Logo
Santuario di Roio, c’è la data ufficiale per la riapertura

Pochi giorni per la riapertura del Santuario di Roio.

L’AQUILA – Il Santuario di Roio riapre ufficialmente sabato 7 febbraio.

Riaprirà al pubblico sabato 7 febbraio alle ore 11 il Santuario di Roio dedicato a Santa Maria della Croce. La riapertura del Santuario, chiuso dal 2009, restituisce alla comunità non solo un edificio, ma un presidio spirituale, sociale e identitario, simbolo di una ricostruzione che trova compimento anche nel recupero dei luoghi della memoria e della fede. Dopo la riconsegna del cantiere lo scorso mese dicembre, il 13 gennaio c’è stato il sopralluogo alla presenza dell’arcivescovo, monsignor Antonio D’Angelo, del direttore dell’ufficio diocesano beni culturali ed edilizia di culto don Arthur Sidor, dei funzionari della Soprintendenza architetto Giovanna Ceniccola e architetto Augusto Ciciotti e del rappresentante della ditta che ha eseguito i lavori.

Storia e tradizione

La chiesa di Santa Maria della Croce di Roio, nella frazione di Roio Poggio dell’Aquila, sorge sul sito dell’antica pieve di San Leonardo ed è considerata il santuario mariano per eccellenza del popolo aquilano. Le sue origini sono profondamente legate alla transumanza e a una tradizione devozionale risalente al 1578. Secondo la tradizione, nel dicembre di quell’anno il pastore Felice Calcagno, originario di Lucoli, smarrì il gregge durante lo svernamento in Puglia, in un bosco chiamato Ruo, nel territorio dell’attuale provincia di Foggia. Dopo aver invocato la Vergine Maria, gli apparve la Madonna con il Bambino, che gli indicò il luogo dove ritrovare le pecore. Sul posto fu rinvenuta una statua lignea in cedro, a grandezza naturale, raffigurante la Madonna. Riportata in Abruzzo dai pastori, la statua non volle essere trasferita a Lucoli: giunta a Roio, nei pressi della chiesetta di San Leonardo, il mulo che la trasportava si inginocchiò e l’immagine tornò miracolosamente sul luogo, segnando la volontà di restare lì. Accolta dagli abitanti di Roio, la statua rimase nella chiesetta fino al 1625, quando l’edificio, divenuto meta di intensi pellegrinaggi, fu ampliato e trasformato nel Santuario di Santa Maria della Croce. Dell’impianto originario resta la zona dell’altare con la volta affrescata, che conserva una Madonna della Speranza di epoca cinquecentesca.

La chiesa presenta un impianto a croce greca, oggi parzialmente occultato all’esterno dagli edifici adiacenti, mentre la facciata del 1673 è caratterizzata da un avancorpo con elementi architettonici in pietra. Le vicende costruttive si protrassero per oltre un secolo, subendo una brusca interruzione con il terremoto del 1703. L’interno è riccamente decorato con marmi policromi, stucchi dorati e pitture parietali, culminando nell’altare absidale che custodisce la statua della Madonna della Croce.
Gravi danni sono stati causati dal sisma del 6 aprile 2009, che ha provocato dissesti strutturali, ribaltamenti della facciata e del timpano, cedimenti e crolli di volte, distacchi di intonaci e superfici pittoriche. Le principali vulnerabilità sono state individuate nella scarsa qualità delle murature e nella carenza di collegamenti strutturali, sebbene la presenza di incatenamenti diffusi abbia limitato danni ancora più gravi.

Il Santuario è gemellato con quello di Nostra Signora della Guardia di Genova e nel luglio 2011 la Regione Liguria ha adottato il monumento, finanziando il restauro con 1,5 milioni di euro. L’intervento, articolato in più lotti, ha previsto inizialmente il consolidamento strutturale e la messa in sicurezza degli apparati architettonici e decorativi; una seconda fase riguarda il completamento del restauro decorativo, l’organo e l’adeguamento liturgico.

Il restauro ha affrontato anche le alterazioni cromatiche dovute a ridipinture moderne, che coprivano stucchi e intonaci storici. Grazie all’intervento promosso dalla Soprintendenza ABAP dell’Aquila e finanziato dalla Regione Liguria, con la direzione scientifica di Biancamaria Colassacco e l’esecuzione della restauratrice Cinzia Giorgi, sono state recuperate le cromie originali, le dorature a foglia d’oro e ristabilita l’unità estetica delle superfici, restituendo al Santuario il suo valore storico, artistico e identitario per la comunità aquilana.