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Orso marsicano sempre più attivo in inverno, come convivere con il cambiamento

Orso marsicano attivo anche d’inverno a causa delle temperature più miti, il Pnalm spiega come affrontare rischi, prevenzione e convivenza

Gli inverni più caldi modificano i ritmi dell’orso bruno marsicano: c’è chi rimane in letargo e chi, invece, decide di anticipare il risveglio. C’è anche chi, in tana, non c’è mai andato. Il PNALM spiega comportamenti, rischi per chi vive nei paesi e misure di prevenzione efficaci per convivere serenamente con la fauna selvatica del territorio.

È quello che sta accadendo in queste settimane tra il Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Maiella, dove un esemplare femmina di orso bruno marsicano continua a spostarsi assieme a tre giovani cuccioli di un anno tra montagna e centri abitati. Il passaggio dell’orso lascia tracce molto concrete: pollai danneggiati, apiari visitati, piccoli allevamenti familiari presi di mira, orti distrutti.

A darne notizia è proprio il Pnalm, “Non tutti reagiscono allo stesso modoc’è chi resta in tana più a lungo e riparte in primavera e chi invece, con temperature più alte e clima instabile, si rimette in movimento prima”.

Il comportamento, spiegano gli esperti, è una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici e della disponibilità di cibo. “Sappiamo bene cosa significanon è solo un episodio di natura, ma un problema concreto per chi subisce un danno e per chi vive con preoccupazione questa presenza”.

Molti degli episodi registrati sono avvenuti fuori dal territorio del Parco e del suo perimetro, dove le competenze amministrative cambiano. L’obiettivo, però, resta comune: “tutelare le persone e gli orsi, soprattutto nei paesi meno abituati a queste presenze”. Per questo è attiva una collaborazione con istituzioni, Carabinieri Forestali, Regioni e associazioni impegnate nella conservazione come Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines.

Cosa fare 

Inseguimenti, tentativi di allontanamento improvvisati o cibo lasciato all’esterno per “spostare” l’animale rischiano di ottenere l’effetto opposto. “Le iniziative fai-da-tepossono abituare ancora di più l’orso alla presenza umana”. Anche la diffusione sui social di foto e video con indicazioni precise di luogo e orario viene sconsigliata, perché può attirare curiosi e aumentare la pressione sull’animale.

Prevenire è sempre meglio che curare:“Pollai e recinti ben chiusi, gestione corretta dei rifiuti organici e segnalazioni tempestive fanno davvero la differenza”, ribadiscono dal Parco. La soluzione sta in interventi semplici: strutture davvero protette e non facilmente accessibili diventano il primo strumento per evitare danni e tensioni. “Con presenze più frequenti e inverni sempre più caldi, ciò che in passato poteva sembrare sufficiente può non bastare più”. Ridurre il cosiddetto “cibo facile” significa proteggere gli allevamenti, ma anche evitare che l’orso associ i centri abitati a una fonte alimentare stabile.

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