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Fallimento ristorante Oro Rosso, condannati 2 professionisti aquilani  per bancarotta fraudolenta

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per i due professionisti aquilani Fabrizio Di Cola e Annamaria Bonanni, accusati di bancarotta fraudolenta per distrazione in merito al fallimento del ristorante Oro Rosso.

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per i due professionisti aquilani Fabrizio Di Cola e Annamaria Bonanni, accusati di bancarotta fraudolenta per distrazione in merito al fallimento del ristorante Oro Rosso.

In primo grado erano stati condannati a 3 anni, pena poi ridotta in Appello e confermata dalla Cassazione che pone fine alla vicenda giudiziaria, al cui centro c’era la gestione della Società Novantanove, di cui Roberto Di Cola era il legale rappresentante prima del fallimento. I fatti risalgono al 2021. Secondo l’accusa, entrambi sono stati protagonisti di cessioni da parte della società, al fine di spogliarsi di fonti di reddito a danno dei creditori. La vicenda era nata su segnalazione da parte del curatore fallimentare della società, l’avvocato Francesca Caccia, costituitasi parte civile nel processo. La difesa dei due imputati è stata curata dagli avvocati Federico Cinque e Roberto Madama, entrambi del foro dell’Aquila.

Secondo l’accusa, nel 2013 l’imprenditore aveva affittato il ramo d’azienda Oro Rosso, un locale che si trovava alla Fontana Luminosa,  alla società La Quintana per un canone di 9mila euro mensili.

Sempre secondo l’accusa, nel 2015, Di Cola avrebbe ceduto lo stesso ramo d’azienda alla moglie, Annamaria Bonanni, amministratore della Lorel Srls, per 20mila euro. Come riporta Il Messaggero, l’operazione che ha portato al processo e alla condanna, compiuta in concorso tra i due imputati, avrebbe avuto il preciso scopo di spogliare la società Novantanove delle proprie fonti di reddito e dei propri beni a favore della società Lorel (società partecipata al 50% dai figli della coppia). Tale manovra avrebbe causato il dissesto della ditta fallita, rendendo impossibile la prosecuzione dell’attività economica e danneggiando gravemente i creditori, che non hanno potuto soddisfarsi né sui canoni di affitto né sui beni aziendali.

Bancarotta fraudolenta, condannati a 3 anni 2 professionisti aquilani