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Daniela Di Maggio e Alessandra Accardo, il coraggio delle donne al Premio Borsellino

A Palazzo Margherita un incontro del Premio Borsellino dedicato al coraggio delle donne: la testimonianza di Daniela Di Maggio, madre di Giogiò, e della poliziotta Alessandra Accardo, tra dolore, memoria e impegno civile.

Nel cuore istituzionale della città, a Palazzo Margherita, il Premio Borsellino ha dato spazio non solo alla memoria, ma soprattutto alle voci di chi ha trasformato il dolore in testimonianza civile. Un incontro intenso e carico di significato ha visto protagoniste Daniela Di Maggio, madre di Giogiò, che ha condiviso con coraggio la tragica storia del figlio e il suo impegno perché quella perdita non resti solo una ferita privata ma diventi un messaggio per tutti, e Alessandra Accardo, poliziotta che ha raccontato la sua esperienza di vittima di violenza, portando una testimonianza forte di resilienza e determinazione.

Due storie diverse, unite dalla stessa forza, quella di chi sceglie di parlare, di esporsi e di trasformare il dolore in consapevolezza e impegno civile. L’incontro è stato organizzato dal’associazione Ets Società Civile, nell’ambito del 34° Premio Borsellino, per un momento educativo, di riflessione e sensibilizzazione in occasione della Giornata internazionale della donna. Alla presenza degli studenti, l’iniziativa ha voluto rappresentare anche un’occasione per riflettere sui progressi compiuti in tema di diritti delle donne e per celebrare il loro ruolo non solo con gesti simbolici, ma anche con attenzione ai temi del rispetto, della valorizzazione delle diversità e della parità. “Mio figlio era un ragazzo buono, un musicista promettente, un giovane pieno di sogni“, racconta Daniela Di Maggio ai microfoni del Capoluogo. “È stato insignito della medaglia al valore civile dopo la sua morte, una medaglia che ho voluto tatuare sul braccio. Non ci sono parole per descrivere la perdita di un figlio. Per questo vado nelle scuole e ovunque mi chiamino a raccontare la sua storia, perché il coraggio di Giogiò continui a vivere e possa essere un esempio per gli altri“.

Le interviste

La notte del 31 agosto 2023, Giovanbattista Cutolo, “Giogiò” così lo chiamavano amici e familiari, si trovava con la fidanzata vicino a una paninoteca nel centro di Napoli. È scoppiata una lite per motivi banali. Durante la discussione, un ragazzo minorenne ha estratto una pistola e gli ha sparato, colpendolo mortalmente. Il responsabile, che all’epoca aveva 17 anni, è stato processato dal tribunale dei minorenni. Nel marzo 2024 è stato condannato a 20 anni di carcere, la pena massima prevista per un minorenne con rito abbreviato. Era un giovane musicista molto talentuoso, suonava il corno ed era membro dell’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli. Dopo la sua morte è stato insignito della medaglia d’oro al valore civile per il coraggio dimostrato nel tentativo di difendere un amico durante l’aggressione. la madre Daniela, scrittrice e insegnante (ha lavorato nel campo della cultura e della formazione), dopo l’omicidio del figlio è diventata una voce molto attiva contro la violenza giovanile. Ha fondato l’associazione “Giogiò Vive”, con cui organizza incontri nelle scuole per promuovere legalità, gentilezza e cultura. Dopo la tragedia questa donna coraggiosa ha trasformato il dolore in attivismo sociale e culturale per ricordare il figlio e sensibilizzare i giovani.

daniela di maggio

L’assessore Ersilia Lancia, presente all’incontro, ha ricordato l’impegno portato avanti nel mese di marzo con iniziative di sensibilizzazione dedicate al valore delle donne. “La Giornata della donna non può e non deve essere solo una ricorrenza di un giorno“, ha sottolineato. “Deve diventare un percorso di consapevolezza che dura tutto l’anno. Storie come quelle di Daniela e Alessandra raccontano il coraggio, la forza e la dignità di tante donne che, anche dopo il dolore, trovano la forza di rialzarsi e di trasformare la propria esperienza in un messaggio per la comunità“.

Accanto alla testimonianza della mamma di Giogiò, anche quella di Alessandra Accardo, poliziotta e vittima di violenza, che ha scelto di raccontare la propria esperienza per incoraggiare altre donne a non restare in silenzio. “Denunciare non è facile, soprattutto quando la violenza entra nella tua vita e ti segna profondamente“, ha spiegato. “Ma parlare è il primo passo per riprendersi la propria libertà. Nessuna deve sentirsi sola: chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza“.

Alessandra Accardo è una poliziotta della Questura di Napoli, vittima di una brutale aggressione nel 2022. Nella notte tra 19 e 20 ottobre 2022, dopo aver finito il turno di lavoro, stava per salire in macchina nella zona del porto di Napoli. Un uomo l’ha aggredita alle spalle, picchiata violentemente e poi violentata. L’aggressore, un 23enne di origine bengalese, è stato arrestato poco dopo. Nel marzo 2023 è stato condannato a 14 anni di carcere per violenza sessuale e tentato omicidio. Dopo l’aggressione, nonostante le gravi ferite fisiche e psicologiche, Alessandra Accardo è tornata a lavorare come poliziotta e ha deciso di raccontare pubblicamente la sua storia per aiutare altre vittime di violenza. Oggi partecipa spesso a eventi e incontri contro la violenza sulle donne, usando la sua esperienza come testimonianza di forza e rinascita, diventando un simbolo di coraggio e denuncia della violenza di genere in Italia.

A sottolineare il valore della memoria e del racconto è stata anche Gida Salvino, regista e sceneggiatrice Rai, direttrice del Torino Film Festival e da sempre impegnata in documentari di forte valore sociale. “Le storie come quelle di Daniela e Alessandra hanno una forza straordinaria“, ha osservato. “Il racconto, che sia attraverso il cinema, la televisione o incontri come questo, ha il compito di accendere coscienze e di trasformare esperienze dolorose in memoria collettiva e consapevolezza civile”.

Al termine dell’incontro alle  3 prestigiose ospiti è stata donata una presentosa dal disegno esclusivo, gioiello dell’arte orafa abruzzese dalle radici antiche e dal significato profondo, simbolo tangibile di sentimenti profondi e duraturi che legano le persone.

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