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Premio Borsellino, l’evento Dalla memoria all’impegno in ricordo delle vittime di mafia

Dalla memoria all’impegno: così si è svolta a L’Aquila la Giornata del ricordo delle vittime di mafia, un momento di riflessione e sensibilizzazione per studenti e cittadini nell’ambito del Premio Borsellino. A confrontarsi con i giovani il generale Pasquale Angelosanto e il generale Rubino Tomassetti  simboli della lotta contro la criminalità e dell’impegno civile.

Dalla memoria all’impegno: così si è svolta a L’Aquila la Giornata del ricordo delle vittime di mafia, un momento di riflessione e sensibilizzazione per studenti e cittadini nell’ambito del Premio Borsellino. A confrontarsi con i giovani il generale Pasquale Angelosanto e il generale Rubino Tomassetti  simboli della lotta contro la criminalità e dell’impegno civile.

Anche quest’anno il Premio nazionale Paolo Borsellino, insieme al Comune dell’Aquila, ha organizzato la Giornata del ricordo delle vittime di mafia. Riconosciuta ufficialmente dalla Repubblica italiana con la legge dell’8 marzo 2017, questa giornata rappresenta un importante momento di memoria, riflessione e impegno civile.

Con il Premio Borsellino si rinnova l’impegno delle istituzioni e della società civile nel tenere viva la memoria del sacrificio di uomini come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e trasformarla in azione concreta, soprattutto tra i più giovani. L’iniziativa coinvolge scuole e studenti attraverso incontri organizzati in diverse città abruzzesi, tra cui Pescara, Giulianova, Teramo, Lanciano, con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni alla cultura della legalità, mantenere vivo il ricordo di chi ha perso la vita per mano mafiosa e costruire una memoria collettiva condivisa. In rappresentanza dell’amministrazione, era presente l’assessore Ersilia Lancia. A moderare gli interventi la referente del Premio, Francesca Martinelli.

Premio Borsellino, l'evento Dalla memoria all’impegno in ricordo delle vittime di mafia

A portare il loro contributo il generale Pasquale Angelosanto, già comandante del ROS e il generale Rubino Tomassetti, aquilano di nascita ed ex comandante di reparto del ROS fino al 2024. Collegato da remoto, Don Antonio Loffredo, sacerdote del Rione Sanità di Napoli e presidente della cooperativa La Paranza. Don Loffredo è noto per il suo impegno sociale nel quartiere napoletano e per aver ispirato la serie televisiva “Noi del Rione Sanità, in onda” su Rai 1. Guida da tempo la rinascita del Rione Sanità di Napoli, puntando su cultura, lavoro e giovani, promuovendo in un quartiere difficile un modello di rigenerazione urbana e impegno civile.

Le interviste

Parlare di legalità ai giovani significa offrire loro strumenti concreti per diventare cittadini consapevoli e responsabili. La scuola e le istituzioni hanno il dovere di accompagnarli in questo percorso, trasmettendo valori come il rispetto delle regole, la giustizia e il senso di comunità. Investire nella cultura della legalità vuol dire costruire oggi le basi di una società migliore domani”, è il commento dell’assessore Ersilia Lancia.

Così, il generale Angelosanto che ha guidato il ROS dei Carabinieri dal 2017 al 2023 ed è noto per aver condotto l’operazione che ha portato all’arresto del boss latitante Matteo Messina Denaro. “La diffusione della cultura della legalità rappresenta uno strumento fondamentale nella lotta alle mafie. Non si tratta solo di contrasto operativo, ma di un impegno quotidiano che coinvolge istituzioni, scuola e cittadini. Educare alla legalità significa costruire anticorpi sociali capaci di prevenire e respingere ogni forma di criminalità organizzata“. Per il suo impegno nella cooperazione internazionale contro la criminalità organizzata, Angelosanto ha ricevuto la prestigiosa onorificenza dell’Ordre National du Mérite, conferita dal Presidente della Repubblica francese. Nel gennaio 2024 è stato nominato Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo.

La memoria delle vittime innocenti di mafia deve tradursi in responsabilità concreta. Trasmettere ai più giovani il valore delle regole, del rispetto e della giustizia è essenziale per dare continuità a quel sacrificio. Solo attraverso la conoscenza e la consapevolezza possiamo rafforzare una società più libera e più giusta”, è il commento del generale Tomassetti.

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Questo è un momento che unisce ricordo e responsabilità, passato e futuro. Ricordiamo 1117 nomi che rappresentano uno spaccato della nostra società: civili, carabinieri, poliziotti, magistrati, giornalisti, studenti, perché è toccato anche a loro. Ne ricordiamo solo alcuni, ma sono tantissimi. Boris Giuliano, Emanuele Basile, Calogero Tramuta, Francesca Morvillo, don Peppe Diana, Peppino Impastato, Libero Grassi, uomini e donne che hanno fatto della legalità una ragione di vita“, ha aggiunto Francesca Martinelli.