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Arrestato l’Unabomber abruzzese con 200mila follower

Abruzzese anarchico di 26 anni arrestato a Roma, insegnava ai suoi 200mila follower a realizzare bombe e armi e istigava all’azione

Arrestato anarchico abruzzese dalla Digos dell’Aquila per addestramento al terrorismo e apologia di reato: diffondeva online ai suoi 200mila follower manuali per la costruzione di armi ed esplosivi e istigava alla violenza. Emulava UnaBomber. Indagini della Polizia Postale e monitoraggio del web hanno portato al fermo. Il 26enne è accusato di propaganda estremista con finalità terroristiche.

Un arresto che, secondo gli investigatori, ha permesso di intervenire prima che la minaccia potesse tradursi in azioni concrete. È quanto emerso dalla conferenza stampa della Polizia di Stato, che ha fatto il punto su un’indagine definita “delicata e complessa”, condotta dalla Digos dell’Aquila e dalla Polizia Postale.

Al centro dell’inchiesta un 26enne abruzzese, nato a Giulianova e residente a Tortoreto, arrestato a Roma su mandato del gip dell’Aquila. Il giovane, dichiaratamente appartenente alla corrente anarco-primitivista e di matrice accelerazionista, è accusato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo, anche internazionale, e apologia di reato aggravata.

L’attività investigativa, avviata nel dicembre 2025 e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo dell’Aquila, si è sviluppata principalmente attraverso un intenso monitoraggio del web. Un lavoro reso possibile dalle elevate competenze informatiche del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica, (Cosc) che hanno consentito un’analisi approfondita dei contenuti online fino all’identificazione dell’indagato.

Come evidenziato dal Sostituto Procuratore RobertaD’Avolio, l’indagine ha documentato una progressiva escalation: dalla diffusione di contenuti ideologici anarchici, finalizzati al sabotaggio di infrastrutture e servizi essenziali, fino all’istigazione a commettere delitti e all’apologia di attentati già avvenuti, con espliciti riferimenti alla figura di Theodore Kaczynski, indicato come modello da emulare. Negli ultimi mesi, la pubblicazione, in rapida successione, di manuali dettagliati per la costruzione di armi da fuoco, munizionamento ed esplosivi, anche con l’utilizzo di stampanti 3D. Fino al 18 marzo, quando sarebbero state diffuse istruzioni per la realizzazione di esplosivi, tra cui il C4,  utilizzando materiali facilmente reperibili, come fertilizzanti.

Un’indagine delicata, gestita con grande attenzione dalla Digos e dalla Polizia Postale, un ottimo lavoro”, è stato ribadito nel corso della conferenza, sottolineando la soddisfazione per “essere arrivati prima che si verificassero fatti gravi”, scongiurando così “episodi di gravità inaudita”. Decisivo, in questo senso, l’accertamento della concreta possibilità che l’indagato potesse passare all’azione. Nel corso delle perquisizioni effettuate, come riferito dal questore Roberto Mariani, sono stati trovati “tutti i riscontri alle attività di indagine”. Gli agenti hanno sequestrato armi bianche, una cartuccera con proiettili calibro 12, fertilizzanti compatibili con la produzione di esplosivi e numerosi dispositivi elettronici, ora al vaglio degli investigatori per accertare eventuali collegamenti con altre persone sul web.

Roberto Mariani questura l'aquila

Le indagini restano infatti aperte proprio per verificare possibili contatti o ramificazioni, anche se il soggetto viene descritto come un “lupo solitario”, ovvero non inserito in una struttura organizzata. Un passaggio importante ha riguardato anche il possibile collegamento con i due anarchici morti nel recente crollo al Parco degli Acquedotti, a Roma. Su questo punto, il questore ha chiarito che al momento “non vi sono elementi per stabilire un collegamento”, evidenziando come si tratti di matrici differenti: da un lato l’anarchismo insurrezionalista dei due deceduti, dall’altro l’anarco-primitivismo di matrice accelerazionista dell’arrestato. Le verifiche, comunque, sono ancora in corso. Nel suo intervento, il procuratore  AlbertoSgambati ha posto l’accento sul ruolo del web: “È diventato uno strumento di azione per chi è in mala fede e per chi delinque, con potenzialità enormi”. Un monito rivolto in particolare ai più giovani: “Non è un videogioco. Anche un ‘like’ a questi contenuti può rendere partecipi di fatti molto gravi”.

Il Servizio