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Morì di legionella in una casa Ater, ancora perizie

Morta di legionella in una casa Ater a Sulmona: la Procura dispone una nuova perizia sulla caldaia per chiarire le responsabilità

Nuovi accertamenti sulla morte di Luciana Pantaleo, la 64enne deceduta nel 2022 dopo aver contratto la legionella nella sua abitazione Ater di Sulmona. La Procura ha disposto una perizia tecnica sull’impianto di riscaldamento

SULMONA – La Procura della Repubblica di Sulmona ha disposto una nuova perizia tecnica nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Luciana Pantaleo, la parrucchiera di 64 anni deceduta nel 2022 dopo aver contratto il batterio della legionella nella palazzina Ater di via XXV Aprile. La decisione è stata assunta dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, a seguito del rigetto della richiesta di archiviazione da parte del giudice per le indagini preliminari Marta Sarnelli, che ha accolto l’istanza presentata dall’avvocata Mariella Iommi, legale dei familiari della vittima.

Il gip ha disposto nuovi approfondimenti per chiarire eventuali responsabilità e accertare il nesso causale tra il contagio e il decesso. In questo contesto, la Procura ha ascoltato anche un’altra inquilina della stessa palazzina che, nello stesso periodo, aveva contratto la legionella, e ha incaricato consulenti tecnici di verificare se le procedure di sostituzione della caldaia siano state eseguite correttamente e nel rispetto della normativa vigente. Al centro della perizia vi sono in particolare le modalità di installazione dell’impianto e le verifiche effettuate al momento della messa in funzione, elementi che potrebbero aver favorito la proliferazione del batterio.

Per la morte di Luciana Pantaleo risultano indagati l’ex presidente dell’Ater e il tecnico della ditta che aveva provveduto alla sostituzione della caldaia. L’ipotesi di reato è omicidio colposo in concorso. L’indagine era stata avviata a seguito della denuncia presentata dai familiari della donna, che avevano chiesto di fare piena luce sulla vicenda, sostenendo che la legionella fosse stata contratta all’interno dell’abitazione. A supporto di questa tesi, i parenti avevano richiamato il fatto che un’altra inquilina dello stabile aveva sviluppato la stessa infezione nello stesso arco temporale e che l’unico elemento comune tra le abitazioni era la sostituzione della caldaia, avvenuta nel settembre 2022, circa un mese prima del manifestarsi dei sintomi.

Secondo quanto riportato negli atti, per il sostituto procuratore Iafolla “nessuna responsabilità può essere addebitata agli indagati che non potevano esercitare alcun controllo sulla temperatura”, valutazione che aveva portato inizialmente alla richiesta di archiviazione. Tuttavia, l’opposizione dei familiari è stata accolta dal gip, aprendo una nuova fase dell’inchiesta che ora punta a chiarire in modo definitivo le cause del contagio.

Il batterio della legionella era stato individuato nella doccia dell’abitazione dai tecnici dellaASL, intervenuti dopo la segnalazione dell’ospedale. La donna era stata inizialmente ricoverata nella rianimazione dell’ospedale di Sulmona e successivamente trasferita d’urgenza al Policlinico Umberto I di Roma, dove è deceduta. Secondo i medici, la morte era riconducibile all’infezione da legionella. Nelle stesse palazzine, nell’estate successiva, si era registrato un ulteriore caso su un uomo di 40 anni, poi sopravvissuto; in quell’occasione, le verifiche effettuate dalla Asl avevano escluso la presenza del batterio nello stabile.