Processione del Venerdì Santo a Sulmona, lo struscio e il Miserere nel Corteo del Cristo Morto
A Sulmona la Processione del Venerdì Santo si vive tra lo “struscio” e il canto del Miserere: uno degli eventi più suggestivi d’Abruzzo
Durante la Processione del Venerdì Santo, Sulmona si lascia trasportare dal lento incedere del tradizionale “struscio” accompagnato dalle note del Miserere. Storia e curiosità sullo storico rito pasquale che culmina con la Madonna che Scappa, simbolo di fede e identità cittadina
Sulmona vive il periodo di Pasqua attraverso riti che scandiscono il calendario della settimana santa e gesti tramandati nel tempo. In questo periodo dell’anno la città si trasforma in un racconto di tradizione, fede e memoria. Al centro del racconto c’è la Processione del Venerdì Santo, tra le più suggestive d’Abruzzo. A guidare i preparativi sono i Confratelli dell’Arciconfraternita della SS. Trinità, custodi di una tradizione che si rinnova ogni anno dal 1827. Il loro segno distintivo è il cosiddetto “struscio“: un passo lento e oscillante che imprime il suo ritmo toccando i san pietrini del centro storico.
Il corteo si muove dalla Chiesa della Trinità, che riapre per l’occasione. Ad uscire per primo è il Tronco, una croce settecentesca rivestita in velluto rosso e impreziosita da decorazioni in argento. Dietro, i fanali portati dai confratelli, seguiti dalla crocetta e dai bambini con i simboli della Passione di Cristo. Subito dopo il coro, composto da oltre 120 cantori, intona il Miserere (cuore pulsante della manifestazione). Le voci si alzano con l’accompagnamento della banda. La curiosità è che le esecuzioni mantengono un’alternanza ben precisa: con le composizioni di Barcone negli anni pari e quelle di Scotti negli anni dispari.
Il momento più intenso, soprattutto per chi segue la processione da spettatore, è il passaggio del Cristo morto, adagiato su un catafalco e adornato da 33 garofani rossi. Subito dopo, a chiudere il corteo, si può osservare l’Addolorata, vestita di nero. Al rientro, i confratelli si dispongono silenziosamente ai lati del portale con i fanali, mentre le statue tornano in Chiesa. Prima che le porte si chiudano dietro l’Addolorata, la statua si volta per l’ultima volta verso la folla.

L’atmosfera si era già delineata nei giorni precedenti, con il tradizionale concerto del Miserere nella Cattedrale di San Panfilo: prima gli ottoni della Cappella Pamphiliana, poi il coro trinitario diretto dal maestro Alessandro Sabatini, che ha riproposto i brani destinati ad accompagnare la processione. Questo evento, per i sulmonesi, è considerato l’apertura della settimana santa.
I giorni scorrono tra prove, allestimenti e preparativi, fino al culmine: perché a Sulmona la Pasqua trova il suo momento più atteso la domenica, con la Madonna che Scappa. Piazza Garibaldi si riempie di cittadini e turisti per assistere ad un momento di grande emozione. la statua della Vergine, addolorata dal lutto, che corre incontro al suo figlio risorto. L’attenzione, però, è concentrata su un grande dettaglio: il velo nero. Se cade lasciando apparire il verde della veste, allora l’anno sarà propizio.
Viaggiando per qualche chilometro e tornando al Venerdì Santo, anche L’Aquila vive la sua tradizione, celebrando il 70esimo anniversario della Processione del Venerdì Santo, raccontata e illustrata ampiamente dal Capoluogo d’Abruzzo grazie agli approfondimenti della giornalista Loredana Lombardo.
Quest’anno il corteo assume un grande valore grazie anche al restauro del Cristo Morto realizzato nel 1954 da Remo Brindisi, restituito alla comunità dopo un intervento atteso. Come già raccontato, si tratta del primo restauro affrontato dalla statua in oltre settant’anni. L’opera è stata affidata all’Accademia di Belle Arti dai Cavalieri del Venerdì Santo, l’associazione laica che dal 2000 cura l’organizzazione della processione e la manutenzione dei simulacri, formalmente appartenenti ai frati della basilica di San Bernardino.
La scultura nasce da un dialogo creativo che unisce Milano e L’Aquila. Remo Brindisi, all’epoca residente nel capoluogo lombardo, elaborava i bozzetti seguendo le indicazioni di Salvatore Roccioletti, ideatore della processione. Nel capoluogo abruzzese, invece, il progetto prendeva forma concreta grazie al lavoro artigianale della famiglia Cicchitti e, in particolare, di Fedele Brindisi, padre dell’artista, che nel laboratorio di Palazzo Farinosi Branconi trasformava tavole di pioppo in un’opera di forte impatto emotivo.
(Foto Informazioni Turistiche -IAT Sulmona)










