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Iran, Esmail Mohades: “L’Occidente è cieco”

Iran, repressione e proteste: a Grandangolo Esmail Mohades accusa l’Occidente e chiede di sostenere il popolo iraniano contro il regime

L’Iran al centro della scena internazionale e una repressione senza precedenti: il direttore del Capoluogo David Filieri ha intervistato lo scrittore Esmail Mohades, che ha lanciato un duro appello all’Occidente contro ogni forma di appeasement verso il regime di Teheran

L’AQUILA – L’Iran oggi è uno dei “centri del mondo”, ma anche il teatro di una repressione che, secondo lo scrittore Esmail Mohades, non ha precedenti nella storia recente. È questo il quadro drammatico emerso nell’ultima intervista  realizzata da David Filieri, e dedicata agli sviluppi più recenti della crisi iraniana e alle responsabilità della comunità internazionale.

Mohades ha parlato apertamente di una strage avvenuta tra l’8 e il 9 gennaio, con decine di migliaia di vittime e, secondo le informazioni in suo possesso, oltre il 70% dei manifestanti uccisi con il cosiddetto “colpo di grazia”. Un’azione che, nelle intenzioni del regime, avrebbe dovuto terrorizzare e paralizzare la società iraniana, ma che avrebbe invece prodotto l’effetto opposto. “Le università hanno riaperto e gli studenti sono tornati a protestare”, ha spiegato, sottolineando con orgoglio la determinazione di un popolo che continua a rivendicare libertà e diritti.

Nel corso dell’intervista, Mohades ha criticato l’atteggiamento dell’Occidente, accusato di aver sostenuto o tollerato il regime iraniano per oltre quarant’anni. Dalla rivoluzione del 1979 fino alle politiche più recenti, secondo l’intellettuale iraniano, Stati Uniti ed Europa avrebbero perseguito una strategia di accomodamento che ha permesso al regime di consolidarsi, destabilizzare il Medio Oriente e reprimere brutalmente il dissenso interno.

Un passaggio centrale dell’intervento riguarda il tema dei negoziati internazionali. Mohades ha espresso forte scetticismo rispetto ai tavoli di dialogo ancora aperti, come quelli di Ginevra, sostenendo che “con questo regime non si può trattare” e che ogni tentativo di mediazione è destinato a fallire. Allo stesso tempo, ha respinto l’idea di un intervento militare diretto, giudicato impraticabile e controproducente.

La proposta avanzata è diversa: riconoscere ufficialmente la resistenza iraniana e sostenere il popolo iraniano nel suo diritto a rovesciare autonomamente il regime. Tra le azioni concrete indicate figurano la chiusura delle ambasciate iraniane, l’espulsione dei diplomatici, il blocco delle attività riconducibili ai Pasdaran in Europa e una presa di posizione netta sulle violazioni dei diritti umani, comprese le uccisioni di minori.

Nel dialogo con Filieri è emersa anche la consapevolezza dei rischi legati a un’escalation esterna, che potrebbe paradossalmente rafforzare il regime ricompattando il fronte interno. Tuttavia, Mohades ha ribadito che la situazione attuale è di estrema fragilitàper il potere iraniano e che qualsiasi pressione mirata contro le sue strutture repressive può contribuire a indebolirlo.

A rafforzare questa lettura, il riferimento a recenti azioni della resistenza iraniana, che avrebbero colpito obiettivi strategici del regime, dimostrando, secondo Mohades, che esiste una forza organizzata, con un programma e una visione per il futuro dell’Iran. “L’Occidente deve essere cieco per non vedere quello che sta accadendo”, ha affermato, invitando governi e istituzioni a cambiare radicalmente approccio.

L’intervista chiude con uno sguardo alle prospettive future: uno scontro tra Iran e Occidente viene ritenuto da Mohades inevitabile nel lungo periodo, ma la strada più efficace, anche dal punto di vista occidentale, resta quella di sostenere la resistenza interna e il diritto degli iraniani a decidere il proprio destino.