Capitali della Cultura, da Pordenone ad Agrigento i sindaci scommettono su L’Aquila 2026
I sindaci delle Capitali della cultura tifano L’Aquila 2026, progetto condiviso di rinascita, identità e visione futura.
Dai sindaci delle Capitali della Cultura un coro di fiducia per L’Aquila 2026: cultura come leva di rinascita, visibilità nazionale e coesione tra territori.
Entra nel vivo L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, un riconoscimento che va ben oltre il perimetro cittadino e che coinvolge l’intero Appennino centrale in un progetto condiviso di rinascita, identità e visione futura. Un percorso che nasce dalla memoria, attraversa le ferite del sisma e guarda avanti, puntando sulla cultura come leva strategica di sviluppo e coesione. In questa prospettiva si inserisce la collaborazione con Rieti e il suo territorio. Il sindaco Daniele Sinibaldi parla di una “grande avventura” che non si limita a un cartellone di eventi, ma rappresenta “un’occasione strategica di rigenerazione territoriale e visibilità nazionale attraverso il motore della storia e delle tradizioni dell’Appennino centrale”. Un’alleanza che rafforza l’idea di una Capitale diffusa, capace di unire territori diversi sotto un’unica narrazione.
Lo sguardo su L’Aquila 2026 è carico di fiducia anche da parte delle città che hanno già vissuto l’esperienza di Capitale italiana della Cultura. Michele Guerra, sindaco di Parma Capitale 2021, ricorda come, nonostante la pandemia, quell’anno sia stato “un periodo di crescita forte”, capace di lasciare un’eredità duratura: aumento delle presenze turistiche, rafforzamento del tessuto culturale e soprattutto la capacità di “fare squadra” tra istituzioni e settori diversi. “Sono certo – afferma – che L’Aquila farà lo stesso cammino e saprà trarre il massimo da questa occasione“.
Dalla Capitale della Cultura 2025 arriva il passaggio di testimone. Francesco Micciché, sindaco di Agrigento, racconta un anno “forse oltre le aspettative”, soprattutto sul piano della produzione culturale: 1.110 eventi, tra cui 66 mostre e oltre 50 presentazioni di libri. “Il sindaco Biondi è stato da noi per il passaggio di testimone – dice – e sono molto fiducioso, L’Aquila è in grado di affrontare questa fatica, anche perché di cultura ce n’è tanta”.
C’è poi chi guarda al 2026 per imparare e prepararsi al futuro, come Pordenone, Capitale italiana della Cultura 2027. Il sindaco Alessandro Basso non nasconde l’emozione: “Siamo qui a imparare dall’Aquila come si fa Capitale della Cultura, e quale occasione migliore dell’inaugurazione. Siamo sicuri che sarà un grandissimo successo”. Un’esperienza che, secondo Basso, rappresenterà “un grande trampolino di lancio anche per Pordenone”, tanto da lanciare già l’invito ufficiale al sindaco Biondi per il prossimo anno.
Infine, l’augurio di chi ha vissuto un’esperienza capace di cambiare il destino di una comunità. Raimondo Ambrosino, sindaco di Procida Capitale della Cultura 2022, ricorda un percorso “estremamente positivo”, che ha portato visibilità e flussi turistici mai visti prima: “Siamo arrivati fino a 600mila sbarchi in un anno, contro i 200mila ordinari”. Un impatto ancora più forte per un piccolo centro, che ha innescato nuove energie e una rinnovata vitalità imprenditoriale. “È bello – conclude – connotare una città, o un’isola come nel nostro caso, alla cultura e all’effervescenza dei cittadini, delle associazioni e degli imprenditori attorno a questo valore fondamentale”.
Con l’inaugurazione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, L’Aquila è entrata ufficialmente nel suo anno simbolo. Un anno che non sarà solo celebrazione, ma costruzione di futuro, con la cultura come collante tra memoria, identità e sviluppo. Un territorio, davvero, dalle mille capitali.








