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Maternità e carriera, il bivio invisibile di molte donne

Una fotografia della maternità in Italia: tra carriera, servizi per l’infanzia, imprenditoria femminile e nuove scelte di vita.

La maternità oggi racconta molto della società e delle scelte delle donne, tra carriera, famiglia e cammino verso la parità di genere.

Riuscire a conciliare il desiderio di costruire una carriera con la scelta di diventare madre è oggi una delle sfide più complesse in Italia. Non si tratta più solo di una questione privata, ma di un tema che riguarda l’economia, l’organizzazione del lavoro e la parità di genere. Il diritto a realizzarsi professionalmente si scontra ancora con ostacoli spesso invisibili che spingono molte donne a scegliere tra famiglia e ambizioni.

In Italia si diventa madri sempre più tardi: l’età media al primo figlio ha superato i 32,6 anni, uno dei valori più alti in Europa. Non è quasi mai soltanto una scelta personale, ma spesso una necessità legata alla precarietà del lavoro e alla difficoltà di raggiungere una stabilità economica. I dati Istat mostrano che il tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni senza figli è del 77,4%, ma scende al 58,3% quando c’è un figlio in età prescolare. Molte madri si ritrovano così a svolgere il ruolo di “ammortizzatore sociale”, schiacciate tra la cura dei figli piccoli e, talvolta, il sostegno ai genitori anziani. Come raccontano alcune mamme del territorio aquilano, spesso ci si sente il pilastro di un sistema che continua a delegare gran parte del lavoro di cura alle famiglie, soprattutto alle donne.

Le difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita familiare emergono anche nel mondo dell’imprenditoria femminile. Come riporta il RapportoCRESA 2026, in Italia circa 3.200 imprese femminili chiudono ogni anno per ragioni legate alla vita privata delle imprenditrici, tra cui maternità e gestione degli impegni familiari. Il dato mostra come il problema non riguardi solo il lavoro dipendente ma anche chi sceglie di avviare un’attività in proprio: la difficoltà di conciliare responsabilità imprenditoriali, cura dei figli e carichi domestici continua a rappresentare uno degli ostacoli principali alla stabilità e alla crescita delle imprese guidate da donne.

Spesso si parla delle difficoltà di conciliazione per chi ha già figli, ma molto più raramente si considera la condizione di chi vorrebbe diventare madre e non riesce a farlo nei tempi desiderati. Per molte giovani donne, infatti, la scelta di avere un figlio non è rimandata solo per motivi personali, ma perché il contesto sociale ed economico “rende difficile sentirsi nelle condizioni giuste per affrontare una scelta simile”. Contratti precari, stipendi bassi, carriere ancora in costruzione e servizi per l’infanzia insufficienti spingono molte donne a posticipare la maternità ben oltre l’età che avevano immaginato. Il risultato è che una decisione profondamente personale finisce spesso per essere modellata da fattori esterni, trasformando il desiderio di avere un figlio in un equilibrio complesso tra aspirazioni, sicurezza economica e prospettive di futuro.

Questa pressione costante può avere effetti anche sulla salute. Studi recenti indicano che lo stress cronico, alimentato anche dai modelli di “maternità perfetta” diffusi sui social network, può contribuire allo sviluppo di disturbi fisici e psicologici. Il cosiddetto “carico mentale” – la responsabilità di organizzare ogni aspetto della vita familiare – aumenta il rischio di stanchezza cronica, problemi alla tiroide e altre patologie legate allo stress. In molti casi il corpo diventa il primo segnale di un equilibrio che fatica a reggere il peso di aspettative sempre più elevate.

Sul piano normativo il divario tra i genitori resta evidente. Se la madre ha diritto a mesi di tutela obbligatoria, il padre dispone di soli dieci giorni di congedo, una differenza che di fatto continua a concentrare sulle donne la maggior parte delle responsabilità domestiche. Non a caso in Italia oltre il 70% del lavoro di cura e della gestione della casa è ancora svolto dalle donne. In questo contesto, i servizi per l’infanzia diventano fondamentali. Il Comune dell’Aquila, nel 2024, ha ampliato i posti disponibili negli asili nido con nuovi investimenti, avvicinandosi all’obiettivo europeo di copertura del 33%. Secondo le testimonianze raccolte, la possibilità di inserire un bambino al nido già a tre mesi rappresenta spesso l’unica alternativa per continuare a lavorare, evitando di uscire dal mercato del lavoro – un fenomeno che in Italia riguarda ancora decine di migliaia di donne ogni anno.

Anche il mondo universitario sta cercando di andare sempre più incontro ai bisogni delle loro studentesse madri. Alcuni atenei permettono di non frequentare le lezioni obbligatorie, consentendo loro di proseguire gli studi durante il periodo dell’allattamento. Tuttavia, il passaggio dall’università al lavoro resta uno dei momenti più delicati. Le storie di chi ha scoperto di essere incinta proprio alla fine degli esami raccontano spesso di progetti professionali che cambiano direzione.La maternità ti porta a fare scelte piuttosto che altre, anche a cogliere opportunità nuove che non avresti mai immaginato, raccontano alcune giovani mamme.

L’Università degli Studi dell’Aquila, nel suo regolamento sulla contribuzione studentesca, prevede misure concrete per alleggerire il carico economico e burocratico delle giovani madri: tra le agevolazioni principali spicca uno sconto del 30% sul COA (Contributo Onnicomprensivo Annuale) per le studentesse che hanno avuto un figlio nel corso dell’anno solare precedente all’iscrizione. Oltre al sostegno economico, l’Ateneo garantisce tutele specifiche per la salute e la flessibilità didattica, come il diritto di astenersi dalla frequentazione di laboratori a rischio fino al settimo mese dopo il parto e la possibilità di partecipare alle lezioni in aula anche durante il periodo di astensione obbligatoria, favorendo una postura dinamica e offrendo supporto attraverso i servizi di ascolto (SACS) e la flessibilità dei dipartimenti nella gestione delle scadenze d’esame.

In questo scenario, la crescita professionale delle donne continua a poggiare molto sulla disponibilità della rete familiare: partner presenti e nonni pronti a dare una mano. Ma quando questa rete manca, le difficoltà diventano evidenti. Senza un rafforzamento dei servizi e una maggiore condivisione dei carichi di cura, la maternità rischia di restare non solo una sfida personale, ma anche uno dei principali ostacoli alla piena partecipazione delle donne al mondo del lavoro.

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