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Frana a Silvi accelerata dalle piogge, Casagli: Attendere che il fenomeno si fermi, poi agire

Frana a Silvi, sopralluogo tecnico: “suolo saturo e versante instabile”, sottolinea il geologo Casagli. “Edifici sgomberati in tempo ottimo esempio di protezione civile”

La Frana a Silvi non si ferma, oggi il sopralluogo operativo.
Dopo il cedimento del fine settimana, la cautela è d’obbligo: “Attendere che la frana si fermi, poi monitorare e intervenire”. 

Silvi – Si è svolto questa mattina il sopralluogo tecnico per fare il punto sulla grave situazione idrogeologica che sta interessando il territorio di Silvi, dopo la frana avvenuta nel fine settimana. All’incontro hanno partecipato i rappresentanti dell’amministrazione comunale, con il primo cittadino Andrea Scordella, il Direttore della Protezione Civile Maurizio Scelli, accompagnato da alcuni tecnici, e i geologi incaricati di monitorare il fronte della frana, come Nicola Casagli, impegnato anche sul fronte della frana di Niscemi, in Sicilia.

L’ispezione odierna ha confermato la criticità del versante: è stato evidenziato come le recenti precipitazioni abbiano accelerato lo scivolamento dei detriti, rendendo necessario un aggiornamento immediato della mappatura del rischio. Durante il sopralluogo, le autorità hanno ribadito la priorità assoluta: la sicurezza dei residenti.
Secondo il geologo Casagli, la causa principale del riattivarsi del fenomeno è da ricercare nella saturazione del suolo. Durante l’ispezione, infatti, il geologo ha chiarito la dinamica in corso: Siamo di fronte a un fenomeno di instabilità di versante alimentato dalle piogge intense degli ultimi giorni. L’acqua ha innescato uno scivolamento improvviso come accade generalmente nei casi di frana su sabbia. Fortunatamente sono stati sgomberati gli edifici prima che la frana potesse coglierli: è stato, a mio parere, un ottimo esempio di protezione civile”. 

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Casagli ha anche insistito sulla necessità di non intervenire “al buio”, ma di basare ogni opera di ingegneria su dati certi.
“La priorità assoluta oggi non è scavare, ma capire. C’è da aspettare che la frana si fermi, non ci vorrà molto, perché le sabbie sono molto permeabili a differenza delle argille. Nel momento in cui si fermerà, si potrà pensare agli interventi da adottare, con strumenti di monitoraggio che potranno aiutare a capire l’estensione del fenomeno per poi mettere in atto una strategia di sistemazione definitiva. Ad oggi è difficile dire se si potranno recuperare gli edifici nella loro posizione originaria”. 

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