Leonardo De Amicis per L’Aquila 2026: Inizio fondativo per una nuova narrazione
L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, le parole del maestro Leonardo De Amicis: “Percorso per un nuova narrazione della cultura e anche della città”.
L’intervista al Maestro Leonardo De Amicis, direttore artistico della cerimonia inaugurale di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Un’apertura cerimoniale, ma soprattutto un’apertura fondativa. È questa la chiave di lettura con cui il maestro Leonardo De Amicis, direttore artistico della cerimonia inaugurale di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, racconta il senso profondo della giornata che ha ufficialmente aperto l’anno dedicato alla cultura.
“Non la fine, ma proprio l’inizio, il primo tassello di un percorso virtuoso che non si apre e si chiude con il 2026”, sottolinea il maestro De Amicis, chiarendo sin da subito che la cerimonia inaugurale è stata pensata come un momento fondativo, capace di indicare una direzione e una visione che vanno ben oltre il calendario degli eventi.
Un’impostazione che ha guidato l’intero lavoro artistico: “Un’apertura cerimoniale, sì, ma soprattutto un’apertura fondativa, dove abbiamo tracciato un percorso e ci impegniamo alla diffusione di una nuova narrazione della cultura e anche della città “. Una narrazione che nasce dall’identità aquilana, dalla sua storia recente e dalla capacità di trasformare la ferita del sisma in un messaggio universale.
Al centro della visione del maestro De Amicis c’è il ruolo della cultura come motore di rigenerazione: “La cultura come motore, come volano – come ha detto il nostro Presidente – e anche come strumento per contrastare quello che accade nel mondo e che purtroppo sentiamo tutti i giorni”. Un riferimento diretto alle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che hanno segnato profondamente il senso della cerimonia. “Parole straordinarie quelle del nostro Presidente”, afferma De Amicis, soffermandosi sul valore etico della cultura: “La cultura è accanto al bene sempre, ci porta a riflettere pensieri positivi. È un unguento, ricostruisce”. Una definizione potente, che assume un significato ancora più forte in una città come L’Aquila.
“Noi all’Aquila lo sappiamo bene – aggiunge – perché la cultura ci sta aiutando a ricostruire il tessuto sociale”. In questa prospettiva, la cultura non è solo produzione artistica o spettacolo, ma strumento di coesione, cura e rinascita collettiva, capace di generare comunità e futuro.
La direzione artistica della cerimonia inaugurale si inserisce così in un disegno più ampio, che affida alla cultura un compito chiaro e responsabile: “La cultura sicuramente non può essere accanto a una guerra”. Un messaggio netto, che ribadisce come l’esperienza aquilana possa parlare al Paese e al mondo.
Con L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, e con l’impronta artistica di Leonardo De Amicis, la città si propone non solo come luogo di eventi, ma come laboratorio permanente di valori, dove la cultura diventa linguaggio di pace, ricostruzione e speranza.







