Referendum, campagna elettorale in classe: il caso all’Aquila
Manca sempre meno al Referendum. Genitori e studenti all’Aquila segnalano discussioni a senso unico in classe promosse dagli insegnati durante le ore di lezione
Referendum e campagna elettorale in classe, scoppia il caso all’Aquila. All’indomani dell’appello del ministro Valditara, piovono segnalazioni da parte di studenti e genitori.
L’AQUILA – A poco più di un giorno dal voto, il clima si scalda anche tra i banchi di scuola. Non per una verifica o un compito in classe, ma per il referendum sulla giustizia che divide e accende polemiche.
È proprio dal capoluogo abruzzese, infatti, che arrivano segnalazioni da parte di studenti e genitori su presunti episodi di “campagna elettorale” durante le ore di lezione. In base alle segnalazioni di alcuni genitori inoltre sulla piattaforma di una scuola un insegnante avrebbe messo a disposizione materiali con riferimenti a una delle due campagne per il referendum, nell’ambito delle attività didattiche. Il materiale è stato visionato dal Capoluogo. La fonte proposta dal docente è “Meme della Terza Repubblica“, una pagina social che si occupa di satira politica.


Il caso si inserisce in un contesto più ampio, richiamato anche dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che nei giorni scorsi ha parlato apertamente di segnalazioni ricevute dall’amministrazione scolastica su dibattiti condotti “in una sola direzione”.
“Va benissimo il dibattito nelle scuole, ma ci deve essere par condicio, equilibrio tra le parti. La scuola non è luogo di indottrinamento, è pagata da tutti gli italiani”, ha ribadito il ministro, sottolineando come il confronto – spesso inserito nelle ore di educazione civica – debba restare corretto e rispettoso delle diverse posizioni, proprio come avviene nei media.
Indicazioni che trovano un’eco diretta anche all’Aquila, dove – secondo quanto riferito da diverse famiglie alla nostra redazione – alcuni insegnanti starebbero dedicando parte delle lezioni a discutere del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, lasciando indietro programmi ministeriali e attività didattiche.
Le parole del ministro hanno dato la stura alle tante segnalazioni arrivate dagli studenti, che vengono rilanciate dai genitori e che, pur senza entrare nel merito delle opinioni personali degli insegnanti, rivendicano un principio netto: libertà di pensiero e di voto per tutti, soprattutto in un contesto come quello scolastico.
Da qui la richiesta, altrettanto chiara, che il ruolo dei docenti resti quello educativo e formativo, senza sconfinare in attività percepite come orientamento politico.









