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Fotografia del commercio a L’Aquila, dati alla mano e voci dal territorio

Come sta il commercio a L’Aquila: la fotografia dei ricercatori. Più imprese ma più piccole, ristorazione stabile rispetto al pre-sisma. La voce dei commercianti nel report presentato al GSSI.

Fotografia del commercio a L’Aquila: ristorazione stabile rispetto al pre-sisma, mentre calano gli esercizi di vicinato, anche per effetto dell’e-commerce. È quanto emerge dal report “La ricostruzione nel centro storico dell’Aquila: la prospettiva dei commercianti”, presentato al GSSI. Il confronto con altre città del Centro Italia conferma il trend nazionale anche per L’Aquila.

A oltre quindici anni dal sisma del 2009, il centro storico dell’Aquila continua a rappresentare un caso di studio emblematico per comprendere come una calamità naturale possa ridisegnare in profondità la traiettoria economica e sociale di un territorio. Il rapporto “La ricostruzione nel centro storico dell’Aquila: la prospettiva dei commercianti”, curato da Giovanni Baiocchetti, Gloria Cicerone, Alessandra Faggian e Federico Zampollo, studiosi afferenti alla IULM e al Gran Sasso Science Institute, prova a misurare questa trasformazione combinando dati statistici ufficiali e un’indagine diretta su circa il 60% degli operatori commerciali del centro storico aquilano.

L’analisi, basata su dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) relativi al periodo 2001-2020, mostra come il terremoto abbia inizialmente prodotto una brusca contrazione del numero di imprese e addetti nel 2009 e nel 2010. Dal 2011 in poi, tuttavia, la traiettoria cambia: rispetto allo scenario controfattuale – cioè a ciò che sarebbe accaduto in assenza del sisma – il comune registra un numero di imprese e di occupati superiore alle attese. È un effetto plausibilmente connesso ai fondi per la ricostruzione, affermano gli studiosi, che hanno alimentato nuova attività economica. Parallelamente, però, dal 2015 emerge una riduzione della dimensione media delle imprese: le attività sono più numerose, ma mediamente più piccole e con meno dipendenti.

Il settore edile, dopo un picco immediatamente successivo al terremoto, torna a rappresentare circa il 15% delle imprese attive, ma continua ad assorbire una quota più elevata di addetti, stabilmente attorno al 18%. Il commercio al dettaglio, invece, registra un calo progressivo: nel 2023 la sua incidenza sul totale delle imprese e degli occupati risulta inferiore di diversi punti percentuali rispetto al periodo pre-sisma. La ristorazione mostra, invece, un andamento diverso: il numero di imprese rimane relativamente stabile, ma cresce il peso in termini occupazionali, segnalando una maggiore capacità di assorbimento di forza lavoro.

Commercio L’Aquila, ristorazione stabile nel dopo sisma

Su questo punto, il rapporto introduce un elemento che ridimensiona una percezione molto diffusa nel dibattito pubblico cittadino: l’idea che, dopo il terremoto, le attività di somministrazione siano aumentate in modo esponenziale non trova conferma nei dati. Le attività di ristorazione e somministrazione di cibi e bevande risultano effettivamente cresciute in percentuale sul totale delle attività presenti nel centro storico, ma questo aumento relativo è in larga parte riconducibile alla diminuzione degli esercizi di vicinato. In termini assoluti, il numero di attività di somministrazione appare sostanzialmente invariato rispetto al periodo pre-sisma.

Il confronto con i dati ISTAT sull’intero territorio comunale rafforza questa lettura. Se si paragona l’andamento delle attività dei servizi di ristorazione all’Aquila con quanto registrato nello stesso arco temporale in Abruzzo, nel Mezzogiorno e in Italia, emerge come il capoluogo abruzzese non rappresenti un caso di espansione anomala. L’apparente “boom” della ristorazione , dunque, sembra derivare più da un riequilibrio interno al tessuto commerciale – con il ridimensionamento di altre tipologie di attività – che da un’esplosione numerica del settore.

Commercio L’Aquila, il confronto con altre città

Per comprendere meglio l’incidenza dell’evento sismico su queste dinamiche, il rapporto propone inoltre un confronto con il centro storico di Perugia, città che condivide con L’Aquila alcune caratteristiche strutturali: posizione in area interna, ruolo di capoluogo regionale, presenza di un centro storico di dimensioni rilevanti e forte connotazione universitaria. A differenza dell’Aquila, però, Perugia non ha subito il terremoto del 2009. I dati, forniti dallo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del capoluogo umbro, consentono di osservare come la composizione delle attività commerciali si sia evoluta in un contesto privo di shock sismico, offrendo così un termine di paragone utile per isolare gli effetti specifici della ricostruzione aquilana.

Mentre Perugia ha registrato una crescita del 24% del numero di attività, all’Aquila si osserva una riduzione complessiva di circa il 43%, imputabile soprattutto alla lunga interruzione dell’accesso al centro storico e alla lenta riattivazione degli spazi commerciali durante la ricostruzione. Il dato sulla ristorazione e somministrazione di cibi e bevande mostra invece che, sia all’Aquila sia a Perugia, l’aumento percentuale di questo settore è dovuto soprattutto al calo degli esercizi di vicinato, fenomeno influenzato anche dalla crescente diffusione dell’e-commerce, che tende a sostituire la vendita al dettaglio tradizionale più che i servizi alla persona. Tale andamento non è quindi attribuibile a una crescita assoluta delle attività di somministrazione, che all’Aquila risultano sostanzialmente stabili e non rappresentano un caso di espansione anomala rispetto ai trend nazionali.

commercio l'aquila Ricostruzione centro storico dell'Aquila nei dati e nella prospettiva dei commercianti

Commercio L’Aquila, il questionario 

Il cuore del rapporto è rappresentato dal questionario somministrato tra dicembre 2024 e gennaio 2025 ai commercianti del centro. Le attività partecipanti sono per il 55% già esistenti prima del 2009 e per il 45% avviate successivamente; tra le prime, l’85% era già localizzato nel centro storico prima del sisma. L’83% delle imprese preesistenti è stato temporaneamente rilocalizzato in periferia dopo il terremoto, soprattutto all’interno di centri o gallerie commerciali, mentre una quota minore ha trovato sistemazione in locali indipendenti o ha dovuto chiudere temporaneamente.

Le nuove aperture si concentrano soprattutto tra il 2019 e il 2022. La motivazione principale indicata dagli imprenditori è l’idea di un investimento di lungo periodo in un centro storico in fase di ricostruzione. Pesano anche il prestigio della location e la prossimità ad altre attività, mentre costi di gestione inferiori, vicinanza all’abitazione o incentivi economici risultano meno determinanti, pur con un ruolo riconosciuto al bando “Fare Centro”.

Tra le criticità più avvertite emerge con nettezza la carenza di parcheggi, indicata come principale ostacolo alla gestione quotidiana delle attività. Seguono la scarsità di servizi – scuole, uffici pubblici, servizi igienici – e un trasporto pubblico ritenuto insufficiente, soprattutto nelle fasce serali e festive. La maggiore disponibilità di parcheggi è considerata l’intervento più efficace per favorire la frequentazione del centro, insieme al ritorno del mercato in piazza Duomo, a un rafforzamento della sicurezza e a un aumento degli eventi.

Sul fronte delle iniziative culturali, i commercianti attribuiscono un impatto positivo agli eventi che animano il centro storico. La Perdonanza Celestiniana è l’appuntamento valutato mediamente come più benefico per le attività economiche, seguita da manifestazioni come la Fiera dell’Epifania e i Cantieri dell’Immaginario.

Quanto alla nomina dell’Aquila a Capitale italiana della Cultura 2026, il 55% degli intervistati ritiene che possa generare benefici per la propria attività, mentre il 38% dichiara di non saper formulare una previsione. Il sentimento prevalente è di cauta speranza, accompagnata dalla consapevolezza che l’efficacia dell’occasione dipenderà dalla capacità di garantire condizioni infrastrutturali adeguate, a partire da parcheggi, decoro urbano e servizi.

Commercio L’Aquila, i consorzi non tirano

Colpisce il dato relativo alla scarsa adesione a forme di coordinamento strutturato: solo il 3% delle attività dichiara di appartenere a un consorzio locale di promozione del commercio. Nelle risposte aperte emerge la richiesta di un dialogo più continuo con l’amministrazione e di un maggiore coinvolgimento nelle decisioni che incidono su viabilità, pedonalizzazioni e organizzazione degli spazi.

Nel complesso, i commercianti descrivono un centro storico percepito come ancora sbilanciato verso ristorazione e movida, con una carenza di negozi di prossimità e servizi essenziali per la vita quotidiana. A oltre quindici anni dal terremoto, il cuore dell’Aquila appare in gran parte ricostruito sul piano edilizio, ma ancora impegnato nella ricerca di un equilibrio stabile tra funzioni residenziali, commerciali, culturali e turistiche. I dati raccolti dal rapporto restituiscono una fotografia accurata, che distingue tra percezioni diffuse e andamenti effettivi, offrendo una base empirica per comprendere le trasformazioni in atto e le sfide ancora aperte.

Ricostruzione centro storico dell'Aquila nei dati e nella prospettiva dei commercianti