Centrosinistra L’Aquila, tu chiamale se vuoi… divisioni
Comincia in salita il percorso del centrosinistra aquilano verso le comunali 2027, rispolverando i “i soliti” problemi.
Il centrosinistra si prepara alle elezioni comunali 2027, ma non perde il “vizietto” delle divisioni interne. Il Passo Possibile invoca un candidato “capace di superare il profilo di coalizione”. Romano punta sulle primarie.
La strada verso l’unità del centrosinistra in vista delle elezioni comunali 2027 inizia in salita. Infatti, se il centrodestra è alle prese con la pesante eredità che lascerà il sindaco Pierluigi Biondi, confermato per due mandati, e difficile da “sostituire”, il centrosinistra ricomincia dalle ataviche divisioni. È bastata la conferenza stampa del Passo Possibile, per il bilancio dell’attività in Consiglio comunale, ad aprire le danze: “Si ribadisce – ha sottolineato il gruppo di Americo Di Benedetto – l’attuale non appartenenza a nessuna coalizione o patto federativo che, sebbene quest’ultimo in area liberale neo costituito, si ritiene già superato (vedasi esperienza elezioni provinciali). Pertanto, applicando una sorta di canone inverso, si dovrà partire dalla figura del candidato Sindaco autorevole e capace di superare il profilo di coalizione e di declinare la proposta in un patto di buon governo funzionale e inclusivo”.
Due i punti che hanno aperto la discussione politica: una coalizione che si ritiene superata e un candidato sindaco esterno alla stessa.
Naturalmente in casa PD l’uscita non è stata presa benissimo: “La narrazione di un centrosinistra finito – scrive Paolo Romano – fa comodo solo a chi governa: nasconde che esiste già un’alternativa costruita ogni giorno di questi quattro anni in consiglio comunale con la visione, le proposte, il dialogo e la concertazione fra tutti i gruppi presenti. Una narrazione che stride anche con quei soggetti che, comparsi da poco sulla scena politica, hanno chiaramente deciso che quello è il campo di appartenenza e in quel campo vogliono saldamente collocare il loro movimento. Il centrosinistra non è un esercizio linguistico ma un baluardo di principi e valori in una stagione politica nella quale la destra mondiale, affascinata da Trump, attenta alla libertà dei popoli mentre da noi strangola l’ascolto, la partecipazione e la programmazione con una macchina politica fondata sugli interessi cinici, funzionale a una piccola cerchia.
Il centrosinistra non è un vezzo locale da plasmare a seconda delle convenienze creando guazzabugli dal fiato corto, ma un progetto dal respiro più ampio. A L’Aquila il centrosinistra ha dissotterrato dall’oblio temi fondamentali come i servizi, carenti se non addirittura latitanti, il lavoro, argomento che terrorizza gli abitanti di Palazzo Margherita quasi quanto la drammatica situazione della Sanità, il commercio, l’attività di impresa e il consumo di suolo che devono essere immuni per chi governa dal concerto degli affari; ha svelato anche che il tema – fondamentale – della sicurezza dei cittadini è stato il più grande fallimento delle politiche securitarie di centrodestra e che le politiche sociali non sono nelle corde di questa destra, anche quando fa la nostalgica. Perché senza giustizia sociale, decoro, coesione e imparzialità non c’è futuro per chi resta e meno per chi vuole tornare, non c’è sviluppo, ma solo propaganda. Dichiarare oggi di essere fuori dal perimetro del centrosinistra non serve a moltiplicare le opzioni del voto, né a giocarsi la prima mano al futuro tavolo, ma a gettare alle ortiche tanto il lavoro di anni quanto la fiducia di chi guarda a noi con speranza“.
Sul secondo punto, poi: “Il 2027 è una sfida contendibile se misura la cifra del nostro coraggio. A partire dalle regole che bisogna ancora darsi e alle quali nessuno potrà derogare. La più semplice sarebbe quella di appaltare al partito più grande l’onere di esprimere un candidato, ma questa scorciatoia sarebbe anche una sconfitta. Oppure, possiamo cercare insieme, dando finalmente corpo alla voce “federatore” a cui pure quel grande partito aspira, di restituire ai nostri elettori il diritto di scegliere chi deve guidare l’alternativa tramite lo strumento delle primarie; credo che sarebbe fantasioso cercare figure terze e togliere la possibilità di cimentarsi a chi per anni, con gli strumenti che offre l’assise benché dall’opposizione, ha investito energie fisiche e mentali per offrire presenza e soluzioni quando le porte di palazzo Margherita erano sbarrate dall’arroganza. A chi ha rappresentato coloro che non avevano voce o coloro che quella voce hanno dovuto abbassarla per paura. Le primarie non sono uno spauracchio: sono una risorsa. Non bisogna temerle, anzi”.




