Logo
Progettava strage a scuola, 17enne interrogato: Non l’avrei mai fatto

Ipotesi strage a scuola, “Solo curiosità”, dice il ragazzo: ma nelle chat parlava di strage e suicidio. I legali chiedono i domiciliari

Progettava una strage a scuola, interrogato nell’Istituto minorile di Firenze, il 17enne arrestato per terrorismo. “Non lo avrei mai fatto”.

Il minore è indiziato dei reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Secondo gli inquirenti il ragazzo stava progettando una strage a scuola, ispirandosi alla Columbine High School avvenuta nel 1999. Oggi il 17enne è stato ascoltato in videoconferenza dall’istituto di Firenze in cui si trova in custodia cautelare con l’accusa di terrorismo. La sua tesi difensiva è che non c’era una reale intenzione di compiere attentati: una tesi che spiega la partecipazione alle chat suprematiste come “semplice curiosità” di un adolescente.
Ad arrivare a lui sono state le indagini del Ros, raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, in collaborazione con i Comandi provinciali dei carabinieri che hanno eseguito, oltre all’arresto del 17enne, anche perquisizioni in Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Dalle indagini è inoltre emerso che il minore avrebbe fatto seguire il proprio suicidio alla strage nella scuola.

Gli avvocati difensori del giovane hanno chiesto la revoca delle misura cautelare, chiedendo i domiciliari: tra cinque giorni si attende una risposta. “Non ha mai avuto intenzione di fare nulla di male o di grave – dice l’avvocato Angelo Pettinella, che assiste il 17enne -. È un ragazzo che non ha nessun intento xenofobo, nessuna volontà suprematista, proprio per lo stile di vita che conduce: va a scuola con un ottimo profitto, ha una buona rete di amicizie. Si è ritrovato in questo mondo virtuale quando era poco più che bambino e non ha avuto il coraggio di uscirne,a causa di condizionamenti e minacce, più o meno velate, che lo hanno intimorito”.
Il legale sottolinea di aver trovato “un ragazzo molto maturo per l’età che ha e anche determinato. Vive una situazione che
non vorrebbe vivere, si trova recluso in modo a suo avvisoimmotivato, perché tutto nasce da un equivoco o da una
ricostruzione non corretta dei fatti – aggiunge -. Quindi, ovviamente, sotto quell’aspetto vive una sofferenza, ma l’hovisto comunque determinato a chiarire l’accaduto e ad affermarela sua posizione”.

L’inchiesta

L’inchiesta, coordinata dalla Procura per i minorenni dell’Aquila, ha ricostruito un quadro ritenuto dagli investigatori particolarmente preoccupante. Il ragazzo avrebbe raccolto e condiviso materiale estremamente sensibile, tra cui documenti e guide su come realizzare armi e ordigni artigianali. Nei dispositivi sequestrati sarebbero stati trovati anche file con indicazioni su sostanze pericolose e istruzioni legate a possibili azioni di sabotaggio.
Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato ricerche su tecniche di costruzione di armi, anche attraverso stampanti 3D, e sull’utilizzo di composti esplosivi ad alto rischio, già comparsi in gravi attentati degli ultimi anni.

Un ruolo centrale nell’indagine lo hanno avuto le conversazioni online. In alcune chat, già nel 2024, quando aveva 15 anni, il giovane avrebbe fatto esplicito riferimento alla volontà di replicare una strage in ambito scolastico, arrivando a ipotizzare anche il suicidio successivo all’azione.Frasi che, per gli inquirenti, delineano un percorso di radicalizzazione progressiva.

Sempre secondo quanto emerso, il 17enne avrebbe gestito un canale su piattaforme di messaggistica in cui circolavano contenuti di propaganda estremista,documenti di matrice neonazista e materiale legato alla violenza armata. Nei suoi dispositivi sarebbero stati trovati anche file illegali, ora al vaglio degli investigatori.
Le indagini hanno poi fatto luce su contatti con ambienti virtuali riconducibili all’estremismo suprematista internazionale, nei quali vengono esaltati autori di stragi e attentati, trasformati in modelli da imitare. In questo contesto sarebbe maturata, secondo l’accusa, l’idea di un possibile attacco.

Parallelamente sono state eseguite sette perquisizioni nei confronti di altri minorenni, residenti in diverse province italiane, ritenuti inseriti nello stesso circuito online. Un ambiente digitale chiuso e transnazionale, caratterizzato dalla diffusione di contenuti radicali e da una forte esposizione a messaggi violenti e ideologici. L’attività investigativa, avviata nei mesi scorsi e sviluppata anche grazie a precedenti operazioni antiterrorismo, resta ora aperta per chiarire ulteriormente il livello di coinvolgimento dei soggetti emersi e la reale capacità operativa del gruppo.