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17enne arrestato per terrorismo, voleva colpire il liceo artistico di Pescara

Emergono nuovi elementi sull’arresto per terrorismo del 17enne abruzzese: secondo il gip avrebbe avrebbe progettato un attacco al liceo artistico pescarese

Terrorismo: il 17enne arrestato a Pescara dai Carabinieri del Ros per aver pianificato una strage scolastica, puntava a colpire il liceo artistico della sua città

Un obiettivo preciso, un’ipotesi di terrorismo, più precisamente di una strage scolastica e un contesto di radicalizzazione online. Emergono nuovi dettagli sull’inchiesta che ha portato all’arresto del diciassettenne pescarese fermato questa mattina, 30 marzo, dai carabinieri del Ros , nell’ambito di un’operazione coordinata tra Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Secondo quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, il giovane avrebbe manifestato l’intenzione di colpire un liceo artistico di Pescara, con l’obiettivo di mettere in atto un’azione violenta ispirata a stragi note a livello internazionale.

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Il giudice per le indagini preliminari parla di un “espresso intento” di compiere un gesto simile a quello di autori come Anders Behring Breivik e Brenton Tarrant, evocando l’ipotesi di una “nuova Columbine” proprio nel contesto scolastico individuato. Dagli atti emerge che l’idea non sarebbe stata improvvisata, ma il risultato di un percorso di “autoaddestramento” coltivato nel tempo, in cui il minore avrebbe accumulato materiale e riferimenti ideologici funzionali alla pianificazione di un attacco. Stava studiando come fabbricare armi e ordigni chimici, per compiere una strage come quella consumata nel 1999 nella Columbine High School, in Colorado. A ispirarlo sarebbero state le informazioni acquisite e scambiate sul gruppo Telegram ‘Werwolf Division’, la casa dei suprematisti dove si esaltano gli attentati terroristici di Oslo e Utoya del 2011 e le stragi compiute alle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda nel 2019. Il presunto terrorista pare diffondesse immagini, video, meme e sticker riconducibili ai “santi del terrore”: gli autori di quelle e altre stragi di massa. Nel cellulare del diciassettenne arrestato sono stati già scoperti anche video e filmati pedopornografici.

Le indagini, coordinate dalla Procura per i minorenni de L’Aquila, hanno infatti ricostruito un quadro in cui la violenza viene non solo teorizzata, ma anche organizzata attraverso contenuti reperiti online. Nel fascicolo investigativo, infatti, confluiscono anche elementi relativi al possesso e alla diffusione di manuali con istruzioni per la fabbricazione di armi e congegni esplosivi, oltre a riferimenti tecnici a sostanze pericolose. In base a quanto emerge dalle indagini, il minorenne partecipava a gruppi fondati sull’apologia della Shoah, dei crimini di genocidio, dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità. In più, propagandava teorie che
promuovono il maschilismo, la misoginia e l’opposizione al femminismo.

L’arresto del diciassettenne rientra in un più ampio filone investigativo che ha portato anche a perquisizioni in diverse regioni italiane e al monitoraggio di più soggetti, in prevalenza giovani, ritenuti inseriti in circuiti virtuali estremisti. Gli investigatori sottolineano come il caso confermi il ruolo centrale dei social e delle piattaforme di messaggistica nella diffusione di contenuti radicali e nella costruzione di vere e proprie “comunità” virtuali con forti connotazioni ideologiche.

Proseguono intanto le verifiche per ricostruire in modo completo la rete di contatti e il percorso di radicalizzazione del minore. Si tratta di un caso che riaccende l’attenzione sul rapporto tra giovani, web, violenza e radicalizzazione, con scenari che, ancora una volta, riportano al centro il tema della prevenzione. Ne parliamo in un approfondimento a cura della giornalista del Capoluogo d’Abruzzo Kristin Santucci.

L’arresto del diciassettenne conferma che bisogna lavorare sull’uso dei social – ha ribadito il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara -. E’ la conferma che dobbiamo considerare il tema dei social con grande attenzione, probabilmente anche lavorando con le grandi compagnie, con ivari gestori di queste reti per trovare insieme soluzioni, perché non c’è solo il divieto per i minori“. A margine di un convegno su scuola e prospettive educative il ministro ha aggiunto: “È una grande sfida, purtroppo è il tema del momento ed è un tema molto drammatico“. Quanto al limite all’utilizzo dei social “ritengo che il disegno di legge che stanno discutendo in Parlamento – ha commentato – sia molto equilibrato, cioè il divieto sino a 14 anni. È quello che più o meno si sta facendo anche in altri Paesi; in Australia è stato fissato a 16, ma in linea di massima è fissato ai 14. C’è da risolvere anche il problema della privacy, un problema serio,
oggettivo che, però, a mio avviso può essere superato. È un tema che dobbiamo affrontare con grande urgenza e con grande senso di responsabilità” ha concluso.