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Abruzzo nel mondo, storie di sport e radici: da Fangio a Marciano, fino ai nuovi protagonisti a #nonsolocalcio

Figli dell’emigrazione dall’Abruzzo, campioni nel mondo: a #nonsolocalcio gli sportivi abruzzesi che hanno dato lustro alla nostra regione nelle competizioni internazionali

Cosa hanno in comune Juan Manuel Fangio, Rocky Marciano, Elena Delle Donne e Louie Vito ? Le radici. L’Abruzzo.

È da Piazza Unione, a Pescara, che la nuova puntata di #nonsolocalcio accende i riflettori su figli e nipoti di emigrati che hanno lasciato un segno nello sport mondiale, portando con sé un pezzo di Abruzzo.
ConGeneroso D’Agnese, coautore insieme a Duilio Rabottini e Geremia Mancini del volume “Abruzzo: i campioni siamo noi. Storie di sportivi abruzzesi nel mondo”, abbiamo attraversato oltre 240 ritratti, in un lavoro che supera le 300 pagine e che continua ad ampliarsi. Un vero work in progress.

abruzzo nel mondo sport

Il calcio è presente, ma non è solo calcio. C’è la boxe, con il mito di Rocky Marciano, nato Rocco Marchegiano, ma anche altri campioni meno noti al grande pubblico che hanno conquistato titoli mondiali e olimpici. Ci sono i motori, c’è il football australiano con Robert DiPierdomenico, originario di famiglia di Abbateggio, c’è lo splendido esempio di Elena Delle Donne, campionessa di basket e in prima linea anche nel testimoniare e fare coraggio a quanti, come lei, sono affetti dalla malattia di Lyme. Non solo atleti in campo – e sulle pagine di questo vero e proprio manuale dello sport abruzzese. Ci sono manager come Gerry Cardinale, madre abruzzese, o figure che hanno inciso nei grandi movimenti internazionali dello sport.

Ma le storie continuano a scriversi. Louie Vito, 37 anni, tra i più longevi snowboarder dell’half pipe, nato in Ohio ma con la nonna di Introdacqua, oggi gareggia con il tricolore nel cuore. Oppure Andrea Cristoforetti, che ha portato lo Zambia del futsal alla Coppa d’Africa, legatissimo a Pescara e all’Abruzzo dove ha vissuto gli anni giovanili. E poi ci sono i fratelli Mosca di Bisenti, protagonisti nel cricket internazionale.
Il libro nasce anche da una storia personale. D’Agnese è figlio di emigrati, cresciuto all’estero e rientrato in Italia. “Mi sono sentito emigrante in Italia”, racconta. Un’immigrazione al contrario di cui si parla poco, ma che ha lasciato segni profondi. Lo sport, per lui, è stato una leva decisiva: un modo per incanalare rabbia e spaesamento, trasformandoli in energia.
Da Hamilton in Canada, una delle città con la più alta presenza di abruzzesi, fino all’Africa, all’Australia, agli Stati Uniti. Le segnalazioni arrivano dagli stessi sportivi, dalle comunità all’estero, da una rete che continua a crescere. L’Abruzzo è terra di partenze, ma anche di legami che non si sono mai spezzati. E forse è proprio questo il punto: non è nostalgia, è identità che si muove.

Le presentazioni del volume continueranno nei prossimi mesi, anche nell’Aquilano, perché raccontare queste storie significa restituire a ogni paese, a ogni comunità, un pezzo del proprio orgoglio. C’è un altro Abruzzo fuori dall’Abruzzo, e continua a farsi riconoscere.