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L’Aquila 1927 il docufilm, un’emozionante storia che va oltre il campo

Dal 1927 a oggi: L’Aquila 1927 risorge grazie ai tifosi, una storia di passioni, ferite e amori nel docufilm “Domani è arrivato”.

L’Aquila 1927 è la storia di una squadra risalita grazie ai tifosi , che oggi sogna il ritorno tra i professionisti. Il futuro passa dalla trasformazione dello stadio Gran Sasso: a breve lo sblocco del lotto sud, con un supermercato, un teatro all’aperto e una nuova curva coperta.

Dalla storia di L’Aquila 1927 nasce un racconto filmato: il docufilm “Domani è arrivato. Una produzione di Cronache di Spogliatoio, scritto, diretto e interpretato da Cosimo Bartoloni. Un lavoro che mette al centro le persone, prima ancora dei risultati sul campo. Le riprese e le interviste sono state realizzate nell’ottobre 2025, e in quelle immagini ci sono tutte le scelte dei Red Blue Eagles 1978, il gruppo di tifosi che ha dato vita alla rinascita del club. Loro, però, hanno deciso di non comparire. È una decisione coerente con il loro modo di stare nella storia, riassunto in un motto semplice e rigoroso: “Essere, non apparire”.

Per capire davvero cosa rappresenta oggi L’Aquila 1927, però, bisogna tornare indietro. Molto indietro. Bisogna risalire alla lunga storia di una squadra fondata ufficialmente nel 1927, che per prima portò l’Abruzzo in Serie B e che da allora ha conosciuto entusiasmi, cadute e sofferenze.

Tra le prime ferite raccontate c’è quella del 3 ottobre 1936. In una trasferta a Contigliano, nel Reatino, un incidente coinvolse il mezzo su cui viaggiava la squadra . Morirono alcuni membri del club, tra cui l’allenatore Attilio Buratti. Non fu solo una tragedia sportiva: fu uno shock umano e collettivo, che spezzò un gruppo e interruppe bruscamente un sogno. L’Aquila, che stava inseguendo la conferma ai vertici del calcio nazionale, da lì scivolò indietro, portandosi dietro un lutto che avrebbe segnato per sempre la sua storia.

E poi c’è un’altra data che segna una frattura profonda, non solo nella squadra, ma nella vita di un’intera città: il 6 aprile 2009. Nella gelida notte alle 3:32 di notte una scossa di magnitudo 6.3 devasta L’Aquila e il territorio circostante. Più di 300 vittime, circa 80.000 sfollati.

Poche ore prima del sisma, il 5 aprile 2009, L’Aquila Calcio aveva giocato l’ultima partita della stagione allo stadio Tommaso Fattori, perdendo il derby contro il Castel di Sangro. Era prima in classifica nel campionato regionale, a pari punti con il Miglianico. Ma non scenderà più in campo. Le gare successive verranno perse a tavolino, eppure, per eventi straordinari legati al terremoto, la squadra otterrà comunque l’iscrizione alla Serie D. Seguiranno anni sospesi, surreali: partite in casa in uno stadio circondato dalla zona rossa, spalti vuoti, mentre le trasferte diventano, paradossalmente, i momenti di maggiore partecipazione.

In quel contesto assume un valore simbolico e importante lo stadio Gran Sasso d’Italia – Italo Acconcia. Dopo il terremoto non è solo un impianto sportivo: diventa una tendopoli, un luogo di accoglienza e di emergenza, uno spazio di sopravvivenza prima ancora che di sport. E oggi, quel luogo è al centro di un progetto di riqualificazione che guarda avanti: un investimento da 10 milioni di euro, con altri quasi 9 milioni destinati al lotto sud, che prevede una nuova curva coperta, spazi commerciali e un teatro all’aperto. Un’idea di stadio aperto, vissuto, intrecciato alla città e al percorso di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.

La storia di L’Aquila 1927, come viene sottolineato spesso nel docufilm, è una narrazione fatta di cicatrici. Come quelle lasciate dai tre fallimenti societari che hanno segnato gli ultimi decenni, nel 1994, nel 2004 e infine nel 2018. Ed è proprio da quest’ultimo crollo che nasce la svolta più radicale.

È qui che i Red Blue Eagles 1978 scelgono di prendersi una responsabilità enorme. Il 24 luglio 2019 rilevano il club, saldano circa 60.000 euro di debiti e accettano di ripartire dalla Prima Categoria. Nessun magnate, nessun salvatore esterno. Solo tifosi, studenti, lavoratori, commercianti, operai: persone comuni che si rimboccano le maniche e decidono di non lasciare morire un sogno.

Da quel momento, L’Aquila 1927 diventa davvero la squadra della gente. Nasce un progetto di azionariato popolare, unico in Italia, che colpisce al punto da spingere gli autori a raccontarlo in un docufilm: cresce anno dopo anno, coinvolgendo oltre 400 soci in tutta Italia e costruendo una rete fatta di tifosi, commercianti e imprenditori locali. Oggi il 51% delle quote appartiene all’APS Aquila Rosso Blu; il restante 49%, dal 30 dicembre 2024, è detenuto dalla Baiocco Holding S.p.A., con Stefano Baiocco presidente. La squadra milita in Serie D e guarda con ambizione alla Serie C, con l’idea di portare nel professionismo un modello alternativo e partecipato.

Ma la forza di questo club non si vede solo sul campo. Si vede anche nelle iniziative solidali, come il Doblò donato all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e il DigniCap per il reparto di Oncologia dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila. E soprattutto nel sostegno a due piccole bambine, Giorgia e Ginevra, affette dalla tremenda Malattia di Sanfilippo. La loro madre, Elisa Di Cesare, racconta in un momento toccante del film quanto sia stato importante sentire accanto una realtà come L’Aquila 1927, capace di trasformare il tifo in una presenza concreta.

E in questo modo, tra ferite e rinascite, la storia di L’Aquila 1927 continua a essere un racconto di comunità: una squadra che non è solo una squadra, ma un modo di essere insieme, di resistere e di sperare. Domani è arrivato !

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