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Dall’Abruzzo all’Inghilterra, Stefano Di Giosia tra i più giovani Chef stellati

Radici abruzzesi e rigore britannico, la stella Michelin di Stefano Di Giosia nel ristorante The Tudor Pass, all’interno di uno storico palazzo inglese

Stella Michelin confermata al Tudor Pass sotto la guida di Stefano Di Giosia. Un giovane abruzzese alla guida di uno dei ristoranti più prestigiosi del Regno Unito.

Nel cuore della campagna inglese, dentro un edificio che ha più di cinque secoli di storia alle spalle, c’è un giovane cuoco abruzzese che sta riscrivendo il proprio percorso a colpi di rigore e visione. Si chiama Stefano Di Giosia, ha 28 anni, origini abruzzesi ed è oggi uno degli chef più giovani del Regno Unito alla guida di un ristorante stellato Michelin.

Il suo banco di prova è il The Tudor Pass, ristorante fine dining ospitato all’interno del Great Fosters, storica residenza del XVI secolo a Egham, nel Surrey, un tempo parte del Parco reale di Windsor.
Qui Di Giosia – nato e cresciuto a Scorrano, frazione di Cellino Attanasio – ha centrato uno degli obiettivi più complessi della carriera per uno chef: confermare una stella Michelin già esistente.
La riconferma è arrivata lunedì scorso, alla cerimonia Michelin di Dublino, dopo mesi di lavoro intenso, di scelte non conservative e di una brigata ripensata da cima a fondo. Perché una stella non si può affatto ereditare.

Come riporta il quotidiano online Foodandwineitalia.com, Di Giosia è arrivato al The Tudor Pass dopo quasi cinque anni nelle cucine del The Fat Duck, portando con sé un metodo preciso: la cucina come esperienza complessa, costruita sulle emozioni, sulla percezione e sulla memoria. A Londra, poi, l’esperienza al KOL gli ha consegnato un’altra chiave fondamentale: il territorio come sistema reale, non come slogan. Foraging, farms locali, stagionalità spinta, sostenibilità: un bagaglio che oggi confluisce in una cucina che usa prodotti britannici, ma segue una struttura profondamente italiana.

piatti stefano di giosia piatti stefano di giosia

Il menù del Tudor Pass cambia di continuo, guidato dagli orti e dai giardini della tenuta, dai fornitori locali e dai raccoglitori. Un contesto inglese nel quale si inserisce con decisione una memoria mediterranea, soprattutto attraverso il gusto amaro, cifra identitaria per Di Giosia. Così nascono piatti come la capasanta delle Orcadi, ispirata al tortello mantovano, giocata sul contrasto dolce-amaro, o dessert costruiti a partire dalla parte bianca degli agrumi, normalmente scartata. Non citazioni, ma rielaborazioni: idee riconoscibili sottoforma di risultati nuovi.

Con la riapertura del ristorante, lo scorso luglio, il progetto ha assunto anche una dimensione più privata: soltanto sette tavoli. Una realtà quasi intima in cui gli chef escono, raccontano, spiegano.
E dentro questa visione europea e contemporanea, l’Abruzzo resta ben visibile.
Ad esempio, l’olio extravergine teramano sostituisce il classico pane e burro: pane e olio, dunque, come a casa.
Sulla carta, inoltre, compaiono richiami all’agnello, alle erbe spontanee, alla memoria contadina.
La conferma della stella Michelin al Tudor Pass è il risultato di un percorso costruito con studio, disciplina e dedizione.
Un punto d’arrivo ma al tempo stesso di nuova partenza per una carriera iniziata lontano dai riflettori e cresciuta dentro alcune delle cucine più esigenti d’Europa.

FOTO COPERTINA DI MANUELE SERRANI