Referendum sulla Giustizia, Luciano D’Amico: “Questa pseudo-riforma è un imbroglio”
Referendum sulla Giustizia, l’intervista a Luciano D’Amico (Patto per l’Abruzzo): “Votare no, per preservare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”.
“Questa pseudo-riforma è un imbroglio, se dovesse passare, nel medio e lungo periodo minerebbe l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, un potere che incide fortemente nella vita quotidiana dei cittadini e che quindi non può essere controllata dalla politica in modo così pervasivo”. Così Luciano D’Amico, capogruppo di Patto per l’Abruzzo in Consiglio regionale, nel suo appello al voto per il no al referendum.
Punto per punto le critiche alla riforma.
1 – Separazione delle carriere.
“Le carriere – sottolinea D’Amico – sono di fatto già separate attraverso la separazione delle funzioni: il passaggio tra funzione inquirente e giudicante è possibile una sola volta, dopo 10 anni di carriera e con l’obbligo di spostarsi di regione. Ed è una prassi che coinvolge molto meno dell’1% dei magistrati. La scusa della separazione delle carriere serve come specchietto per le allodole per andare a spacchettare il CSM.
2 – Due CSM separati e modalità di scelta dei componenti.
“Il CSM oltre a perdere di rilievo attraverso lo spacchettamento, viene minato nella sua autonomia nella scelta dei componenti, 5 dei quali scelti dal Parlamento – da una rosa di 10 nomi – e gli altri per estrazione su 9mila magistrati”. Proprio questo meccanismo, secondo D’Amico, sarebbe alla base dei rischi rispetto ad autonomia e indipendenza: “Anche oggi, con il CSM unico, ci sono membri scelti dalla politica, ma gli altri sono eletti sulla base di programmi e visioni condivise; sorteggiarli da una base di 9mila magistrati significa lasciare ampio spazio alla rappresentanza politica, perché gli altri non avranno più un programma condiviso e sostenuto dalle elezioni. La questione delle correnti viene strumentalizzata per alcune distorsioni, ma è come voler cancellare i partiti per alcuni casi di corruzione e scegliere i parlamentari per sorteggio. La rappresentanza politica è una cosa seria, nessuno vorrebbe estrarre a sorte un sindaco, un presidente di regione o un parlamentare… perché si dovrebbe fare con la magistratura? Le correnti servono perché anche in magistratura la rappresentanza dev’essere scelta sulla base di un programma, di una visione. Se questo viene meno è evidente la politica avrà una capacità di influire determinante”.
3 – Alta Corte disciplinare.
“Per quanto riguarda l’Alta Corte disciplinare il problema è lo stesso, con il metodo del sorteggio. Senza contare il meccanismo insolito dell’azione disciplinare, per cui l’Appello contro una decisione avverrà davanti alla stessa Corte, seppur in composizione diversa”.
Quindi l’appello al voto sul referendum: “Andiamo tutti a votare e votiamo no, perché questa riforma è un imbroglio. Se dovesse passare, nel medio e lungo periodo andrebbe a minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Perché questa non è una riforma della Giustizia, ma una riforma della magistratura che non inciderà minimamente sul funzionamento della giustizia di cui in questa campagna elettorale si sottolineano tante criticità. È come andare dal dottore perché fa male la gola e lui toglie l’appendicite dicendo che così il paziente starà meglio. Si dice che non sia un voto politico, ma di tipo tecnico. Invece è proprio un voto politico, perché ci sono in gioco due visioni alternative della magistratura: la visione di chi la vuole autonoma e indipendente e chi la vuole assoggettata dalla politica. D’altra parte questo Governo è nato su tre punti principali di programma: l‘autonomia differenziata che voleva la Lega, il premierato voluto da PdI e la riforma della magistratura voluta da Forza Italia. L’autonomia differenziata è stata bocciata dalla Corte Costituzionale, per il premierato al momento non tira una buona aria e allora si sono tuffati sulla riforma della magistratura”.





