E se domani l’Europa fosse veramente unita?
La rubrica “E se domani” di Riccardo Cicerone, il nuovo appuntamento.
Torna la rubrica “E se domani”: l’Europa e il 28esimo regime.
C’è una cosa curiosa dell’Europa, ed è che quando deve imporre regole, limiti e vincoli riesce a sembrare un blocco compatto, quasi monolitico, mentre quando dovrebbe semplificare la vita a chi vuole fare impresa torna subito a essere un mosaico di uffici, cavilli, passaggi, interpretazioni e procedure che cambiano da Paese a Paese, e proprio per questo l’idea del cosiddetto 28esimo regime europeo, la futura EU Inc, mi sembra insieme molto bella e potenzialmente molto pericolosa.
La startup europea che non c’è ancora
Bella, perché sulla carta promette esattamente ciò che servirebbe a chi oggi prova a costruire una startup o un’azienda che voglia nascere europea fin dal primo giorno, cioè una forma societaria unica, semplice, digitale, veloce, con cui fondare una società una volta sola e poi muoversi in tutto il continente senza dover ogni volta ricominciare da capo, pericolosa perché, se fatta male, rischia di essere soltanto l’ennesima operazione di maquillage istituzionale, una rinfrescata alla facciata senza toccare davvero la struttura.
Il passaporto europeo con ventisette dogane
Per spiegarmi meglio, il 28esimo regime dovrebbe essere come un passaporto unico vero, di quelli che ti permettono di attraversare tutte le frontiere senza che nessuno ti fermi ogni cento chilometri a chiederti documenti diversi, moduli diversi, regole diverse, ma potrebbe tranquillamente trasformarsi in qualcosa di molto meno nobile, cioè in un passaporto europeo con dentro ventisette visti nazionali, una cosa che da lontano sembra moderna e unitaria, ma che nella pratica ti costringe comunque a fermarti a ogni confine e a rispiegare ogni volta chi sei, cosa fai e secondo quale norma devi essere giudicato.
Il punto che lascia qualche dubbio
È questo, mi pare, anche il cuore della riflessione che ha condiviso Gianmarco Carnovale in un post molto lucido che ho letto in questi giorni, e che cito volentieri non per rubargli il pensiero ma perché mi sembra abbia centrato esattamente il problema: se questa nuova società europea sarà sì formalmente unica, ma poi verrà interpretata, applicata e gestita in modo differente dai vari Stati membri, allora non avremo affatto creato un vero regime europeo, avremo solo aggiunto una nuova scatola con sopra un’etichetta più elegante.
Il problema non è nascere, è sopravvivere
Perché il punto, alla fine, non è aprire una società in meno tempo, non è il modulo iniziale compilato in due click, non è il costo ridotto della costituzione, tutte cose certamente utili ma non decisive, il punto vero arriva dopo, quando entrano investitori, quando bisogna regolare i rapporti tra soci, quando si assegnano stock option, quando si cresce, quando nasce un conflitto, quando un diritto deve essere fatto valere e qualcuno lo deve interpretare, ed è lì che si capisce se sei dentro un sistema davvero unico oppure se stai semplicemente usando una confezione europea riempita però con vecchi ingredienti nazionali.
Una sola etichetta, ventisette interpretazioni
Se ogni Paese continuerà a leggere quella norma un po’ a modo suo, se ogni giudice continuerà a interpretarla in maniera diversa, se ogni ecosistema continuerà a ragionare secondo logiche proprie, allora il 28esimo regime non sarà il ponte che collega davvero l’Europa, ma sarà piuttosto una rotonda in più in un traffico che già oggi è lentissimo, e chi fa impresa continuerà a guardare altrove, perché il mercato, a differenza della politica, non si lascia incantare dalla retorica dell’unità, ma si muove soltanto dove trova semplicità, prevedibilità e fiducia.
Europa vera o semplice maquillage?
E allora sì, ben venga EU Inc, ben venga l’ambizione di dire che una startup europea non deve più sentirsi costretta a scegliere tra ventisette mini-mondi giuridici diversi, ma solo a una condizione, e cioè che questa volta l’Europa non si limiti a sembrare unita, faccia finalmente lo sforzo di diventarlo davvero, perché se domani volesse essere molto più di una bandiera e di un inno, dovrebbe iniziare proprio da qui, dal permettere a chi costruisce impresa di non sentirsi più un esploratore che attraversa frontiere invisibili, ma un cittadino economico di uno spazio che, almeno una volta, coincide davvero con ciò che promette di essere.


