Dichiarato pubblico Palazzo Federici, il Consiglio di Stato mette fine alla battaglia legale
Chiuso il contenzioso: Palazzo Federici, uno dei simboli della città, diventerà un insediamento culturale fruibile anche dal pubblico
La lunga vicenda giudiziaria di Palazzo Federici, uno degli edifici più rappresentativi del centro storico dell’Aquila, si chiude definitivamente con la decisione del Consiglio di Stato. I giudici hanno respinto l’appello dei privati, confermando la legittimità dell’esercizio del diritto di prelazione da parte del Ministero della Cultura. Un passaggio che sugella l’ingresso del palazzo nel patrimonio pubblico e apre a una nuova fase di valorizzazione culturale per l’immobile affacciato su piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele
È definitiva la parola sulla sorte di Palazzo Federici, uno degli edifici più rappresentativi del centro storico dell’Aquila: con la sentenza n. 897/2026, pubblicata il 3 febbraio scorso, il Consiglio di Stato ha respinto l’appello dei privati, confermando la decisione del Tar Abruzzo e sancendo il definitivo ingresso dell’immobile nel patrimonio pubblico, ponendo fine a una lunga e complessa vicenda amministrativa e giudiziaria legata all’esercizio del diritto di prelazione da parte del Ministero della Cultura, che aveva bloccato l’acquisto dell’edificio da parte di società private dopo la dichiarazione di “interesse culturale particolarmente importante”.
La storia del palazzo affonda le radici negli anni Trenta del Novecento; l’imponente costruzione sorse sulle ceneri di Palazzo Gigotti, demolito nel 1932 nell’ambito del vasto rinnovamento urbanistico promosso dal regime fascista, operazione che contribuì alla realizzazione degli attuali Portici, collegando piazza Duomo ai Quattro Cantoni e ridisegnando il volto della città storica.
Nel corso degli anni Palazzo Federici ha ospitato luoghi simbolo della vita cittadina, due su tutti il Circolo Aquilano e il Cinema Imperiale, fino alla recente vicenda giudiziaria avviata dopo il trasferimento dell’immobile, nel febbraio 2024, a soggetti privati subentrati agli eredi della famiglia e la successiva decisione del Ministero di esercitare la prelazione prevista dal Codice dei beni culturali, contestata dagli acquirenti per presunta tardività e per l’assenza, a loro dire, di un reale progetto di valorizzazione, tesi respinte prima dal Tar e poi definitivamente dal Consiglio di Stato, che ha chiarito come la denuncia di trasferimento fosse incompleta e quindi tale da legittimare l’applicazione del termine più ampio di 180 giorni per l’intervento ministeriale.
Nel merito, i giudici hanno riconosciuto la solidità del progetto pubblico, che prevede non solo l’insediamento degli uffici della Soprintendenza ma anche spazi aperti alla cittadinanza, tra cui una biblioteca, una sala convegni e un’area espositiva, ovvero funzioni pubbliche coerenti con le finalità di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale che aprono una nuova stagione per l’edificio nel cuore della vita cittadina.




