Ginecologia L’Aquila, Grazie a chi lavora col cuore dietro il camice
Ginecologia L’Aquila, “Mai sola nel momento più duro”: il grazie ai medici e al personale che hanno accompagnato la nascita di Chiara
Il miracolo di essere mamma: un grazie speciale al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Salvatore.
“Scrivo queste righe con il cuore colmo di un’emozione che fatica a trovare spazio tra le parole. Sono passate meno di due settimane da quando la mia vita è cambiata per sempre e, mentre osservo la mia bambina dormire, sento il bisogno profondo di ringraziare chi ha reso possibile questo miracolo”, ci scrive una mamma.
“Spesso si parla di ‘buona sanità’ come di un concetto astratto, fatto di macchinari e protocolli; io oggi voglio parlare di volti, di nomi e di un’umanità che non dimenticherò mai”, continua.
“In quelle 5 notti e 6 giorni di ricovero, ho capito che la differenza tra curare e prendersi cura sta nei dettagli, negli sguardi e nelle mani tese proprio quando pensi di non farcela più.
Il mio grazie parte da lontano, dalla dottoressa Annalisa Tiberi. Lei non è stata solo la mia ginecologa: è stata la custode del mio sogno. Mi ha seguita con una dedizione rara fin da prima che questa gravidanza iniziasse. So con assoluta certezza che, senza la sua tenacia e la sua competenza, oggi non sarei qui a raccontare questa gioia.
Accanto a lei, negli ultimi mesi, la dottoressa Donatella Lattanzi è stata una presenza costante e preziosa. Con le sue ecografie mirate e una professionalità impeccabile, mi ha trattata con la premura che si riserva a una figlia, offrendomi consigli che mi hanno dato la forza di affrontare l’ultimo miglio con serenità”.
Il racconto prosegue e fa spazio ai momenti più complessi vissuti prima di stringere tra le sue braccia la sua bambina.
“Il percorso dell’induzione è una prova fisica ed emotiva durissima. Ricordo la dottoressa Paola Catana, che con i suoi sorrisi è riuscita a sdrammatizzare i dolori più acuti nel cuore della notte, portando una ventata di leggerezza dove c’era solo paura. Un capitolo a parte merita il dottor Alessandro Serva. Incontrarlo durante la delicata fase dell’induzione è stata la mia fortuna. Con una calma rara e una grandissima umanità, ha saputo silenziare le mie paure, guidandomi lungo un sentiero che mi terrorizzava. Non mi ha mai fatta sentire sola, dedicandomi attenzioni costanti e una presenza rassicurante che mi hanno permesso di restare lucida e di trasformarmi, finalmente, in mamma”.
“Non ricordo purtroppo il suo nome, ma non dimenticherò mai il volto dell’anestesista che alle 4 di notte è accorsa al mio fianco. In un momento di vulnerabilità estrema, mentre il dolore rendeva difficile persino respirare o stare ferma, lei ha operato con una precisione millimetrica e una fermezza assoluta, restituendomi il controllo del mio corpo.
E poi c’è lei, l’ostetrica Daniela Evangelista. Definirla ostetrica è riduttivo: per me è stata un angelo sceso in terra. È stata la mia bussola quando avevo perso l’orientamento, la mia luce nel tunnel durante ore di dolore indicibile. Senza la sua guida costante e la sua forza incredibile, non avrei mai trovato la determinazione necessaria per portare a termine un parto naturale”.
“Il mio pensiero – continua la neo mamma – va anche a tutte le ostetriche e infermiere che si sono alternate nei miei giorni di degenza: ricordo ogni vostro viso, ogni vostra parola di incoraggiamento. Grazie anche e soprattutto alle ragazze tirocinanti, che con i loro sorrisi e il loro entusiasmo mi hanno ricordato quanto sia nobile la missione che hanno scelto. Ringrazio le puericultrici del nido che con una grande pazienza hanno curato la mia bambina da subito, quando io ero purtroppo impegnata a fare due trasfusioni per recuperare dopo il parto. Hanno trattato la mia bambina con la stessa cura che le avrei riservato io. Anche se per voi tutti/e sono stata solo una delle tante mamme, per me sarete per sempre i volti del mio miracolo”.
“Ho creduto davvero di non farcela, di cedere sotto il peso della fatica e dello sconforto. Ma grazie a ognuno di voi, oggi la mia piccola Chiara è qui tra le mie braccia. Siete stati voi a trasformare la mia paura in forza e il mio dolore nel pianto più dolce che io abbia mai sentito. A tutti voi, che lavorate con il cuore dietro il camice: grazie infinite dal profondo del mio cuore. Nonostante il dolore, io domani rifarei tutto da capo e non vorrei nessun altro reparto ad accogliermi se non quello della mia città”.










