Referendum Giustizia, decidono i giovani ma fuori dai partiti
A Grandangolo Giuseppe Sanzotta legge il referendum. Città per il No, province per il Sì e sorpresa dal Mezzogiorno. “Servono consensi più ampi per cambiare la Costituzione”. Centrodestra stabile ma con tensioni, opposizione compatta solo sul risultato.
Nel corso dello speciale Grandangolo, curato dal direttore del Capoluogo.it David Filieri, è stata approfondita l’analisi del voto al referendum insieme a Giuseppe Sanzotta, direttore del “Borghese” ed editorialista, già direttore del “Tempo”.
Uno dei dati più rilevanti riguarda la distribuzione territoriale del voto. Il Veneto registra uno dei risultati più alti per il Sì, confermando il peso della Lega e la figura trainante di Zaia. In Lombardia emerge una spaccatura significativa: Milano ha votato prevalentemente per il No, mentre il resto della regione si è espresso in maggioranza per il Sì. “Le grandi città hanno scelto il No, mentre i piccoli centri si sono orientati sul Sì”, osserva Giuseppe Sanzotta.A sorprendere è soprattutto il dato del Mezzogiorno: “nonostante una tradizionale forza del centrodestra, in regioni come Calabria e Sicilia si registra una vittoria complessiva del No al Referendum sulla giustizia. È un elemento che pone delle domande”, sottolinea Sanzotta. Questo è il terzo referendum costituzionale bocciato dagli elettori osserva ancora Sanzotta, “dopo quello promosso dal governo Berlusconi e quello del governo Renzi, anche questa consultazione non ha ottenuto il consenso necessario. Toccare la Costituzione richiede un consenso più ampio rispetto alla forza dei partiti“, spiega, “gli italiani hanno dimostrato di essere sostanzialmente conservatori su questi temi”.

Dal punto di vista politico, il governo resta complessivamente solido secondo i sondaggi, “nonostante alcune criticità interne, in particolare nella Lega e attorno alla figura di Vannacci. I sondaggi non davano in ogni caso il centrodestra in difficoltà“, evidenzia. Interessante anche il comportamento dell’elettorato giovanile. “Tradizionalmente più incline a posizioni più radicali o, in alcune fasi, al centrodestra, negli ultimi mesi si è mobilitato su temi come la guerra e il genocidio in Palestina. Questo voto giovanile in sostanza nasce da un impegno su questioni non prettamente partitiche“.

Sul piano delle conseguenze politiche, “è probabile che si apra una fase di riflessione, anche se non immediata”. I sondaggi dei prossimi giorni avranno un peso rilevante. “Qualcuno pagherà, ma non subito: ci sarà una riflessione interna“, afferma Sanzotta.
Le tensioni interne alla Lega, tra contestazioni a Salvini e la questione Vannacci, potrebbero avere ripercussioni. Anche in Forza Italia non si escludono possibili cambiamenti nella leadership. “L’opposizione, intanto, ha festeggiato il risultato, interpretandolo come un segnale politico contro il governo. Lo legge come un messaggio: gli italiani hanno detto no a questo governo”, spiega.
Resta però da capire se questa unità potrà consolidarsi. “Le differenze tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, ad esempio su politica estera ed energia, restano profonde. Mi sembra di rivedere la fase dell’Ulivo: uniti contro qualcuno, ma con molte differenze interne, insanabili a volte quando si va a governare”, osserva. Sanzotta si dice comunque convinto che l’attuale esecutivo arriverà a fine legislatura. Infine, una riflessione sulle immagini di alcuni magistrati che, dopo il referendum, hanno festeggiato cantando “Bella ciao”. “Un comportamento inopportuno: i magistrati sono servitori dello Stato e devono mantenere neutralità“, conclude.




