Iran, il futuro è donna
Esmail Mohades: “Il futuro democratico dell’Iran è donna: un passaggio necessario verso una società fondata sull’uguaglianza e sulla giustizia sociale”.
Mentre in Iran la guerra prosegue con i bombardamenti di USA e Israele, lo scontro si sposta anche sulla successione di Khamenei. Il Regime punta sul figlio, Mojtaba , ma Trump ha chiuso a questa soluzione. Intanto il Consiglio nazionale della Resistenza iraniana ha già l’alternativa democratica: Maryam Rajavi, individuata come presidente per il periodo di transazione.
“Poiché la guerra del popolo iraniano e della sua resistenza organizzata mira al rovesciamento del regime, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana – fondato a Teheran nel luglio 1981 – ha definito la propria posizione nei documenti approvati dal Consiglio stesso, composto da 530 membri, di cui il 53 per cento donne. Una composizione che racconta già da sola quale sia la direzione del futuro dell’Iran“. Così lo scritto iraniano Esmail Mohades nel suo ultimo articolo su L’Opinione traccia la visione dell’Iran del futuro, in cui le donne non saranno sottomesse al potere politico e religioso, ma faranno parte di una rivoluzione democratica che è già in atto e attende solo di essere riconosciuta dalla comunità internazionale. Il Consiglio nazionale della Resistenza ha già annunciato la formazione di un governo di transizione, a capo del quale ha indicato Maryam Rajavi come presidente scelta dallo stesso Consiglio, in linea con i principi che lo stesso si è dato.
“In questa lotta – scrive Mohades – le donne hanno un ruolo decisivo. Il futuro democratico dell’Iran è donna: un passaggio necessario verso una società fondata sull’uguaglianza e sulla giustizia sociale. I governi occidentali hanno un’occasione storica: per porre fine alla guerra, e soprattutto all’immane sofferenza della popolazione, riconoscano la legittima resistenza che lotta contro ogni forma di dittatura, sia monarchica che teocratica. Riconoscano ufficialmente il governo provvisorio del Consiglio Nazionale della Resistenza, finalizzato al trasferimento della sovranità al popolo iraniano e alla costituzione di una Repubblica democratica conforme al programma in dieci punti della presidente Maryam Rajavi riportato di seguito:
1) Rifiuto del velayat-e faqih (Governo clericale assoluto). Affermazione della sovranità popolare in una repubblica fondata sul suffragio universale e sul pluralismo;
2) Libertà di parola, libertà dei partiti politici, libertà di riunione, libertà di stampa e di Internet; soppressione e scioglimento del Corpo dei guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc), della Forza terroristica Qods, dei gruppi in borghese, dell’impopolare Basiji, del Ministero dell’Intelligence, del Consiglio della Rivoluzione culturale e di tutte le pattuglie e istituzioni repressive in città, villaggi, scuole, università, uffici e fabbriche;
3) Impegno per le libertà e i diritti individuali e sociali in conformità con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Sciogliere tutte le agenzie preposte alla censura e all’inquisizione. Giustizia per i prigionieri politici massacrati, divieto di tortura e abolizione della pena di morte;
4) Separazione tra religione e Stato e libertà di religioni e fedi;
5) Completa uguaglianza di genere nell’ambito dei diritti politici, sociali, culturali ed economici ed equa partecipazione delle donne alla dirigenza politica. Abolizione di ogni forma di discriminazione; diritto di scegliere liberamente il proprio abbigliamento; diritto di sposarsi e di divorziare liberamente e di ottenere istruzione e lavoro. Divieto di ogni forma di sfruttamento contro le donne sotto qualsiasi pretesto;
6) Un sistema giudiziario e giuridico indipendente coerente con gli standard internazionali basato sulla presunzione di innocenza, il diritto alla difesa, il diritto di appello e il diritto a essere giudicati in un tribunale pubblico. Piena indipendenza dei giudici. Abolizione della legge della sharia dei mullah e scioglimento dei Tribunali della Rivoluzione islamica;
7) Autonomia per le nazionalità e le etnie iraniane e rimozione delle doppie ingiustizie contro di loro, in coerenza con il piano del Cnri per l’autonomia del Kurdistan iraniano;
8) Giustizia e pari opportunità nel campo dell’occupazione e dell’imprenditorialità per tutto il popolo iraniano in un’economia di libero mercato. Ripristino dei diritti di operai, agricoltori, infermieri, impiegati, insegnanti e pensionati;
9) Protezione e riabilitazione dell’ambiente, che è stato massacrato sotto il Governo dei mullah;
10) Un Iran non nucleare che sia anche privo di armi di distruzione di massa. Pace, coesistenza e cooperazione internazionale e regionale“.
Insomma, l’Iran democratico è pronto, ma ha bisogno di sostegno e riconoscimento.










