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Tony Pitony, dalla maschera di Elvis al palco di Sanremo

Dietro a una maschera da Elvis un po’ sghemba, un caco sul palco di Sanremo e testi dissacranti, c’è una carriera tra teatro, musica e provocazione: chi è Tony Pitony.

Dietro ad una maschera da Elvis un po’ sghemba e una performance virale a Sanremo, c’è un lungo percorso tra teatro e musica: Tony Pitony è tra i fenomeni più discussi della scena musicale italiana. E sarà in concerto in Abruzzo a luglio.

Aveva promesso in un suo brano di qualche tempo fa che avrebbe “cacato sul palco dell’Ariston”. E lo ha fatto davvero. Alla fine dell’esibizione al Festival di Sanremo ha tirato fuori un caco dalla giacca, lo ha mostrato al pubblico e lo ha appoggiato a terra. Un gesto teatrale e provocatorio che racconta bene chi è Tony Pitony: musica, performance e una precisa volontà di far discutere.

Dietro la maschera da Elvis un po’ sghemba che è diventata il suo marchio di fabbrica, c’è però un percorso artistico che nasce nel teatro. Siracusano, formazione accademica, tra doppiaggio e teatro decide di trasferirsi nel Regno Unito dove trascorre sette anni tra corsi, audizioni e piccoli ruoli teatrali. Studia alla Laine Theatre Arts di Epsom, lavora in produzioni del West End e partecipa a spettacoli privati, arrivando persino a esibirsi per l’aristocrazia scozzese. È un periodo formativo duro, segnato da un continuo alternarsi di opportunità e rifiuti: troppo basso, accento sbagliato, ruolo non adatto.

La musica arriva quasi per caso. Durante la pandemia rientra in Italia e inizia a scrivere per gioco, trasformando quell’attitudine teatrale in canzoni. I suoi primi brani circolano tra amici e sui social. Il suo stile nasce già con una precisa identità: testi espliciti, esagerati, costruiti come una caricatura del pop mainstream. Non semplice provocazione, ma una forma di teatro musicale in cui il personaggio canta ciò che normalmente non si può dire, con l’aria di chi sta mettendo in scena uno sketch ma con un controllo preciso dell’interpretazione.

Nel 2020 decide di presentarsi alle selezioni di X Factor, ma non con l’obiettivo di entrare nel programma. Porta una Hallelujah interpretata in chiave neomelodica, una scelta volutamente spiazzante. I giudici riconoscono le sue capacità vocali, ma il percorso si ferma lì. È esattamente il risultato che aveva progettato: dimostrare quanto i format televisivi musicali siano spesso più narrativi e mediatici che artistici.

Tornato stabilmente a Siracusa, tra la fine delle esperienze londinesi e la chiusura dei teatri causata dalla pandemia, decide di costruire un progetto personale. Nasce così TonyPitony: la maschera di Elvis, una band locale – i Sam & the Engineers – e un primo album autoprodotto, Nel 2067, pubblicato nell’estate 2020. All’inizio il progetto cresce lentamente, tra feste e piccoli live, ma la diffusione sui social e su TikTok cambia rapidamente la scala del pubblico.

Nel 2025 arriva il secondo album, semplicemente intitolato TonyPitony. Il disco consolida il suo linguaggio musicale, unendo sonorità dance e indie rock a un’ironia volutamente esplicita. I singoli Culo e Giovanni entrano nella Viral 50 di Spotify e portano il progetto a una dimensione nazionale. Le collaborazioni con creator e figure del web amplificano ulteriormente la diffusione della sua musica, mentre i concerti iniziano a passare dai circuiti indipendenti ai grandi festival italiani, dall’Hiroshima Mon Amour di Torino al Fabrique di Milano, fino all’Estragon di Bologna. Il tour estivo, ribattezzato Estatony, supera rapidamente le centinaia di migliaia di biglietti venduti in prevendita e farà tappa anche in Abruzzo, il 5 luglio 2026 a Pescara per il Terrasound.

Nel 2026 firma la sigla del FantaSanremo e torna sul palco del Festival di Sanremo duettando con Ditonellapiaga – concorrente con il brano Che fastidio!, scritto anche dall’abruzzese Edoardo Ruzzi – in The Lady Is a Tramp, aggiudicandosi la vittoria della serata delle cover. Anche in questo caso la performance diventa parte integrante del racconto del personaggio, confermando la sua idea di musica come spettacolo totale.

Il pubblico e la critica restano divisi. C’è chi vede nel suo lavoro un piacere musicale che volutamente mette a disagio, chi lo considera un prodotto provocatorio ma commerciale e chi individua nei suoi testi riferimenti controversi. Lui ha sempre dichiarato che la provocazione è una scelta artistica consapevole: un modo per emergere in un panorama musicale saturo e costruire un’identità riconoscibile.

Tony Pitony a Sanremo foto ansaFoto Ansa