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La Processione del Venerdì Santo a L’Aquila tra tradizione, arte e speranza

La solenne Processione del Venerdì Santo unisce la città in un rito di fede, memoria e comunità. Associazioni come Jemo ‘Nnanzi portano il proprio contributo, rinnovando una tradizione che continua a illuminare le strade del centro storico e i cuori degli aquilani, anche in tempi segnati dall’incertezza e dai conflitti. L’intervista a Cesare Ianni.

La Processione del Venerdì Santo a L’Aquila non è soltanto un rito religioso, è un momento che appartiene all’anima stessa della città. Un appuntamento che si rinnova ogni anno dal 1954 e che solo eventi eccezionali, come il terremoto e la pandemia, sono riusciti a interrompere. Eppure, le sue radici sono ancora più profonde, affondando fino al 1505, quando si hanno le prime testimonianze legate ai simulacri della Passione.

Nel tempo, questa tradizione si è arricchita anche dal punto di vista artistico, molte delle opere che sfilano in processione sono espressione di arte moderna, in gran parte realizzate da Remo Brindisi o ispirate ai suoi disegni. I simualcri del Cristo morto e la Grande Croce, nota anche come “Il Martirio“, sono state recentemente restaurate dagli allievi del corso di restauro dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.  Si tratta del primo restauro affrontato dalla statua in oltre 70 anni. L’opera è stata affidata nei mesi estivi all’Accademia dai Cavalieri del Venerdì Santo, l’associazione laica che dal 2000 cura l’organizzazione della processione e la manutenzione dei simulacri, formalmente di proprietà dei frati della basilica di San Bernardino.  La scultura del Cristo Morto nasce da un dialogo creativo tra Milano e L’Aquila. Remo Brindisi, allora residente nel capoluogo lombardo, elaborava i bozzetti seguendo le indicazioni di Fra Nicola Roccioletti , ideatore della processione. A L’Aquila, invece, prendeva forma concreta il progetto grazie al lavoro artigianale di Cicchitti e, in particolare, del padre dell’artista, Fedele Brindisi, che nel laboratorio di Palazzo Farinosi Branconio trasformava le tavole di pioppo in un’opera di intensa suggestione.

Ma accanto a questa realtà storica, sono molte le associazioni cittadine che partecipano attivamente alla processione, contribuendo a renderla un momento corale e profondamente condiviso. Tra queste c’è anche quella rappresentata da Cesare Ianni, avvocato aquilano, referente del movimento culturale e sociale Jemo ’Nnanzi , che insieme agli altri sfila portando un simulacro, prendendo parte con orgoglio e senso di appartenenza a uno dei momenti più significativi per la comunità aquilana.

Processione venerdì santo

Per Cesare Ianni si tratta prima di tutto “di un momento di profondo raccoglimento. Il Venerdì Santo, per gli aquilani, è da sempre una ricorrenza vissuta con intensità: la solenne processione del Cristo morto è un rito che coinvolge l’intera comunità, capace di creare un legame forte tra passato e presente”, spiega sentito dal Capoluogo.  “Il prossimo 3 aprile, le struggenti note del Miserere torneranno a riempire le strade del centro storico, accompagnando il corteo e suscitando emozioni profonde. È una musica che appartiene alla memoria collettiva, capace di evocare immagini e sentimenti che ogni aquilano porta dentro di sé”.

Processione venerdì santo

Per anni – ricorda – alcune di queste strade sono rimaste inaccessibili, segnate dalle ferite del sisma; oggi tornano a vivere, illuminate da un rito che le restituisce alla comunità. Nella Basilica, finalmente restituita alla sua bellezza, si diffonde l’odore dell’incenso. I simboli della Passione sono disposti lungo la navata centrale, mentre gli uomini si preparano in silenzio, ognuno accanto al simulacro che porterà di lì a poco. C’è tensione, anche se trattenuta. È l’emozione di chi si appresta a rinnovare un gesto antico, tramandato di padre in figlio, da generazioni. Un rito che non è mai stato solo religioso, ma profondamente umano, capace di coinvolgere un’intera città”. 

Poi, all’improvviso, tutto cambia. “Il brusio si spegne, i presenti prendono posto. La processione ha inizio. I simulacri, pesanti e solenni, vengono sollevati e portati a spalla. Uno dopo l’altro, escono dalla Basilica in un silenzio carico di significato. E in quel momento sembra che il peso si dissolva, lasciando spazio soltanto alla forza del rito. È così che la tradizione si rinnova, anno dopo anno, unendo passato e presente in un unico gesto collettivo. Un gesto che emoziona, che appartiene a tutti e che continua a definire l’identità di L’Aquila“.

E proprio da qui nasce l’augurio di Cesare Ianni: “In un tempo segnato da conflitti e incertezze, che questa tradizione possa continuare a essere luce. Una luce capace di illuminare non solo le strade della città, ma anche il senso di comunità, la speranza e il desiderio di pace. Perché L’Aquila, ancora una volta, sappia ritrovarsi unita attorno ai valori più autentici che la rendono viva”.

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