatto il giro del web la decisione del club rossoblù di imporre allenamenti all’alba ai propri giocatori. Un modo per risvegliare dal torpore degli ultimi mesi menti e membra di chi in campo sembra dimenticare di rappresentare una città. Ma è solo l’ultimo atto di una stagione che si spera finisca il prima possibile e di una crisi tecnica che non nasce per caso, né può essere liquidata come una semplice flessione di rendimento. È il risultato di un percorso ben preciso, iniziato con aspettative alte e culminato in una profonda delusione sportiva.

𝐃𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐚𝐧𝐜𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐚
Per comprendere il presente bisogna tornare ad inizio 2025. Dopo due stagioni consecutive concluse al secondo posto, risultati che avevano consolidato una base solida, ma allo stesso tempo alimentato le aspirazioni della piazza, la richiesta dell’ambiente era chiara: delegare la parte sportiva per ambire e fare l’ultimo passo verso il salto di categoria.
È in questo contesto che, a gennaio 2025, entra in scena la Baiocco Holding, il cui ingresso in società viene accolto con entusiasmo dalla piazza. A fronte di un impegno economico importante, il nuovo socio rossoblù reclama la gestione della parte sportiva, che di fatto viene completamente affidata, con tanto di patti parasociali, proprio alla componente composta dal presidente Baiocco e dal vice Selvaggio.
Una scelta che, almeno sulla carta, rispondeva perfettamente alle richieste della piazza: separare la gestione societaria da quella tecnica, affidando quest’ultima a un soggetto ritenuto solido e strutturato.
L’Aquila 1927, l𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐞: 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐚
La nuova governance sportiva si traduce subito in decisioni operative. Vengono nominati un direttore sportivo, Rossini, e un allenatore, Pochesci, ai quali viene affidato il budget più alto degli ultimi anni e demandata la costruzione dell’organico. Una scelta netta e di fiducia nelle competenze della nuova area tecnica che, da quel momento, assume ogni decisione legata alla rosa – dagli acquisti alle cessioni, fino alla definizione dell’identità tattica. Ed è qui che si colloca il punto cruciale dell’intera vicenda.
𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐨𝐬𝐚: 𝐨𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐞𝐯𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚.
Nel calcio, niente di nuovo, i risultati sono quasi sempre lo specchio della qualità della rosa. Ed è proprio su questo terreno che emergono le criticità più evidenti. A fronte di investimenti importanti, la squadra costruita non si è rivelata all’altezza delle aspettative, tra mancati rinnovi e scelte poco funzionali. Giusto per citarne qualcuno, il curioso caso Alessandretti – Tomas, il mancato rinnovo di Del Pinto e un duo di centrocampo monopasso. Insomma, a brillare sarà solo la coppia d’attacco composta da Sparacello e Di Renzo (questa sì, azzeccata!), a fronte di limiti strutturali emersi fin da subito, trasformando una stagione che doveva essere di consolidamento e rilancio in un percorso accidentato. A tutto ciò si aggiungano la decisione di lasciare allo stesso ds il mercato di dicembre trasformandolo, di fatto, in un mercato di indebolimento e il terzo, inutile cambio di allenatore.
𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐞 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀
Insomma, oggi la delusione della piazza è palpabile. Ma, per quanto comprensibile, va letta con lucidità: i risultati negativi sono figli di scelte tecniche sbagliate. È palese ed evidente a tutti, così come è quasi superfluo stare a sottolinearlo ogni domenica col rischio di creare un ambiente malsano da cui bisognerà invece ripartire. In questi casi il pericolo è proprio quello di gettare il bambino con l’acqua sporca, quando invece va tutelato quanto di buono costruito negli anni.
𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐧𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨
Per certi versi la crisi tecnica attuale rappresenta un bivio. Da un lato risulta evidente la necessità di correggere gli errori commessi, intervenendo in maniera mirata sulla struttura tecnica. Dall’altro, emerge un interrogativo più profondo: il modello di gestione adottato con la suddivisione di parte amministrativa e parte sportiva è davvero quello giusto per le ambizioni del club? Le risposte arriveranno nei prossimi mesi, ma una cosa appare già evidente: senza una revisione lucida e coraggiosa delle scelte fatte, il rischio è quello di trasformare una stagione deludente in un problema strutturale più ampio e futuro. È forse necessario tornare a condividire la gestione del club nella sua interezza, parte sportiva compresa?





