Presunta evasione Dante Labs, il Ceo a processo
Dante Labs, arriva il rinvio a giudizio del CEO. Sotto accusa la gestione fiscale dell’azienda: contestate omissioni e utilizzo di crediti non spettanti tra il 2022 e il 2023
Presunte violazioni fiscali, a processo il Ceo di Dante Labs: l’accusa è di evasione da 40 milioni di euro.
Rinviato a giudizio Andrea Riposati, 44enne di Rieti ma residente a Londra, CEO di Dante Labs, l’azienda aquilana che divenne molto nota soprattutto negli anni della pandemia per i test rapidi che offriva all’utenza. Ora, quell’azienda è finita al centro della cronaca giudiziaria per presunta evasione fiscale.
L’inchiesta è stata lunga e complessa, soprattutto per via della grossa mole di contabilità fiscale del laboratorio di genetica, seguito da studi professionali dislocati in diversi Paesi d’Europa.
Al momento, si ipotizza la presunta omissione del versamento di somme dovute all’Erario, utilizzando crediti non spettanti per circa 700mila euro in un periodo che va dal 2022 al 2023. Come riporta Il Messaggero, inoltre – stando sempre a quando ipotizza l’accusa – le due persone indagate avrebbero indicato nelle dichiarazioni annuali elementi attivi che ammontavano ad un valore inferiore rispetto a quello effettivo: una strategia che avrebbe portato a sottrarre all’Iva circa 5 milioni di euro. Nel complesso, i mancati pagamenti all’Erario relativamente all’Ires si aggirerebbero sui 40 milioni di euro.
“La Società e, per essa, il dottor Riposati – ha evidenziato il collegio difensivo – avranno modo di dimostrare, con documentazione inconfutabile, che le contestazioni promosse sono del tutto infondate, in quanto generate da erronee interpretazioni della normativa. La Dante Labs, per i periodo di imposta di cui è ora processo, si è avvalsa della consulenza in materia contabile e fiscale fornita da primari studi internazionali, oltre ad aver sottoposto volontariamente i propri bilanci alla certificazione di un revisore esterno“.
Riposati è assistito dagli avvocati Rosario Panebianco del Foro dell’Aquila e Carlo Nocera del Foro di Roma.


