Soccorso Alpino, record di interventi nel 2025: allarme sicurezza in montagna
Nel 2025 il Soccorso Alpino Speleologico registra 13mila interventi, crescono incidenti e decessi. Pesa l’impreparazione
Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), numeri di interventi in forte crescita: nel 2025 un incremento dell’8% con 13mila soccorsi e 528 vittime. Solo in Abruzzo gli interventi sono stati oltre 600 con 22 decessi in quota. Attenzione alla sicurezza in montagna: frequentarla con preparazione e con le condizioni adeguate
Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), sezione nazionale del Club AlpinoItaliano, ha diffuso il report delle attività svolte nel 2025. In Abruzzo, gli interventi totali sono stati 609, le persone soccorse 611, e i decessi in montagna 22. Da oltre 70 anni impegnato nei soccorsi tecnici e sanitari in ambiente montano, in grotta e in contesti impervi, il CNSAS può contare su circa 7.000 tecnici altamente specializzati e opera in stretta collaborazione con il Numero Unico Emergenza 112, il Servizio Sanitario Nazionale e il sistema di emergenza-urgenza. Le sue attività sono finalizzate a garantire soccorso e assistenza immediata a persone in difficoltà, infortunati o in pericolo di vita, oltre che alla ricerca e al recupero di dispersi e vittime.
Il 2025 segna un nuovo record: il CNSAS ha effettuato 11.287 missioni di soccorso, a cui si aggiungono le 1.750 del Soccorso Alpino Valdostano, per un totale complessivo di 13.037 interventi. Si tratta di un aumento dell’8% rispetto ai 12.063 interventi del 2024 e ai 12.349 del 2023, il valore più alto di sempre. Un dato che conferma una pressione crescente sul sistema di soccorso in montagna e negli ambienti impervi. L’attività ha richiesto complessivamente 204.996 ore/uomo e 35.080 giornate/uomo, con il coinvolgimento di 46.927 soccorritori, a fronte di un organico complessivo di circa 7.000 tecnici.


Analizzando le cause degli interventi, emerge come le cadute o scivolate rappresentino la principale criticità, con il 45,0% dei casi. Seguono i malori (14,1%) e l’incapacità durante l’attività (8,1%). Il dato sulle cadute, che sfiora la metà degli interventi, evidenzia come la scarsa preparazione tecnica e la sottovalutazione dei rischi restino tra i principali fattori di incidente. Tra le attività più coinvolte si conferma l’escursionismo, che da solo rappresenta il 43,6% degli interventi. Seguono la mountain bike (7,6%), lo sci (7,4%), l’alpinismo (5,2%) e la ricerca di funghi (3,2%). A pesare è soprattutto la diffusione di attività considerate accessibili, come l’escursionismo e la mountain bike, che attirano un numero sempre maggiore di praticanti, spesso non sufficientemente preparati.


Nel 2025 si registrano 528 persone decedute, 9.624 feriti, di cui 1.649 recuperati dal Soccorso Alpino Valdostano, 4.231 illesi e 140 dispersi. Il numero dei decessi segna un aumento del 13% rispetto ai 466 del 2024 e ai 491 del 2023, invertendo il leggero trend di riduzione degli ultimi anni.
L’identikit delle persone soccorse rimane sostanzialmente invariato: nella maggioranza dei casi si tratta di uomini (69,5%), per l’81,1% italiani, con una prevalenza nella fascia di età tra i 50 e i 60 anni (15,51%). Si tratta spesso di escursionisti coinvolti in incidenti legati a cadute o a difficoltà dovute al terreno e alle condizioni ambientali.
Gli interventi si concentrano soprattutto nei mesi estivi, quando aumenta il flusso di turisti e appassionati di attività outdoor. Agosto è il mese con la percentuale più alta (17,9%), seguito da luglio (13,6%) e settembre (11,4%). Quasi la metà degli incidenti si verifica quindi nel periodo estivo.

Il quadro complessivo conferma una pressione in costante aumento sul sistema di soccorso e rafforza la necessità di investire in prevenzione, sensibilizzazione e formazione. Il CNSAS rinnova l’invito a frequentare la montagna con consapevolezza, preparazione e prudenza, ricordando che la sicurezza passa anche dalla capacità di rinunciare quando le condizioni non sono adeguate.












