Il percorso del Trapianto di organi, espianto, liste d’attesa e trasporto
Dal prelievo alla sala operatoria, come funziona la macchina del trapianto di organi in Italia? Dalla selezione del paziente alla conservazione a 4 gradi, i tempi sono rigidissimi
La vicenda del trapianto di cuore del piccolo Domenico, ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli e poi deceduto il 21 febbraio 2026, ha portato al centro dell’attenzione pubblica il tema dei trapianti di organi e delle procedure che li regolano.
In questo approfondimento vogliamo ripercorrere come avvengono, per legge, le principali tappe del trapianto di organi, illustrando il percorso che porta dall’espianto alla sala operatoria, con particolare attenzione alle fasi di conservazione e trasporto.
TRAPIANTO DI ORGANI – In Italia, l’iter di selezione, espianto, conservazione, trasporto e trapianto deve rispettare delle regole rigide e ben definite. A coordinare il sistema è il Centro Nazionale Trapianti (CNT), che opera sotto l’indirizzo del Ministero della Salute in raccordo con Regioni e Province autonome. Il CNT assegna gli organi disponibili ai pazienti in lista d’attesa, gestisce i programmi per le urgenze, per i pazienti pediatrici e per i casi particolarmente complessi, oltre ad occuparsi degli scambi di organi con altri Paesi europei.
Nel 2025 è stato inoltre aggiornato l’accordo nazionale sul trasporto degli organi, con standard più uniformi di sicurezza e tracciabilità lungo tutto il percorso.
Ma cosa accade, in concreto, dal momento del prelievo fino all’ingresso in sala operatoria?
La donazione può avvenire dopo l’accertamento della morte encefalica del donatore, certificata da una commissione medica secondo i criteri previsti dalla legge. Solo quando la morte è dichiarata in modo definitivo può iniziare il percorso di prelievo degli organi.
Esiste però anche la donazione da vivente, che riguarda soprattutto il rene e, in alcuni casi, una parte di fegato: in questi casi, il donatore è una persona in buona salute che sceglie volontariamente di donare, dopo approfonditi controlli clinici e psicologici per garantire la sicurezza di entrambe le parti.
Una volta disponibile l’organo, il Centro Nazionale Trapianti individua il paziente più compatibile tra quelli in lista d’attesa. La scelta si basa su criteri medici precisi: gruppo sanguigno, compatibilità immunologica, condizioni di urgenza e tempo trascorso in lista. L’obiettivo è assicurare equità e massimizzare le probabilità di successo del trapianto.
L’espianto avviene in sala operatoria da parte di un’équipe specializzata. Nel caso di donatore deceduto, l’intervento è programmato subito dopo la certificazione di morte; nella donazione da vivente, si tratta di un intervento chirurgico pianificato.
In entrambi i casi, l’obiettivo è di preservare al meglio l’organo e di ridurre il tempo in cui resta privo di circolazione sanguigna. Infatti, gli organi destinati ai trapianti hanno limiti di tempo molto rigidi (tempo di ischemia fredda) oltre i quali il rischio di danno ai tessuti cresce rapidamente. Per questo la logistica è fondamentale: aerei, ambulanze o mezzi dedicati vengono scelti in base alla distanza e all’urgenza, perché ogni fase della catena deve funzionare con precisione.
Subito dopo il prelievo, l’organo viene immerso in una soluzione specifica e mantenuto a bassa temperatura, che si aggira intorno ai 4 gradi per rallentarne il deterioramento.
Oggi non si utilizza più il semplice ghiaccio secco ma contenitori isotermici certificati CE, che mantengono nel tempo la temperatura richiesta e sono dotati di sistemi per monitorare la temperatura durante tutto il trasporto. Il sistema di imballaggio è formato da una doppia barriera: un contenitore sterile che contiene l’organo e la soluzione, inserito in un secondo contenitore isolante che funge da scudo termico. All’arrivo in sala operatoria vengono controllati i sigilli, la documentazione e i parametri indicati nel sistema di monitoraggio. Dal momento dell’espianto alla rivascolarizzazione, ogni passaggio deve avvenire nel più breve tempo possibile.
Tempi delle procedure, contenitore utilizzato per la conservazione e il trasporto dell’organo, refrigerante utilizzato: sono questi gli elementi principali sui quali gli inquirenti stanno cercando di fare chiarezza nel recente e drammatico caso della morte del piccolo Domenico. Ed è intorno al possibile utilizzo di ghiaccio secco che ruotano le indagini sulla morte del bambino ricoverato al Monaldi di Napoli, deceduto 60 giorni dopo il trapianto. Si dovrà chiarire, fondamentalmente, la causa del deterioramento dell’organo da trapiantare, che sembrerebbe essere individuabile proprio nell’uso del ghiaccio secco.
Foto Ansa








