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Camere con vista, al referendum chi rischia è il Pd

Camere con vista: l’editoriale di Giuseppe Sanzotta. L’analisi del referendum. L’ora della verità. ma a rischiare è sopratutto il Pd.“ Gli italiani accorrono sempre in soccorso del vincitore”. E’ un aforisma di Ennio Flaiano che potremmo prendere a prestito per descrivere questa campagna elettorale per il referendum

Camere con vista: l’editoriale di Giuseppe Sanzotta. L’analisi del referendum. L’ora della verità. ma a rischiare è soprattutto il Pd.

Gli italiani accorrono sempre in soccorso del vincitore”. E’ un aforisma di Ennio Flaiano che potremmo prendere a prestito per descrivere questa campagna elettorale per il referendum. Questo perché molto si è giocato sugli aspetti psicologici dell’elettorato. Fin dall’inizio il fronte del No, consapevole di essere in partenza sfavorito, ha giocato cercando di incuneare la convinzione che i consensi alla bocciatura della riforma fossero in forte aumento con il passare del tempo. Che sia vero è tutto da dimostrare. Ma un successo mediatico il fronte del No lo ha avuto: incuneando in tutti la convinzione che l’elettorato contrario alla riforma non solo fosse in crescita, ma che probabilmente fosse ormai maggioranza soprattutto con una forte astensione. E qui c’è tutto Flaiano. Incuneare la convinzione della vittoria aiuta a vincere. Spinge a schierarsi tra chi festeggia. Tattica studiata a tavolino o casuale? Sta di fatto che i sondaggi hanno stentato, a differenza di altre situazioni ad essere convincenti favorendo la prudenza o la paura per un risultato che altrimenti, vedendo gli schieramenti in campo dovrebbe avere l’esito scontato. Infatti ammettendo che nel paese i partiti di governo e quelli di opposizioni si equivalgano, c’è il fatto che nel centrodestra non si segnalano defezioni. Invece nel fronte opposto, da Calenda, a esponenti del Pd, passando per i radicali e i renziani sono in tanti schierati per il Sì. Fare le previsioni su quei numeri però oggi non vale. Effetto della propaganda di chi ha saputo presentarsi e convincere di essere vincente senza averne la certezza? Sta di fatto che l’attesa è tutta per il pomeriggio di lunedì 23 quando saranno conteggiate le schede. E in attesa del momento della verità e non delle suggestioni, la campagna elettorale si è intensificata, alimentando la polemica. C’è anche la domanda sulle conseguenze del voto. In caso di vittoria il governo uscirà rafforzato anche se quella sinistra che si è schierata per il Sì reclamerà parte della vittoria. La vittoria del No non comporterà alcuna crisi di governo; Giorgia Meloni è stata perentoria su questo. Non ci sarebbero nemmeno accuse o recriminazioni: tutti i leader hanno fatto il proprio dovere. Semmai qualche problema potrebbe esserci nel ministero di Nordio.

referendum giustizia
Invece imprevedibili appaiono le conseguenze nello schieramento di centrosinistra nel suo complesso. La sconfitta avrebbe sicuramente dei contraccolpi nel Pd, dove esponenti di primo piano hanno scelto di schierarsi apertamente in contrasto con la scelta del partito. Potrebbe essere l’avvio di una scissione, magari verso la sponda renziana? Oppure un primo segnale verso la Schlein che potrebbe essere accusata di sudditanza al leader dei 5Stelle Conte.
Diversamente una vittoria dei No rafforzerebbe la segreteria del Pd fino al punto che potrebbe anche chiudere con i suoi oppositori interni. Insomma un successo da gestire, ma pur sempre un successo. I 5Stelle invece rischiano molto poco. Una eventuale sconfitta potrà pur sempre essere addebitata alle divisioni degli alleati, cioè il Pd.
Difficile, quando si parla di referendum costituzionali, non pensare a Renzi che proprio con quel voto ha visto la rapidissima discesa del suo consenso. Aveva riportato oltre il 40 per cento alle elezioni europee, solo pochi anni dopo il suo gruppo conta poco più del 2 per cento. E quel referendum perso è stato lo spartiacque tra il trionfo e la caduta. Consapevole di tutto questo, Giorgia Meloni, ha cercato di tenere fuori il suo futuro e quello dell’esecutivo dalla partita, ha fatto anche di più, ha detto con chiarezza che la riforma non ha colore politico disinnescando, in parte, le conseguenze sul governo di un eventuale voto negativo e aprendo agli elettori non di destra.
Tutto il contrario di quel che è accaduto nei partiti di sinistra che, comunque vada, hanno tutto o quasi da temere dal voto. Perfino una vittoria, se mal gestita, potrebbe rivelarsi negativa per una coalizione che appare perennemente in costruzione dove i leader più che alleati appaiono sempre in competizione. Ogni riferimento a Schlein e Conte non è casuale.

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