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L’Aquila Capitale italiana della Cultura, anche l’eleganza diventa racconto

Dall’inaugurazione ufficiale di L’Aquila Capitale italiana della Cultura ai look dei protagonisti: lo stilista abruzzese Filippo Flocco legge la cerimonia simbolo di un nuovo inizio tra sobrietà, stile e identità italiana

“Non una celebrazione che si chiude, ma una storia che comincia”.  L’inaugurazione ufficiale di L’Aquila Capitale italiana della Cultura non è stata soltanto un evento istituzionale , ma un manifesto di visione, rinascita e identità. Un momento carico di significati che ha acceso il primo faro su un percorso destinato a durare ben oltre il 2026, come ha sottolineato il direttore artistico Leonardo De Amicis.

Nella cornice solenne dell’Auditorium della Guardia di Finanza, L’Aquila Capitale italiana della Cultura ha dato avvio a un cammino culturale che guarda avanti. E anche l’eleganza, quella autentica, ha avuto qualcosa da dire. A raccontarci i look dei protagonisti è Filippo Flocco, stilista teramano, ambasciatore del Made in Italy nel mondo, per cui sobrietà ed eleganza non sono mai tendenze, ma uno stile di vita. Intercettarlo non è semplice: Firenze, Milano, Parigi, tra showroom, voli e prove di Haute Couture, dove, come ha scritto La Gazzetta del CBEI, rivista della Camera Binazionale Ecuador-Italia – è considerato “l’eminenza grigia di tante fortunate collezioni”.

Dopo una lunga maratona di messaggi WhatsApp, lo raggiungiamo durante una pausa parigina, davanti a una fumante soupe à l’oignon. E da lì comincia il suo racconto. Dallo sguardo di Filippo Flocco emerge una certezza: lo stile non è mai solo estetica, ma racconto, identità, appartenenza. E in una cerimonia che ha segnato l’inizio di L’Aquila Capitale italiana della Cultura , anche gli abiti hanno contribuito a dire che questa città non celebra il passato, ma costruisce il futuro.

Pierluigi Biondi: l’eleganza della misura istituzionale

Il primo a finire sotto la lente di Filippo Flocco è  il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. Per l’inaugurazione ha optato per un completo blu dal taglio slim, 2essenziale e ben calibrato, abbinato a una camicia chiara e a una scarpa nera classica, senza concessioni superflue. Una scelta che punta tutto sulla pulizia delle linee e sulla correttezza formale”, spiega lo stilista.

È un look che funziona perché non cerca protagonismi – osserva ancora Flocco –. Il blu è il colore istituzionale per eccellenza, ma qui è interpretato con un taglio moderno, asciutto, che accompagna la figura senza rigidità. La scarpa nera completa il quadro con sobrietà e rispetto del contesto. È un’eleganza silenziosa, consapevole del ruolo, che comunica serietà e affidabilità. Quando un abito non distrae, ma sostiene chi lo indossa, allora è quello giusto“. 

pierluigi biondi

Leonardo De Amicis: quando l’arte chiede eccellenza

Anche il maestro e direttore artistico della cerimonia Leonardo De Amicis, rientra a pieno titolo tra le scelte stilistiche più riuscite della serata, che per la serata ha scelto Thomas Pina. “Quando l’arte richiede eccellenza – chiarisce Flocco – anche l’abbigliamento deve rifletterla. Questo brand riesce nell’impresa di unire la precisione della grande tradizione sartoriale italiana a una visione contemporanea del design. È una scelta coerente con il ruolo e con il progetto culturale che il maestro rappresenta perfettamente“. 

 leonardo de amicis

Sergio Mattarella: la forza della sobrietà

Il Presidente della Repubblica conferma una cifra stilistica che è ormai linguaggio istituzionale. “Per quanto mi è dato sapere – spiega Flocco – il Presidente Mattarella si affida principalmente alla storica sartoria Ferina di Palermo, con Salvatore Ferina che cura i suoi abiti da oltre 20 anni, il ‘sarto della Palermo perbene’. Ha vestito anche le famiglie Falcone e Morvillo“.  Non esiste uno stilista ufficiale unico, ma altri nomi come la sartoria Gallo sono legati all’eleganza dei Presidenti della Repubblica. “Le scelte restano sempre sobrie: completi classici, ben tagliati, in blu, grigio o nero, camicie chiare, cravatte dal nodo perfetto, talvolta una spilla che richiama le onorificenze. Uno stile che comunica autorevolezza, rispetto del ruolo e continuità”.

L’Aquila Capitale della Cultura, anche l’eleganza diventa racconto

Enrico Melozzi: tradizione con anima rock

enrico melozzi

Sotto la lente di Flocco anche l’anima rock del maestro Enrico Melozzi, conterraneo e amico dello stilista. “Lubiam lo veste da anni, anche nelle serate sanremesi. L’abito mantiene una formalità di base, ma è contaminato da un colore meno classico. La camicia con fiocco alla Byron in seta aggiunge carattere“.  Il risultato è un’eleganza rilassata: “Tradizione custodita, ma con un’anima rock. Proprio come lui“.

Francesca Fagnani: il rigore che diventa stile

Total white per Francesca Fagnani, una scelta luminosa e tutt’altro che scontata. “Francesca si affida alla stylist Claudia Scutti, con cui costruisce look essenziali e coerenti, sia nelle apparizioni pubbliche sia nel programma Belve. Giorgio Armani è spesso il riferimento: linee pulite, forza silenziosa, zero orpelli”.  Uno stile quindi riconoscibile, “Mai eccessivamente femminile, sempre credibile. Dal nero rigoroso al total white, con una coerenza che è ormai cifra personale“.

Paride Vitale: il disciplinare dell’eleganza

Paride Vitale è sempre elegantissimo“, dice Flocco senza esitazioni. Per l’occasione ha indossato un completo sartoriale tre pezzi in Tasmania color lavagna, realizzato dall’aquilano Raffaele Panarelli, “Lello” il suo punto di riferimento in Italia. “La cravatta a microfantasia non coordinata alla pochette è una regola aurea dell’eleganza vera. Chi abbina tutto rischia di sembrare costruito. Qui invece c’è cultura del vestire, misura, consapevolezza“.

L’Aquila Capitale della Cultura, anche l’eleganza diventa racconto
biondi, vitale

I minuti che Filippo Flocco può dedicarci sono ormai terminati. Sullo schermo lo vediamo allontanarsi, attorniato da ragazze bellissime e assistenti vocianti, Parigi che riprende il suo ritmo frenetico. Ci saluta con un crostino di pane ancora in bocca, sorride e, prima di chiudere la chiamata, dice semplicemente, “Non vedo l’ora di tornare a casa“.  Ed è forse proprio qui la chiave di tutto. Nel desiderio di ritorno, nella misura, nella sobrietà. In quell’eleganza silenziosa che Filippo ama portare nel mondo e che, per una sera, ha raccontato anche L’Aquila in tutto il suo splendore.

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