Domenico e Maria Paola Parisse vittime del 6 aprile, il tempo non cancella il dolore
17 anni dopo il terremoto dell’Aquila, Giustino continua a ricordare i figli Domenico e Maria Paola Parisse, due giovani vite spezzate nella notte del 6 aprile, custodendo con amore il loro ricordo ogni giorno, intrecciando memoria personale e comunitaria in una storia di dolore, resistenza e rinascita.
Ci sono date che non scorrono via sul calendario. Restano lì, ferme, incise. Il 6 aprile per gli aquilani è una di quelle. Per Giustino Parisse il tempo si è spezzato quella notte del 2009, quando il terremoto ha inghiottito sogni, vite e futuro. Tra le macerie di via dei Calzolai, a Onna, ha perso i suoi figli, Domenico Parisse e Maria Paola Parisse, 18 e 16 anni. Con loro, anche suo padre. Una famiglia colpita al cuore, una comunità cancellata.
“Per l’uomo Giustino Parisse la vita è finita quella notte“, aveva raccontato sentito dal Capoluogo con la voce rotta dalla commozione, come se il tempo fosse ancora fermo a quella notte. Eppure è andato avanti. Lo ha fatto aggrappandosi al lavoro, alla scrittura, a quella che chiama ricostruzione morale, qualcosa che va oltre i cantieri, oltre i mattoni. Una ricostruzione fatta di memoria, identità, radici. 17 anni sono lunghi, una vita quasi. Abbastanza per vedere rialzarsi le case, per contare i cantieri che avanzano, a Onna oggi oltre il 70% è stato completato, ma non abbastanza per colmare il vuoto. Perché ci sono assenze che non trovano spazio nel tempo, specie quando sopravvivi a due figli andati via troppo presto in un modo così tragico. Eppure, anche nelle ore più buie, piccoli segni hanno continuato a parlare di rinascita. Come quella campana recuperata dalle macerie della chiesa e fatta suonare nella tendopoli: un suono fragile, ma ostinato. Un segnale. Il dolore, però, resta. E cambia forma. Diventa quasi senso di colpa per un sorriso, per un attimo di leggerezza. Diventa quotidianità vissuta con chi non c’è più, attraverso i ricordi. Giustino Parisse non ha mai smesso di scrivere, del terremoto, delle sue ferite, delle battaglie per la verità e la giustizia. Ma soprattutto di Domenico e Maria Paola Parisse, i suoi figli. A loro continua a raccontare il mondo, anno dopo anno. I giorni che non hanno vissuto. Le stagioni che non hanno visto. Al cimitero, quei due ragazzi non sono mai soli. Gli amici, i compagni, continuano a lasciare biglietti, pensieri, tracce di un affetto che il tempo non ha consumato.
Onna, quella notte, ha perso 40 persone su poco più di 350 abitanti. Un’intera comunità ferita. Un paese dove ci si conosceva tutti, dove le porte restavano aperte, dove le strade, via dei Calzolai, via dei Martiri, via della Ruetta, erano molto più di semplici nomi: erano storie intrecciate. “È iniziato il 6 aprile, ma non è mai finito“. Da allora, la missione di Parisse è diventata una sola, ricordare. Non solo i suoi figli e suo padre, ma ogni vita spezzata. Perché senza memoria non esiste ricostruzione. Non esiste futuro.
In questi anni la tragedia ha continuato a chiedere il conto. Anche Maria Paola Parisse, la mamma di Giustino, sopravvissuta ma gravemente ferita quella notte, è scomparsa. Ha resistito a lungo, fino a febbraio 2025, sostenuta da una fede incrollabile. Un’altra perdita che si aggiunge a una storia già segnata. Eppure, dentro tutto questo, resta un’immagine: quella di un padre che si stringe alla moglie Dina tra le macerie e che da allora non ha mai smesso di essere padre. Anche senza poter più proteggere, anche senza poter più vedere. “Perché il compito di un genitore è custodire i propri figli. E quando questo non è possibile, resta solo la memoria a fare da rifugio”.
A volte si ferma a immaginare: oggi avrebbero più di 30 anni, forse una famiglia, forse dei figli. “Magari sarei nonno“, dice. Poi il pensiero si interrompe. Perché ci sono vite che restano sospese, ferme in un tempo che non cresce più. Pochi giorni dopo il terremoto, il 14 aprile 2009, scrisse parole che ancora oggi attraversano chi le legge. Un ricordo inciso nella notte, quando tutto è cambiato.

“Onna era bellissima quella sera. La luna illuminava i vicoli, accarezzava le pietre, raccontava silenziosamente secoli di storia. Poi lo scossone. Violento. Definitivo. Le voci spariscono. Gli odori svaniscono. Resta il buio, la polvere, la paura. Un padre corre verso le stanze dei figli. Li chiama. Li cerca. Promette di arrivare. Ma quella notte non perdona. La casa diventa tomba. Il paese scompare. La vita si spezza. All’alba il sole torna, indifferente. Il Gran Sasso resta lì, immobile. La natura continua il suo corso. E tu resti fermo, davanti al vuoto. I nomi iniziano a susseguirsi. Uno dopo l’altro. Amici, vicini, volti di sempre. Una comunità intera che si ritrova unita nel dolore. Quando i suoi figli vengono estratti dalle macerie, non riesce a guardarli. Perché la morte non deve avere un volto. Il volto deve restare quello della vita. Oggi, 17 anni dopo, qualcosa è stato ricostruito. Le case, le strade, le chiese. Ma non esiste ricostruzione capace di restituire davvero ciò che è stato perso. Esiste però la memoria. Quella sì, può resistere. Nelle campane che tornano a suonare. Nei vicoli che lentamente riprendono vita. Nei racconti di chi è rimasto. E nelle parole di un padre che continua, ogni giorno, a parlare ai suoi figli. Perché il 6 aprile ha segnato un inizio. Ma non avrà mai una fine”.
Anche quest’anno Onna si fermerà a ricordare Domenico, Maria e tutte vittime del terremoto. Lunedì 6 aprile alle 17:30 presso Casa Onna ci sarà la presentazione del primo volume “La Storia di Onna dalle origini fino al 1700“, scritto da Giustino Parisse, proiezione del video “Onna, immagini dal passato” di Gabriele De Cata. Saranno presenti: Margherita Nardecchia Marzolo, presidente di Onna Onlus, Vincenzo Angelone, presidente della Proloco, Gianfranco Busilacchio, presidente del Centro anziani, con interventi di Marta Vittorini, direttrice dell’archivio di Stato che dialogherà con l’autore del libro e Gabriele De Cata che ha realizzato tra il 1987, il 2002 nel 2015 le immagini del video









