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Silvio Paolucci, dal referendum alle primarie: “Facciamo in modo che gli elettori si esprimano”

Silvio Paolucci oltre il referendum sulla Giustizia: “Risultato che ci carica di responsabilità, serve offerta politica adeguata”.

Al microfono del Capoluogo d’Abruzzo, Silvio Paolucci, capogruppo PD in Consiglio regionale, commenta il voto del Referendum sulla Giustizia: “Un No all’arroganza e dissenso verso il Governo Meloni”. E si torna a parlare di primarie: “Ascoltare il Paese anche rispetto alle proposte che metteremo in campo nei prossimi mesi”.

“Negli ultimi giorni e nelle ultime settimane era montata nel Paese una voglia di dire no, di non riformare la Costituzione, ma difenderla. Un no anche alle modalità con le quali si è proceduto a questa proposta di riforma costituzionale. Troppa arroganza e non solo quello, anche tanto dissenso rispetto ad alcune politiche del Governo Meloni. Insomma, il No ha raccolto consenso trasversalmente, prima di tutto in difesa della Costituzione“. Così il capogruppo PD in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, ai microfoni del Capoluogo d’Abruzzo per commentare il voto al Referendum sulla giustizia, che ha registrato la vittoria del no sia a livello nazionale che regionale, ad eccezione della provincia dell’Aquila.
Per Paolucci si tratta di un voto “in linea con quello del Paese che certamente ci carica di una responsabilità politica importante, perché bisogna dare sbocco politico a questa forza che ci consegna un risultato importante, anche per la risposta giovanile. I giovani hanno votato in massa per il No, che bisogna oggi tradurre anche in un’offerta politica. Mi pare che si stia andando in quella direzione e che la scelta e la disponibilità alle primarie sia una risposta al Paese per far sì che si esprima anche rispetto alle proposte che metteremo in campo nei prossimi mesi“.
“Bisogna dare uno sbocco a questo risultato – ribadisce Paolucci – che da un lato ci carica di responsabilità e dall’altro ci dà però anche grande energia nel poterla affrontare con una nuova vitalità e con la possibilità di interrogarci tutti insieme su come coinvolgere una società civile”.
In conclusione, “le riforme si possono fare, ma per migliorare la giustizia non era necessario un cambiamento costituzionale. Si possono fare tante modifiche utili ai cittadini anche con leggi ordinarie, e chiaramente gli elettori hanno capito che non era questo il senso di questo tentativo di riforma che aveva ben altri obiettivi”.