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La Visitazione di Raffaello torna a casa, dal 27 giugno all’Aquila

L’Aquila 2026, il ritorno simbolo. La Visitazione di Raffaello Sanzio sarà esposta dal prossimo 27 giugno al Munda. L’opera era originariamente custodita nella Chiesa di San Silvestro

Il ritorno ha una data ben precisa, dal 27 giugno La Visitazione di Raffaello tornerà all’Aquila quattro secoli dopo. L’opera, che torna in città nell’anno di Capitale italiana della Cultura, era originariamente custodita nella chiesa di San Silvestro.

Il capolavoro, realizzato intorno al 1517 per la chiesa di San Silvestro e oggi conservato al Museo del Prado di Madrid, sarà esposto dal 27 giugno al Castello cinquecentesco, sede del Munda – Museo Nazionale d’Abruzzo, nell’ambito del programma di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
L’opera “La Visitazione” di Raffaello Sanzio fu sottratta agli aquilani nel XVII secolo dagli spagnoli, nonostante i cittadini cercarono di opporsi tentando addirittura di murare gli ingressi della chiesa di San Silvestro. Negli anni, hanno preso posizione anche diverse associazioni cittadine, cercando di aprire un canale di comunicazione con la Spagna per poter riavere l’opera, anche se solo momentaneamente: finora, però, non c’erano mai state aperture. Questa volta, invece, il via libera all’operazione è arrivato ed è stato annunciato dal sindaco Pierluigi Biondi e dalla direttrice del Munda Federica Zalabra.

Al posto dell’opera, grande circa 2 metri x 1.5, nella nicchia della famiglia Brancolo, che la ospitava, c’è stata a lungo una copia. La Chiesa di San Silvestro, tra l’altro, non è rimasta indenne dalla furia del sisma: riportò gravi danni la notte del 6 aprile 2009. La riapertura, dopo i lavori di ricostruzione e restauro, c’è stata il 3 luglio 2019: una giornata di grandi emozioni per L’Aquila, che ha riabbracciato uno dei suoi gioielli ripotato al suo splendore.

Come nacque l’opera

“La Visitazione” di Raffaello fu realizzata nel 1517 su commissione di Giovanni Branconio, pronotaro apostolico aquilano e figura influente nella Roma del tempo, legato all’artista da un rapporto di profonda amicizia. Il soggetto – l’incontro tra Maria ed Elisabetta dopo l’Annunciazione – non fu scelto a caso: Elisabetta era il nome della madre di Branconio, mentre Giovanni Battista, presente nella scena, richiamava il nome del figlio.
Il dipinto, probabilmente eseguito con l’aiuto degli allievi Giulio Romano e Gian Francesco Penni, fu donato da Giovanni al padre Marino, come ricorda l’iscrizione sul retro. Rimase fino al 1655 nella cappella di famiglia nella chiesa di San Silvestro all’Aquila.

Nel 1655 l’opera venne sottratta con la forza dalle truppe spagnole e portata alla corte di Filippo IV.
Papa Alessandro VII non si oppose, anzi definì il trasferimento un “libero dono” alla monarchia spagnola. Secondo alcune ipotesi, il trafugamento potrebbe essere stato una messinscena per coprire una vendita al sovrano.
Negli anni successivi lo stesso pontefice ordinò anche la demolizione del palazzo romano dei Branconio, progettato da Raffaello, ufficialmente per creare uno slargo davanti al colonnato di piazza San Pietro.

In Spagna l’opera passò dall’Escorial al Louvre nel 1814, per poi rientrare definitivamente in territorio spagnolo ed essere collocata al Museo del Prado nel XIX secolo. Oggi la descrizione ufficiale del museo parla di un’“acquisizione” da parte di Filippo IV nel 1655, senza riferimenti al trafugamento.