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Rissa fuori dal BeOne, parla la proprietà: paga chi lavora, investe nel territorio e rispetta le regole

Parlano i proprietari del BeOne: sempre agito per la sicurezza dei più giovani, la rissa era all’esterno ma viene chiuso il locale. Così si penalizza chi investe sul territorio e rispetta le regole

Rissa fuori dal locale, ma chiude dentro: a pagare è chi lavora, investe nel territorio e rispetta le regole.
Si apre così la nota con la quale la proprietà del BeOne commenta quanto successo nelle ultime ore. Ne abbiamo parlato sul Capoluogo : una rissa scoppiata all’esterno del locale e poi, a seguire, la chiusura per otto giorni del BeOne, con conseguente annullamento della serata per i 100 giorni prevista per oggi.

I gestori del BeOne non ci stanno e in una nota ricostruiscono quanto successo, sottolineando quanto sia difficile portare avanti questo tipo di attività.  Pubblichiamo integralmente la nota

Rissa fuori dal locale, chiusura dentro: quando a pagare è chi lavora, investe nel territorio e rispetta le regole

Lo scorso sabato, ha riaperto le sue porte la storica discoteca Be One, locale simbolo della movida aquilana nel periodo post-sisma. Un luogo che, grazie a importanti investimenti e alla determinazione di chi ha scelto di credere nella città, era tornato a rappresentare uno dei principali punti di riferimento per i giovani aquilani desiderosi di tornare a vivere e condividere la notte.

Il Be One non è mai stato semplicemente un’attività commerciale. Per molti è stato soprattutto un progetto sociale: un tentativo concreto di restituire ai giovani uno spazio di incontro e aggregazione dopo il terremoto del 6 aprile, quando la città si è improvvisamente ritrovata senza luoghi di socialità. Non a caso la riapertura era stata lanciata con uno slogan simbolico: “si torna a casa”.

In un contesto in cui sempre più ragazzi faticano a trovare luoghi sicuri dove incontrarsi, la gestione ha deciso di ripartire investendo ancora una volta nella struttura e nella sicurezza. Adeguamenti agli impianti, presidi antincendio, idranti, uscite di sicurezza, formazione del personale, responsabili dedicati alla gestione delle emergenze e operatori presenti a ogni accesso: interventi concreti, sostenuti con risorse proprie, per garantire standard elevati e serate in piena sicurezza.

Eppure, oggi tutto questo sembra non bastare.

A seguito di una rissa avvenuta all’esterno del locale, in uno spazio pubblico e quindi al di fuori della gestione diretta della struttura, è stato disposto un provvedimento di chiusura temporanea dell’attività.

A riprova della sicurezza del locale, la stessa sera, a causa di un avventore regolarmente denunciato, che ha spruzzato dello spray al peperoncino al centro della pista, l’operazione di evacuazione del locale è avvenuta in tutta sicurezza, in tempi strettissimi, applicando tutte le procedure prescritte e senza che nessuno dei ragazzi presenti in quel momento abbia riportato conseguenze.

La chiusura arriva inoltre, senza tenerne alcun conto, in un momento particolarmente delicato per centinaia di giovani della città. Domani infatti sono previste le serate dei “100 giorni”, una ricorrenza molto sentita dagli studenti delle classi quinte che segna simbolicamente l’inizio del conto alla rovescia verso l’esame di maturità. Per molti ragazzi rappresenta uno dei momenti più importanti della vita scolastica: una serata di festa, condivisione e socialità da vivere insieme ai compagni.

Il provvedimento rischia quindi di privare molti studenti di questa occasione, colpendo una generazione che ha già vissuto anni complessi e che, nel caso dell’Aquila, porta ancora i segni della disgregazione sociale seguita al sisma.
In una città che ha visto ridursi progressivamente gli spazi di aggregazione giovanile, la chiusura di uno dei pochi luoghi organizzati e controllati dove i ragazzi possono incontrarsi finisce inevitabilmente per lasciare un vuoto difficile da ignorare.

L’episodio di sabato notte che, secondo quanto ricostruito, non ha provocato feriti e che si è verificato proprio dopo che alcune persone erano state allontanate dal locale per evitare che disturbassero la serata e creassero problemi all’interno della struttura ha finito per pregiudicare e vanificare quell’entusiasmo che a fatica si cerca di riportare. In altre parole, proprio mentre veniva applicata quella politica di prevenzione e controllo che da sempre caratterizza la gestione del locale, purtroppo qualcosa è andato storto.

Ed è qui che nasce una domanda inevitabile.

Se chi gestisce un locale investe nella sicurezza, forma il personale, controlla gli accessi e allontana chi può creare problemi, ma poi viene comunque colpito da provvedimenti per fatti accaduti in uno spazio pubblico fuori dal proprio controllo, quale messaggio si sta mandando a chi decide di investire, lavorare e costruire occasioni di socialità nel territorio?

La conseguenza, ancora una volta, rischia di essere sempre la stessa: meno spazi sicuri per i giovani e meno imprenditori disposti a mettersi in gioco per creare luoghi di aggregazione controllati e responsabili.

Per una città che, dopo il terremoto, ha già visto scomparire tanti luoghi di incontro e socialità, è una riflessione che merita di essere fatta.