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Referendum sulla giustizia, istruzioni per l’uso

Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum sulla riforma della giustizia. Tutto quello che c’è da sapere.

Tutto quello che c’è da sapere sul referendum sulla giustizia.

Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Al centro della consultazione figura la cosiddetta separazione delle carriere dei magistrati, l’istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura e di una Alta Corte disciplinare. Temi che, pur potendo apparire tecnici a un primo sguardo, incidono in modo diretto sul funzionamento del sistema giudiziario e sugli equilibri della magistratura.

Che cos’è un referendum costituzionale?
Il referendum costituzionale confermativo è lo strumento con cui i cittadini possono decidere se approvare o respingere una riforma della Costituzione già approvata dal Parlamento. Si ricorre al voto popolare quando la riforma non ha ottenuto una maggioranza qualificata (due terzi dei componenti) in entrambe le Camere, lasciando così la parola finale agli elettori.
A differenza dei referendum abrogativi, non è previsto alcun quorum: il risultato è valido qualunque sia il numero dei votanti e conta solo la maggioranza dei voti espressi. Se dovessero prevalere i Sì, la riforma della giustizia verrà confermata e promulgata dal Presidente della Repubblica. In caso di vittoria dei No, invece, la riforma non entrerà in vigore.

Cosa si vota al referendum?
La legge costituzionale oggetto del referendum è stata pubblicata il 30 ottobre 2025 in Gazzetta Ufficiale. Il quesito sottoposto agli elettori è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione?».

I punti centrali della riforma sono:
·  In primo luogo, la distinzione tra magistratura giudicante e magistratura requirente, con la separazione delle carriere tra giudici (funzione giudicante) e pubblici ministeri (funzione requirente).
· La riforma prevede poi l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, ciascuno competente per la gestione delle rispettive carriere.
· Ulteriore elemento riguarda le modalità di composizione dei due Csm, con l’introduzione del sorteggio al posto dell’attuale sistema elettivo, sia per i membri togati sia per i membri laici. Per i togati è prevista un’estrazione secca, mentre i laici verrebbero estratti da un elenco predisposto dal Parlamento.
· Infine, viene istituita una Alta Corte disciplinare, un organo autonomo e terzo, composto da 15 giudici tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati, chiamato a occuparsi dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, sottraendo questa funzione al Csm.
Inoltre, la riforma chiarisce la distinzione tra magistrati giudicanti e requirenti, rinviando a leggi di attuazione la disciplina delle due carriere.

Referendum giustizia, Nasuti a Roma