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Santa Maria Paganica sarà ricostruita, ma resta il tema della memoria del terremoto

Santa Maria Paganica fuori dal dibattito come luogo simbolo del sisma: la ricostruzione è confermata, ma la città cerca ancora un segno del terremoto

Su Santa Maria Paganica il percorso progettuale è già stato definito negli anni, con un iter tecnico e amministrativo concluso e un primo stanziamento di fondi già disponibile, circa 14 milioni di euro su un intervento complessivo stimato in 32 milioni. Un elemento che inquadra la chiesa nel solco delle scelte già adottate per la ricostruzione del patrimonio ecclesiastico. Ma il tema della memoria del terremoto resta sul tavolo.

Il soprintendente Massimo Sericola interviene sulla riflessione proposta da IlCapoluogo.it, chiarendo che l’ipotesi di lasciare l’edificio allo stato attuale non è praticabile, pur riconoscendo la legittimità di un confronto su un luogo che testimoni in modo visibile il sisma del 2009.
Attraverso una provocazione, IlCapoluogo.it ha rilanciato una riflessione sulla memoria del sisma:è necessario un luogo fisico che racconti la distruzione del 2009? Tra le ipotesi, quella di lasciare la chiesa di Santa Maria Paganica allo stato attuale, come “monumento al terremoto” nel cuore della città ricostruita.

Il progetto di ricostruzione della chiesa esiste infatti da tempo ed è stato definito, validato e acquisito nel 2023, al termine di un lungo iter tecnico e amministrativo avviato negli anni successivi al sisma. Sono disponibili anche le prime risorse, circa 14 milioni di euro su un intervento complessivo stimato in 32 milioni. “La partita progettuale è stata già giocata nel senso della ricostruzione – spiega Sericola – ed è una scelta che ha riguardato, di fatto, l’intero patrimonio ecclesiastico”. Una decisione maturata nel tempo, anche a seguito del passaggio dalla ricostruzione privata a quella pubblica degli edifici ecclesiastici, che ha comportato procedure complesse, tavoli tecnici e verifiche progettuali.

Questo non esclude però una riflessione più ampia sul tema della memoria. “Un discorso pubblico sulla possibilità di lasciare una traccia materiale dell’evento sismico è legittimo e può essere promosso – osserva il soprintendente – ma non su Santa Maria Paganica, dove il percorso è ormai definito e si è arrivati alla fase operativa per l’avvio dei lavori”.
La questione sollevata dal Capoluogo resta dunque aperta: come raccontare il terremoto in una città che ha scelto prevalentemente il “com’era e dov’era”, ricostruendo integralmente il patrimonio storico e restituendo continuità urbana e identitaria?

Il tema non è nuovo nel contesto europeo. A Berlino, la Kaiser Wilhelm Gedächtniskirche è stata lasciata in parte distrutta dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, come memoria permanente della guerra. A Coventry, in Inghilterra, la cattedrale distrutta dai bombardamenti è stata mantenuta accanto alla nuova costruzione, diventando simbolo di memoria e ricostruzione insieme. Il Convento do Carmo, a Lisbona, è simbolo della furia distruttrice del terremoto che colpì la città nel 1755.

Per Sericola, la riflessione può svilupparsi anche attraverso altre forme: interventi contemporanei, nuovi spazi urbani, modalità di rifunzionalizzazione che mettano in dialogo memoria e presente, senza rinunciare alla ricostruzione.
Un equilibrio già visibile, ad esempio, proprio di fronte alla chiesa, a Palazzo Ardinghelli, oggi sede del MAXXI, dove un contenitore storico fedelmente ricostruito ospita linguaggi contemporanei.
L’oggetto della discussione, dunque, non è soltanto conservare o ricostruire, ma capire come trasmettere la memoria. Se la città oggi appare “senza ferite”, il rischio è che il terremoto resti invisibile agli occhi di chi la attraversa.
Santa Maria Paganica è off limits, dunque. Ma, considerato il patrimonio ancora da ricostruire, la domanda resta: può esistere un luogo capace di testimoniare in modo permanente ciò che è stato il sisma del 2009?