A Cabbia di Montereale rivivono memoria e tradizioni pasquali
Taccanelle, pizza dolce e memoria: la Pasqua di Cabbia di Montereale tra ricordi e presente
C’è un filo che non si spezza mai, neanche dopo decenni e chilometri di distanza. A Cabbia di Montereale, nel cuore dell’Alto Aterno, quel filo tiene insieme memoria, radici e tradizioni pasquali che resistono allo spopolamento e al tempo.
Attaccamento al paese e tradizioni pasquali in Alto Aterno, a Cabbia di Montereale. Il paese della tua infanzia fa parte di te, non ti abbandona e, per quanto tu possa avere ricordi più o meno belli di quei tempi, indubbiamente critici per alcuni aspetti, ti accompagna nel corso della vita. È un ricordo struggente dell’infanzia e dell’adolescenza, il motivo dominante, la molla interiore che anima l’attaccamento di tanti cabbiesi al paese nel ripercorre, in uno slancio di memoria, gli antichi sentieri ove siamo nati e vissuti fino intorno agli anni ’70, quando ci fu il grande esodo verso la capitale ed in altre città del Paese. Sono le nostre radici che alimentano quello speciale rapporto, quel cordone ombelicale mai reciso, tra gli appartenenti alla “grande famiglia cabbiese” ed il paese. Esistono tanti compaesani legati quanto e più dello scrivente, in modo indissolubile al paese con le proprie tradizioni, la sua storia, la cultura sempre in prima linea in difesa dell’amato borgo montano che ci ha dato i natali.
Noi non ci rassegniamo alla fredda realtà attuale fatta di solitudine e spopolamento, ma ci impegniamo a curare il paese ed i suoi più incantevoli luoghi di ritrovo per renderlo vivo nelle tante festose circostanze. Al contempo non rinunciamo ad una non dico rinascita, poiché sarebbe azzardato non essendoci opportunità di lavoro, ma una più semplice ripresa.
Al momento, questo obiettivo potrebbe apparire arduo, ma grazie ad un nutrito gruppo di giovani, particolarmente legato alla materna terra, che si sta adoperando in tante attività a suo beneficio, si spera in un domani migliore. Intanto nel silenzio degli ultimi weekend primaverili, prima delle recenti nevicate, si stanno ripulendo le vie d’accesso al paese, sono in programma delle altre attività e siamo già pronti per la giornata ecologica dell’11 aprile 2026, in collaborazione con l’amministrazione comunale, l’Asm e tutte le altre Associazioni del territorio.
In questo contesto di attaccamento al territorio mi piace ricordare le tradizioni pasquali che gli hanno dato vita negli anni che furono ed ora praticamente scomparse. La sera del giovedì santo venivano legate le campane in segno di lutto per la morte del Cristo e a sostituire il suono eravamo noi bambini di allora. Facevamo un giro per le vie del paese con degli strumenti dell’antica civiltà contadina: le taccanelle ed il batocchio. Le prime erano tre tavolette di legno legate tra loro con un pezzo di spago che, agitate, emettevano un suono particolare ed il secondo era un legno con un manico su cui era applicato un ferro che ad ogni movimento emetteva un suono speciale. I bambini cantavano dei ritornelli ed era allegria generale.
Altra tradizione, questa volta di carattere alimentare, era la “pizza dolce”, realizzata nelle misere case di allora con ingredienti assolutamente biologici e portata a cuocere nell’unico forno esistente in paese. Essa, insieme alle uova sode, benedette nel corso della funzione serale del sabato santo, serviva per la colazione di Pasqua, unitamente ad altri alimenti di produzione propria quali salami e formaggi. Il suono festoso delle campane annunciava, la domenica mattina, la Resurrezione di Gesù. A seguire la funzione religiosa di Pasqua, quindi tutti a pranzo nelle proprie case dove le nostre mamme avevano preparato un pasto frugale in cui non mancava un solo uovo di Pasqua per tutti i bambini del nucleo familiare. Eppure, in questo clima di ristrettezze economiche non mancavano i grandi sentimenti di umanità, altruismo e solidarietà che hanno fatto grande il mio montano borgo.
La mia gente, nel proprio operare per il bene della Comunità ha insiti in sé, in primo piano, questi valori che non vengono mai trascurati. Essi ci hanno spinti, nella buona e nella cattiva sorte, a gettare il cuore oltre l’ostacolo, consentendoci di vincere delle sfide che rappresentano la matrice identitaria di ogni cabbiese e che all’inizio sembravano impossibili.
Carissimi auguri di buona Pasqua e Pasquetta a tutti; in particolar modo a coloro che versano in condizioni di difficoltà a causa di problemi di salute.


