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Sicurezza nei locali dopo Crans Montana: valutazione del rischio reale e regole certe per tutti

Locali di pubblico spettacolo e pubblici esercizi, regole diverse a fronte di rischi spesso analoghi: dopo Crans Montana, all’Aquila il confronto tecnico per superare le incongruenze e rafforzare il sistema di prevenzione.

Locali di pubblico spettacolo e pubblici esercizi, regole diverse a fronte di rischi spesso analoghi: dopo Crans Montana, all’Aquila il confronto tecnico per superare le incongruenze e rafforzare il sistema di prevenzione.

Un confronto tecnico e istituzionale per affrontare un nodo concreto: regole diverse per attività che presentano rischi simili. I locali di pubblico spettacolo sono disciplinati dal TULPS, i pubblici esercizi dalla SCIA, ma in termini di affollamento e gestione delle emergenze le criticità possono essere analoghe. Il convegno, organizzato da ANTEC ( Associazione Nazionale Tecnici Liberi Professionisti), presso FORMEDIL San Vittorino (ex Scuola Edile della Provincia dell’Aquila), dal titolo “Tutela della sicurezza nei locali di pubblico spettacolo e nel pubblico esercizio”, dedicato all’analisi e al confronto sulle normative che regolano la sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare riferimento ai contesti del pubblico spettacolo e dei pubblici esercizi.

Un tema reso ancora più attuale dai recenti fatti di Crans-Montana, richiamati più volte durante gli interventi, moderati dalla giornalista Michela Santoro, come monito affinché tragedie simili non si ripetano mai più, in alcun luogo aperto al pubblico,  che si tratti di spettacoli, eventi o semplici esercizi di somministrazione, a tutela della sicurezza di lavoratori e cittadini.

Dal confronto è emersa con chiarezza una linea condivisa: la sicurezza nei luoghi aperti al pubblico non può essere frammentata tra norme e competenze scollegate. L’armonizzazione tra TULPS e SCIA, la definizione puntuale delle competenze delle Commissioni di Vigilanza, la valorizzazione delle professionalità tecniche e il rafforzamento del coordinamento istituzionale rappresentano passaggi imprescindibili per garantire un sistema di prevenzione uniforme, coerente e capace di assicurare la massima tutela alla collettività.

Le interviste

Un impegno che, come ricordato dai relatori, non riguarda solo gli addetti ai lavori ma l’intera società, come ribadito anche dall’assessore regionale Roberto Santangelo, con deleghe alla Formazione, Istruzione, Ricerca e Università, Politiche sociali e Cultura, che ha offerto una lettura ampia del tema sicurezza, collegandolo alla crescita culturale e professionale del territorio. “La sicurezza non è soltanto un insieme di norme, ma una cultura che si costruisce attraverso formazione, ricerca e consapevolezza. Le deleghe che mi sono affidate dimostrano quanto sia centrale investire su competenze, aggiornamento professionale e collaborazione tra istituzioni, università e mondo tecnico. Solo così possiamo rafforzare un sistema capace di prevenire, e non solo di intervenire dopo“, ha spiegato sentito dal Capoluogo.

Santangelo ha sottolineato come la cultura della sicurezza si debba diffondere fin dalla tenera età, “favorendo il dialogo tra sistema educativo, professionisti e amministrazioni, affinché le procedure siano comprese, applicate correttamente e costantemente migliorate. Un impegno trasversale – ha evidenziato – che diventa ancora più urgente alla luce dei recenti fatti avvenuti in Svizzera: eventi che richiamano tutti, istituzioni, tecnici e operatori, alla responsabilità di operare con strumenti certi, regole armonizzate e una solida preparazione professionale, a tutela dei lavoratori e dell’intera collettività”. 

Nel corso del convegno è intervenuto anche il senatore Guido Quintino Liris, medico con una consolidata esperienza nell’ambito della medicina del lavoro, che ha offerto una riflessione centrata sulla responsabilità istituzionale e professionale in materia di prevenzione. “La sicurezza, soprattutto nei luoghi aperti al pubblico, non può essere affidata all’improvvisazione o a interpretazioni disomogenee delle norme. Alla luce di quanto accaduto in Svizzera, è evidente quanto sia fondamentale avere piena coscienza di operare all’interno di una macchina collaudata, fondata su procedure certe, ruoli definiti e un quadro normativo chiaro. Solo così possiamo garantire tutela reale ai lavoratori e ai cittadini”Liris ha sottolineato come la medicina del lavoro rappresenti un presidio essenziale nel sistema di prevenzione delineato dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, richiamando l’importanza di un approccio integrato tra competenze sanitarie, tecniche e amministrative. Secondo Liris, “la tragedia avvenuta in Svizzera deve rafforzare la consapevolezza collettiva: la sicurezza è un processo strutturato, che richiede coordinamento, formazione e un costante aggiornamento delle procedure, affinché ogni anello della catena funzioni con precisione e responsabilità”.

Crans-Montana, dalla tragedia alla consapevolezza: autoprotezione e prevenzione

Maurizio Papale, presidente del Consiglio Nazionale ANTEC, e tra i promotori dell’incontro, ha sottolineato la necessità di un intervento legislativo organico. “Oggi assistiamo a una evidente disomogeneità tra attività che, nella sostanza, possono presentare rischi simili. È indispensabile armonizzare i regimi autorizzativi per evitare disparità che rischiano di indebolire il sistema di prevenzione. La sicurezza non può dipendere dalla classificazione amministrativa di un locale, ma dalla reale valutazione del rischio”.

Crans-Montana

La dottoressa Annalisa Scarano, del Dipartimento di Prevenzione della ASL 1 Abruzzo, ha riportato il focus sulla sicurezza sul lavoro e sul ruolo dell’autorità sanitaria. “Il D.Lgs. 81/2008 rappresenta un pilastro nella tutela dei lavoratori, ma la sua efficacia dipende dalla corretta integrazione con le altre normative di settore. Il ruolo della ASL è quello di vigilare, prevenire e accompagnare le realtà produttive verso modelli organizzativi più sicuri, nell’interesse di lavoratori e cittadini“.

Giuseppe De Iulis, coordinatore Unitel Centro Italia, ha posto l’accento sul ruolo degli enti locali e sulla necessità di chiarezza nelle competenze. “Serve una delimitazione precisa delle competenze delle Commissioni di Vigilanza e una maggiore integrazione tra amministrazioni, tecnici e operatori. Solo attraverso un lavoro di rete strutturato possiamo garantire controlli efficaci e procedure omogenee su tutto il territorio”.

Nel suo intervento, Luigi Carunchio, segretario nazionale Confprofessioni, ha richiamato il valore della multidisciplinarità. “La sicurezza è un processo che coinvolge competenze giuridiche, tecniche e organizzative. Occorre valorizzare le professionalità, riconoscendo il ruolo dei professionisti nella prevenzione e nella consulenza alle imprese. Un sistema coerente e uniforme è la condizione minima per garantire tutele effettive“.