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La Sala Baiocco riapre le sue porte

Dopo 17 anni, uno dei luoghi simbolo dell’Aquila della Belle Époque riapre in anteprima. Tra affreschi liberty, memorie perdute e restauro, la Sala Baiocco torna finalmente visibile alla città.

17 anni. È il tempo che è servito perché queste porte tornassero ad aprirsi. Anni in cui la Sala Baiocco è rimasta chiusa, sospesa, come un ricordo custodito nella polvere e nel silenzio. Oggi, in anteprima esclusiva, il Capoluogo rientra finalmente in uno dei palazzi simbolo della città che fu, e che ora prova, di nuovo, a farsi vedere.

Varcare la soglia dell’antico Albergo Italia, lungo corso Vittorio Emanuele, significa attraversare un confine invisibile: quello tra l’Aquila di oggi e L’Aquila della Belle Époque, quando qui si incontravano nobili, artisti, intellettuali, quando le stanze erano vive e piene di musica, balli, eventi, luci. Rientrare qui oggi, nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura, significa fare i conti con ciò che è stato, con ciò che è andato perduto, e con ciò che, nonostante tutto, può ancora tornare a splendere. Un patrimonio in stile Liberty dell’Aquila, ma anche della zona peligna, perché la proprietà è dei Pietrantonj di Vittorito, dell’antica casa vinicola.

Il sisma del 6 aprile 2009, aveva lasciato queste sale in attesa, ma con tanta voglia di tornare a nuova vita. Oggi, grazie a un lungo e paziente lavoro di restauro, la Sala Baiocco torna finalmente visibile. In collaborazione con l’Associazione L’Aquila Young, e nell’ambito della rassegna Palazzi Aperti , questo spazio simbolo riapre domenica 25 gennaio, con visite aperte alle ore 10:00 e alle ore 15:00.

Il video in esclusiva del Capoluogo

Le pareti della Sala Baiocco, se potessero parlare, racconterebbero una città elegante, mondana, curiosa del futuro. Racconterebbero l’inaugurazione delle dorature alla presenza di re Umberto I e della regina Margherita di Savoia, colpita dai merletti del tombolo aquilano esposti nella sala centrale. Racconterebbero la mano di Teofilo Patini, che decorò soffitti e ovali con putti, figure simboliche, visioni leggere sospese in alto. Nei locali del palazzo trionfano, tra le altre, diverse correnti artistiche dello stile Liberty e del Simbolismo, portate in città dalla Scuola di Arti e Mestieri diretta proprio da Patini, che qui portava i suoi allievi a fare esperienza, come Carlo Patrignani e Amedeo Tedeschi. 

La Sala Baiocco riapre le sue porte

Queste stanze potrebbero raccontare anche le impressioni di Gabriele D’Annunzio, un abruzzese che amava il bello, che qui soggiornò, o almeno così si dice, affascinato dalla cappella interna, dalla stanza dalla volta a sesto acuto, dalle colonnette gotiche e da quelle finestre che guardano ancora i tetti del centro storico. Negli anni ’60 fu avvistato diverse volte anche Faruq I, il decimo sovrano della dinastia di Mehmet Ali e secondo e penultimo re dell’Egitto, uno dei protagonisti della vita mondana romana nel periodo chiamato della “dolce vita”, dove trascorse gli anni dell’esilio. Pare che il sovrano destituito amasse molto L’Aquila, dove veniva spesso e si intratteneva nei saloni per giocare a poker con alcuni amici.

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