Paesi d’Abruzzo, le mete perfette per una gita fuori porta
Tra vicoli di pietra, castelli medievali e panorami mozzafiato, 5 paesi dell’entroterra abruzzese da visitare con l’arrivo della primavera: da Santo Stefano di Sessanio a Opi, tra storia, natura e tradizioni.
Con l’inverno che lentamente lascia spazio alla luce della primavera, marzo è il momento in cui l’entroterra abruzzese con i suoi piccoli paesi e borghi ricchi di fascino e storia torna a mostrarsi nella sua dimensione più autentica. Le giornate si allungano, l’aria si fa più mite e tra le montagne dell’Appennino i piccoli centri di pietra sembrano risvegliarsi insieme alla natura che li circonda.
Passeggiare tra questi luoghi significa attraversare secoli di storia: vicoli medievali, torri antiche, piazze silenziose e panorami che si aprono sulle vallate. È un Abruzzo fatto di paesi ricchi di memoria, tradizioni e paesaggi che cambiano con le stagioni, dove ogni luogo custodisce un racconto. Con l’arrivo della primavera, una gita nell’entroterra diventa così un invito a rallentare e a riscoprire la bellezza discreta di un territorio che continua a sorprendere. Ecco 5 borghi da visitare in primavera, perfetti per una gita fuori porta tra natura, cultura e paesaggi dell’Appennino.
Santo Stefano di Sessanio
Nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Santo Stefano di Sessanio è uno dei luoghi più affascinanti dell’Appennino. Il paese conserva ancora oggi l’impianto medievale fatto di case in pietra calcarea, vicoli stretti e archi che raccontano secoli di storia. In questi luoghi, in cui il tempo sembra essersi fermato, si fila e si tinge la lana con materiali naturali, si tessono trame e orditi con macchine d’epoca, oppure ci si diletta nell’arte del tombolo.
Durante il Medioevo il borgo fu un importante centro agricolo e commerciale, legato soprattutto alla coltivazione della lenticchia locale, ancora oggi uno dei prodotti simbolo della zona. Nel ‘500 entrò nei possedimenti della famiglia Medici di Firenze, che rafforzò il sistema difensivo del paese e contribuì allo sviluppo economico del territorio. Dopo un lungo periodo di spopolamento, negli ultimi decenni Santo Stefano è diventato un esempio di recupero e valorizzazione dei borghi storici, attirando visitatori da tutta Italia. Il paese è stato anche un set cinematografico di alcune pellicole: Una pura formalità di Giuseppe Tornatore – (1994), Palestrina princeps musicae di Georg Brintrup – (2009), Purché finisca bene (film della Rai, episodio Piccoli segreti, grandi bugie nel 2016. per gli amanti del trekking e della natura sono tante le passeggiate e le proposte intorno il borgo: c’è il Laghetto di Santo Stefano, il Percorso naturalistico guidato fino a Rocca Calascio, il Percorso sciistico per l’Ippovia del Gran Sasso. A Santo Stefano di Sessanio ha aperto da qualche anno il Sextanio Albergo Diffuso. Un visionario imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren ha pensato di far rivivere l’incatevole borgo. Come? Acquistando e ristrutturando diversi stabili , anche abbandonati, trasformandoli in un albergo diffuso. Oltre alle strutture ricettive a Santo Stefano di Sessanio non manca il buon cibo. Famosa è la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio riconosciuta tra i prodotti agroalimentari tradizionali abruzzesi e tra i presidi di Slow Food. Si presenta come una lenticchia molto piccola, tonda e di colore marrone quasi violaceo, più scura rispetto ad altre varietà. La coltivazione dei legumi sugli altipiani aquilani è una pratica antichissima; nel caso della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, è documentata sin dal X secolo, addirittura prima della fondazione dello stesso borgo, datata al XII-XIII secolo. All’epoca il territorio era controllato dall’abbazia di San Vincenzo al Volturno e le prime fonti a citare la coltivazione della lenticchia sono proprio documenti monastici come il celebre Chronicon Vulturnense. La coltura è stata poi portata avanti dalla Baronia di Carapelle e dalla Signoria dei Medici che hanno controllato il territorio fino al XVIII secolo; successivamente all’Unità d’Italia, la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio compare come prodotto tipico in alcune importanti fonti come Le Antiche industrie della provincia di Aquila di Teodoro Bonanni d’Ocre. Nel 2008 i produttori locali si sono riuniti in consorzio per preservare la tipicità del prodotto.
Adagiato tra le montagne dell’Appennino, Scanno è uno dei posti più caratteristici della regione, con il suo lago a forma di cuore. Il centro storico conserva un intricato reticolo di stradine, scalinate e passaggi coperti che testimoniano l’origine medievale del paese. Nel corso dei secoli è stato un importante centro della transumanza e della lavorazione dell’oro, attività che ha lasciato una forte tradizione nell’arte orafa locale. Ancora oggi alcune botteghe conservano tecniche artigianali tramandate da generazioni. Dal ‘900 in poi, ha conquistato con il suo fascino fotografi e sia italiani che stranieri. I suoi bellissimi scorci e la sua gente, le donne di una volta con il classico vestito abruzzese, sono i soggetti di numerosi scatti realizzati da autori come Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli, Renzo Tortelli. Una foto di Mario Giacomelli, “Il bambino di Scanno”, è entrata a far parte della collezione di opere fotografiche del Museum of Modern Art di New York. A pochi chilometri dal paese si trova il suggestivo Lago di Scanno, un bacino naturale circondato da boschi e montagne. Con l’arrivo della primavera il lago e i sentieri che lo circondano diventano una meta ideale per passeggiate e gite all’aria aperta. Dal trekking alle escursioni in mountain bike, dall’equitazione allo sci di fondo, è una località che conquista diverse tipologie di visitatori.

Castel del Monte
Situato sulle pendici meridionali del Gran Sasso, Castel del Monte è uno dei paesi più rappresentativi dell’Abruzzo montano. Le sue origini risalgono all’epoca medievale, quando il paese nacque come insediamento fortificato lungo le vie della pastorizia. Il centro storico è un labirinto di vicoli, archi e passaggi coperti che si arrampicano lungo il pendio della montagna, con numerosi scorci panoramici sulle vallate circostanti. La posizione strategica del borgo lo rese per secoli un punto di riferimento per i pastori impegnati nella transumanza tra Abruzzo e Puglia. Oggi Castel del Monte è inserito tra i borghi più belli d’Italia e rappresenta una tappa perfetta per chi desidera scoprire l’anima più autentica dell’entroterra abruzzese.

Pacentro
Alle porte della Valle Peligna, a pochi chilometri da Sulmona, Pacentro è un borgo che conserva intatto il fascino medievale dei piccoli centri montani abruzzesi. Dominato dalle torri e dai bastioni del castello Caldora, costruito tra XIV e XV secolo, il paese offre scorci panoramici sulle vallate circostanti che sembrano fermare il tempo. Passeggiando tra le sue stradine in salita e gli archi in pietra, si incontrano antiche botteghe artigiane, piccole piazze nascoste e chiese storiche come la Chiesa di San Marcello, con il suo interno semplice ma suggestivo. I vicoli sono un invito a perdersi tra dettagli architettonici e scorci fotografici perfetti, ideali anche per gli amanti della fotografia. Per chi ama camminare, nei dintorni partono sentieri immersi nella natura che collegano Pacentro ai paesi vicini e alle montagne circostanti, offrendo passeggiate tra boschi, antichi mulini e panorami sulle montagne del Gran Sasso. Non mancano occasioni per gustare i prodotti tipici locali, dai formaggi ai salumi, fino alla rinomata cucina abruzzese nei ristoranti e nelle trattorie del centro. Con la sua combinazione di storia, atmosfera autentica e paesaggi naturali, Pacentro rappresenta una meta perfetta per una giornata all’aria aperta, una gita culturale o una pausa rigenerante lontano dai circuiti turistici più affollati.

Opi
Nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sorge Opi, arroccato su uno sperone roccioso che domina la Valle del Sangro. Con poco più di 400 abitanti, rappresenta uno dei centri storici più suggestivi dell’area protetta. Le sue origini sono antiche e risalgono probabilmente all’epoca preromana, anche se il borgo si sviluppò soprattutto nel Medioevo come punto strategico di controllo del territorio. Negli ultimi anni Opi è tornato sotto i riflettori anche grazie al cinema. Qui è stato girato il film “Un mondo a parte” di Riccardo Milani, una commedia sulla “restanza” che affronta il tema dello spopolamento dei piccoli centri e quello del dimensionamento scolastico nelle aree interne. La troupe è stata in paese per circa 3 mesi: un via vai allegro che ha trovato al popolazione ben disposta a sopportare anche qualche disagio come le chiusure o l’innevamento sintetico. La capacità di Milani è stata proprio quella di riuscire a coinvolgere gli abitanti del territorio, mettendo insieme attori presi sul posto (i bambini dei paesi vicini, la fornaia di Pescasseroli, lo stesso bidello) a volti noti come quello di Virginia Raffaele o Antonio Albanese, dando voce a tutti, con un linguaggio chiaro, un dialetto abruzzese verace e genuino, senza luoghi comuni, senza forzature facendo riflettere su un tema molto importante. La pellicola ha contribuito a far conoscere al grande pubblico le difficoltà che molti paesi, da Nord a Sud dell’Italia stanno vivendo, ma anche il loro patrimonio paesaggistico e culturale. Un inno all’Abruzzo montano verace, al carattere tosto e gentile dei suoi abitanti, ottimisti, tenaci, ‘testoni’, rispettosi della natura e del prossimo. Nel corso del 2024 non sono mancati turisti e curiosi arrivati a Opi proprio per cercare le piazze e gli scorci diventati iconici nel film.







