Ecce Homo, in Senato prima dell’esposizione permanente all’Aquila
Esposizione nella Biblioteca del Senato per l’Ecce Homo di Antonello da Messina. Poi all’Aquila per la Capitale italiana della Cultura 2026 nella collezione permanente del MuNDA.
L’Ecce Homo di Antonello da Messina è rientrato in Italia. Esposizione nella Biblioteca del Senato e poi arriverà al MuNDA.
Da oggi, 27 marzo, fino al 7 aprile, l’Ecce Homo di Antonello da Messina resterà esposta alla Biblioteca del Senato con ingresso gratuito e senza prenotazione, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 20, sabato 28 e domenica 29 marzo solo fino alle 18. L’opera, rientrata da New York con il ministro Alessandro Giuli a seguito dell’acquisto da parte dello Stato Italiano per 15 milioni di euro, sarà visitabile anche nel weekend lungo di Pasqua, con orario ridotto dalle 10 alle 18.
Dopodiché l’opera tanto attesa arriverà all’Aquila, per la collezione permanete del MuNDA e rappresenterà uno dei fiori all’occhiello per l’anno di Capitale italiana della Cultura.
“Vorrei che tutti – ha spiegato la direttrice del Museo, Federica Zalabra nell’intervista della collega Michela Santoro – riconoscessero all’interno del Castello cinquecentesco la propria casa”. Una “casa” con “standard museali altissimi” che hanno permesso di allestire progetti per due grandi opere, la Visitazione di Raffaello e appunto l’Ecce Homo di Antonello da Messina.
“Tutto questo è stato possibile, perché c’è un alto livello di scientificità e di ricerca all’interno del team e poi c’è anche un museo che è in grado di poter rispondere agli stessi standard museali a cui rispondono tutti i grandi musei. Solo così si riesce a colloquiare con le grandi realtà europee e mondiali”.
L’intervista
Le schede dell’opera:
Antonello da Messina e l’Ecce Homo: “L’ingresso di Antonello da Messina nel panorama artistico italiano rappresenta uno degli snodi più significativi della cultura figurativa del Quattrocento. Nato a Messina tra il 1430 e il 1435, crebbe in una città dinamica attraversata dalle galee veneziane della muda de Fiandra, che favorivano un intenso scambio culturale tra il Mediterraneo e il Nord Europa. La formazione presso il napoletano Colantonio, maestro nell’arte fiamminga, e il successivo soggiorno veneziano tra il 1475 e il 1476 definirono una sintesi stilistica del tutto personale e inconfondibile. Il tema dell’Ecce Homo occupa un posto di assoluto rilievo nella sua produzione. Almeno sei le versioni note: ciascuna è una variazione sul tema in cui Antonello modifica la distanza dal soggetto, la posizione del busto, la presenza del parapetto o della colonna, variando in modo sottile ma decisivo la relazione tra Cristo e lo spettatore. La piccola tavola qui presentata è la prima e la più intima di questo ciclo.” (F. Zalabra, Antonello da Messina. «Una grandezza che spaura», in catalogo, pp. 22–31)
“Le dimensioni estremamente ridotte, cm 20,3 × 14,9, collocano il dipinto nell’ambito della devozione privata. È plausibile che il proprietario lo portasse con sé in un piccolo contenitore di stoffa o di cuoio per rivolgere le proprie preghiere sia al Cristo sofferente sia all’eremita penitente. La forte usura dell’immagine del verso testimonia una devozione intensa: la figurina di San Girolamo veniva ripetutamente baciata durante gli atti devozionali. Questa tipologia di opere si inserisce nel clima della devotio moderna, movimento di rinnovamento spirituale nato nei Paesi Bassi nel XIV secolo e diffusosi in tutta Europa. L’Imitatio Christi spingeva il fedele alla meditazione silenziosa e alla preghiera intensa, finalizzate a modellare la propria vita su quella di Cristo e sulle sue sofferenze. In questo contesto l’Ecce Homo di Antonello, con gli occhi lucidi, la bocca socchiusa, il pianto trattenuto, diventa uno strumento meditativo capace di instaurare con l’osservatore un rapporto di immedesimazione emotiva che trascende il semplice atto contemplativo”. (F. Zalabra, Scheda dipinto, in catalogo, pp. 32–39).
Storia e provenienza, invece, in R. Vannata, L’acquisizione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, in catalogo, pp. 18–21: “La tavoletta opistografa venne presentata per la prima volta da Federico Zeri nel 1981, in occasione di un convegno dedicato ad Antonello da Messina, e analizzata più approfonditamente nel 1987. All’inizio del Novecento, prima di entrare a far parte della collezione newyorkese Wildenstein, sembra che l’opera fosse conservata in Spagna. Si trattava dell’unico esemplare di questa iconografia rimasto fino a oggi in mani private. Passata in asta da Sotheby’s a New York nel febbraio 2026, è stata acquistata dal Ministero della Cultura per 14.900.000 dollari, a seguito del parere favorevole espresso dai Comitati tecnico-scientifici riuniti il 27 gennaio 2026. L’opera è arrivata in Italia il 25 marzo 2026 ed è stata assegnata al Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila – MUNDA, appena riaperto nel Castello cinquecentesco dopo il terremoto del 2009”.
Infine il ritorno in Italia, in M. Osanna, Prefazione, in catalogo, pp. 10–11 · R. Vannata, L’acquisizione, pp. 20–21: “Circa la metà delle opere note di Antonello è oggi conservata in musei stranieri. Il rientro dell’Ecce Homo rappresenta dunque non soltanto un evento di grande rilievo culturale, ma una vera e propria festa per il patrimonio nazionale. L’opera si inserisce con coerenza nel contesto del Quattrocento abruzzese, territorio di snodo tra culture figurative diverse e profondamente connesso alle dinamiche artistiche del Regno di Napoli e ai linguaggi di matrice nordica che Antonello seppe magistralmente sintetizzare. Da L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, prenderà avvio un lungo itinerario espositivo che porterà l’Ecce Homo nei principali musei italiani, rispondendo a una visione del patrimonio come bene condiviso, accessibile e dinamico”.







