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Referendum sulla Giustizia, vince la paura di cambiare

Referendum sulla Giustizia, i riflessi politici su governo e opposizione con la vittoria del NO nell’editoriale Camere con vista di Giuseppe Sanzotta

Camere con vista: l’editoriale di Giuseppe Sanzotta. L’analisi politica sulla vittoria del NO al Referendum sulla Giustizia.

I sondaggi della vigilia davano per probabile la vittoria del no. Ma con la variante della partecipazione al voto, nella convinzione che più alta sarebbe stata la percentuale dei votanti e più sarebbe stata possibile la vittoria dei Sì. Questo ha spinto Giorgia Meloni a spingere sull’acceleratore dedicando l’ultima settimana alla campagna elettorale. Invece a votare sono andati in tanti, quasi il 60 per cento. Un risultato non prevedibile. Eppure nonostante questo ha trionfato il No.

Nonostante la politicizzazione del voto che ha visto compatto il fronte di centrodestra, mentre tra le opposizioni si è sfilato subito Calenda che si è battuto per il Sì, Renzi ha lasciato libertà di voto e parte dei sui esponenti si sono schierati per la conferma della riforma , e parte, minoritaria del Pd è scesa in campo per sostenere la riforma. Eppure il voto ha smentito i calcoli fatti a tavolino, Schlein e Conte possono cantare vittoria. Con la sinistra di Fratoianni e Bonelli è la loro vittoria. E non ci hanno messo molto a chiarire che con questo voto parte la sfida, tra un anno o poco più, al centrodestra per le prossime elezioni politiche. Certamente i problemi non
mancano. Il primo è il programma: Sulla guerra in Ucraina tra Pd e 5Stelle c’è una divergenza netta. Poi c’è la questione del leader. Chi dovrebbe guidare la coalizione del campo largo? Renzi, abile a mettersi subito sulla scia del fronte che ha vinto il referendum, propone le primarie di coalizione. Conte nella sua conferenza stampa ha indicato la stessa strada. Ma perché la Schlein che guida la forza politica più forte dovrebbe accettare?

Sarà un tema su cui si misurerà il cosiddetto campo largo. Inoltre nel Pd ci saranno da regolare anche dei conti interni. C’è una parte del partito che ha fatto campagna elettorale in favore
della riforma. Che succede ora? Ci saranno epurazioni o scissioni?
Non c’è dubbio che il risultato avrà una valenza politica, perché questo referendum non solo ha bocciato la modifica degli articoli della Costituzione, ma ha segnato una sconfitta della
maggioranza di governo. Giorgia Meloni nella sua dichiarazione ha preso atto della scelta degli elettori, ma ha confermato che l’esecutivo resterà fedele al mandato elettorale e governerà il
Paese fino alle prossime politiche. Ma non c’è dubbio che il risultato evidenzia che la strada per la coalizione non è per nulla in discesa. Non solo, ma anche la riforma elettorale
potrebbe essere oggetto di una discussione più complicata anche all’interno della stessa maggioranza. Con il voto del referendum sono messe in crisi alcune certezze, come quella di un consenso (stando ai sondaggi) che non ha conosciuto crisi nonostante momenti difficili, tra guerre e aumento dei prezzi. Poi ci sono questioni che si porranno nei prossimi giorni o settimane come la vicenda Del Mastro, ma forse anche la questione del ministero di Grazia e Giustizia. La campagna
referendaria ha fatto passare in secondo piano la questione della Lega. La vicenda Vannacci è una ferita per Salvini che lo ha voluto nel partito. C’è la Lega, quella del Nord che scalpita
anche se probabilmente tutto sarà rinviato a dopo le politiche. In sintesi si può dire che come accaduto dopo ogni referendum costituzionale ci sono stati dei contraccolpi politici, Non solo,
ma emerge una volontà degli italiani di non modificare la Costituzione. Ne sa qualcosa Renzi che ha visto il suo rapido declino politico dopo un referendum perso. Probabilmente in futuro i governi ci penseranno bene prima di intervenire sulla
Costituzione. Comunque stavolta non rischia nulla Giorgia Meloni, non solo perché guida una maggioranza solida, ma perché il suo consenso personale è alto, il suo ruolo a livello internazionale appare evidente a tutti e soprattutto che non c’è una coalizione alternativa pronta. Forse le maggiori tensioni potrebbe venire da vicende fuori dai nostri confini. Le guerre. gli aumenti dei prezzi dell’energia, le battaglie commerciali possono avere delle conseguenze
economiche importanti. Possono condizionare pesantemente le nostre scelte e influire sull’opinione dell’elettorato. Certamente per l’esecutivo saranno mesi complicati, tra la necessità di mantenere un rapporto con Trump e la necessità di agire in sintonia con l’Europa. Fino ad oggi Giorgia Meloni è riuscita a mantenere questo equilibrio. E gli italiani hanno apprezzato. Ma non è stato facile e sicuramente, data anche l’imprevedibilità del presidente Usa, non sarà facile in futuro.