La Chiesa di Santa Maria Paganica resti il monumento della furia del sisma
Lasciamo la chiesa di Santa Maria Paganica, le sue macerie, a testimonianza della furia della distruzione del terremoto.
A 17 anni dal sisma del 2009 L’Aquila è tornata a splendere, ma manca un ‘monumento’ del terremoto che dia la misura della furia che ha travolto la città. Lasciamo la chiesa di Santa Maria Paganica come testimonianza del sisma che ha distrutto L’Aquila.
L’Aquila è rinata, stupenda nel suo contrasto di meravigliose strutture antiche completamente rinnovate.
Del terremoto non resta traccia evidente, però, se non le cicatrici nei cuori degli aquilani.
Nel centro della Capitale Italiana della Cultura 2026 si susseguono turisti e scolaresche in gita, come mai prima, noi aquilani siamo orgogliosi di mostrare la nostra città nel suo ritrovato splendore, ma in quegli occhi dei turisti, oggi, non ci sono più le immagini del dramma che L’Aquila ha vissuto.
Non c’è la polvere bianca, né l’odore acre, o le macerie. Non c’è il terrore, la paura o lo smarrimento. Non c’è traccia della distruzione.
Quanti turisti si rendono conto di quello che quei pochi secondi ci hanno portato via?
Secondo noi dopo il monumento per le vittime del sisma c’è la necessità di un ‘monumento’ al terremoto, una testimonianza della devastazione. Nel cuore della città ricostruita giace la chiesa di Santa Maria Paganica, distrutta dalla furia del terremoto. Lasciamo quella grande struttura, quelle macerie a testimonianza della furia della distruzione.
Di fronte a palazzo Ardinghelli, odierna sede del Maxxi, la chiesa si staglierebbe davanti agli occhi dei turisti come memoria, come grido di dolore, come le lacrime di tutti quegli aquilani che si sono visti strappare via la loro vita.
Questo sarebbe giusto.







