Ddl Stupri, la voce dei giovani sul consenso
La voce dei giovani a Roma contro il Ddl Stupri: mobilitazione per cultura del consenso, libertà e autodeterminazione.
Tanti i giovani a Roma a far sentire la loro voce contro il Ddl Stupri per difendere il consenso e dire no alla violenza di genere.
Sabato 28 febbraio, in occasione della manifestazione nazionale convocata a Roma contro il Ddl Bongiorno sugli stupri, anche UDU L’Aquila scende in piazza per ribadire con forza il proprio no a un disegno di legge che, secondo numerose realtà associative e movimenti femministi, rappresenta un preoccupante passo indietro in termini di tutela dei diritti e di cultura del consenso.
UDU L’Aquila ha deciso di partecipare attivamente alla manifestazione perché questo tema riguarda da vicino soprattutto i giovani, sia come protagonisti della trasformazione culturale necessaria, sia come soggetti che vivono relazioni, affetti e dinamiche sociali in cui il rispetto reciproco e il riconoscimento dei confini personali diventano valori non negoziabili. La legge sul consenso non è solo una questione giuridica ma un indicatore della direzione in cui una società sceglie di proteggere la libertà di autodeterminazione e il diritto di scegliere per sé.
Il tema della violenza sessuale e della cultura del consenso coinvolge in modo diretto le nuove generazioni. Secondo l’indagine “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati anno 2025” dell’Istat, il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale. Nel rapporto si evidenzia inoltre come si registrino aumenti delle violenze subite dalle giovanissime tra i 16 e i 24 anni e dalle studentesse, pur senza modificare il dato medio complessivo. Un elemento che conferma quanto il fenomeno incida in modo significativo anche nei contesti relazionali, scolastici e universitari. Per questo motivo, il coinvolgimento di studentesse e studenti nelle mobilitazioni non è solo simbolico, ma rappresenta la richiesta concreta di politiche che mettano al centro educazione al rispetto, consapevolezza e tutela reale dell’autodeterminazione.
In molte piazze italiane si è già manifestato contro il Ddl, anche a L’Aquila e ad Avezzano, con slogan come “Senza consenso è stupro”e mobilitazioni collettive che richiamano non solo alla tutela giuridica delle vittime ma anche all’importanza di una cultura del rispetto nei rapporti interpersonali.
La protesta, promossa da centri antiviolenza, associazioni femministe e gruppi civici, punta il dito contro la riformulazione dell’articolo 609-bis del Codice penale che, nel testo in esame al Senato, avrebbe eliminato il riferimento esplicito al “consenso libero e attuale”, sostituendolo con il concetto di “volontà contraria”. Per i critici questa modifica svuota di significato la nozione stessa di consenso, trasferendo in modo inaccettabile l’onere di prova su chi subisce violenza e minando la piena autodeterminazione delle persone.









